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1nov/15Off

Quel bosco urbano e’ un cimitero rivoluzionario

Articolo di Marco Angeillo (repubblica online 30.10.15) “Il cimitero del terzo Millennio sarà un parco. Dove gli alberi prenderanno il posto delle tombe. Un bosco sacro contemporaneo dove le ceneri di chi non c’è più vengono sepolte in urne biodegradabili che diventano nutrimento per pioppi e cipressi. È il progetto tutto italiano Arborvitae che si propone di realizzare “un luogo della memoria e della socialità, dove potranno convivere culti religiosi e spiritualità laiche”

“”Un luogo per i morti progettato per i vivi: è l’uovo di Colombo di Arborvitae, il Master Plan per il cimitero del terzo Millennio. Un gesto progettuale semplice ma radicale, concepito da un team italiano tutto femminile composto dalle paesaggiste romane di A3 paesaggio, Consuelo Fabriani, Livia Ducoli e Cloe Berni, professioniste impegnate nella divulgazione della biodiversità e della sostenibilità ambientale applicate all’ambito progettuale, e dalla botanica Maria Cristina Leonardi. Alberi al posto delle tombe in grandi parchi urbani per regalare aria pulita alle metropoli, le ceneri dei defunti sepolte in urne biodegradabili (100% fibra di legno) che diventano nutrimento per pioppi, cipressi, querce, agrumi. C’è spazio anche per gli animali domestici, anch’essi cremati e deposti accanto ai loro padroni.
Utopia? Non esattamente. Il bosco sacro contemporaneo sta ottenendo ampi consensi e l’interesse è crescente. A Roma, a Milano, in Cile e negli Stati Uniti. Si è avviata una collaborazione con la fondazione Memories, che sta realizzando alla Bovisa di Milano “Il giardino del ricordo”, un progetto che coniuga verde urbano, arte e architettura funeraria, e sembra che i tempi siano maturi anche per l’idea romana: un’area di 30 ettari è stata individuata a Chiaravalle, il paese marchigiano della celeberrima abbazia cistercense che diede i natali a Maria Montessori.
O, forse, la prima concretizzazione del progetto sarà in Cile. “Dobbiamo lavorare con i privati, perché le Istituzioni in Italia sono ferme alla concezione del cimitero napoleonico”, confessa Fabriani, “non si rendono conto che il culto dei morti non esiste più in quei luoghi deserti e abbandonati, dove non c’è nemmeno una panchina per sedersi e dove è necessario inumare i cadaveri dopo 10 o 20 anni perché non c’è più spazio, perpetuando così il dolore dei familiari”. Il sogno di Consuelo, Livia, Cloe e Maria Cristina è quello di realizzare il primo bosco-cimitero nel Paese sudamericano, dove la relazione con il paesaggio è fortissima e dove il governo pianta un albero per ogni nuovo nato. Magari a Isla Negra, sulla costa del Pacifico, dove aleggia ancora lo spirito di Pablo Neruda, il grande poeta che qui visse lungamente e che qui è sepolto assieme alla moglie.

Tutti i particolari. Ma come sarà Arborvitae? “Un luogo della memoria e della socialità, dove potranno convivere culti religiosi e spiritualità laiche, nel rispetto e nella comunione del ricordo di chi non è più tra noi”, sintetizza Consuelo Fabriani. Un progetto che abbraccia il sentire del mondo che ormai chiede, a voce unanime, di far pace con la natura e di tornare, anche dove l’antropizzazione è più spinta, a un rapporto stretto con il paesaggio e la vegetazione. La sacralità di questi esseri viventi, i più longevi tra le specie, è riconosciuta da ogni popolo e in ogni cultura: alcuni pini del Nevada e in California superano i 5mila anni di vita, un cipresso in Iran e il tasso di Llangernyw nel Galles ne hanno già compiuti 4mila, ulivi e olivastri millenari vivono anche in Italia (nel Salento e in Gallura), per non parlare delle alerce nella Patagonia argentina. E il viaggio potrebbe continuare in Giappone, Australia, Russia. Se gli alberi riescono a vivere più di Matusalemme allora l’idea di associarli alle ceneri dei defunti non è così balzana.

Parafrasando un celebre slogan commerciale potremmo affermare che “un albero è per sempre”. Il parco funerario è dunque il luogo dove la morte incontra la vita (e viceversa) ricongiungendo l’alfa e l’omega dell’esistenza umana, ormai inesorabilmente scisse, almeno nell’Occidente europeo. Una delle possibilità che offre Arborvitae è quella di avvicinare bambini e ragazzi al ricordo degli avi e, contemporaneamente, alla scoperta dell’identità degli alto fusti: un disco d’acciaio cor-ten con incisi il nome della persona da ricordare e il nome botanico dell’albero sarà posto alla base del tronco.
I plus del progetto. Il progetto ha in sé caratteristiche che abbracciano gli aspetti ambientali: migliora la qualità dell’aria e favorisce la gestione delle acque meteoriche; ecologici, garantendo un naturale ritorno alla terra; riguarda l’urbanistica perché combatte il consumo del suolo; la vita sociale perché si propone di abbattere le differenze di etnia e di culto. Abbraccia tre percorsi: culturale, che comprende memoria e conoscenza; spirituale, in quanto affida al paesaggio il senso innato d’immortalità; etico, perché si propone di educare al rispetto della natura come bene comune.
Sentieri, disegnati dalle tre paesaggiste, scandiscono l’accesso all’area sacra attraverso luoghi di sosta e filtri vegetali che introducono al bosco: sono filari di vite o pergolati avvolti da rampicanti. Non mancano luoghi di sosta e specchi d’acqua per esaltare benessere e vivibilità. Grande attenzione alla vegetazione: si propone l’utilizzo di piante autoctone e xerofile e l’utilizzo di tecniche d’ingegneria naturalistica per il drenaggio e il filtraggio delle acque piovane. Un parco a basso consumo che utilizza sistemi ad alta efficienza energetica, come pannelli solari intelligenti per l’illuminazione notturna.
Forse Arborvitae ci aiuterebbe ad accettare meglio l’idea della morte, in un mondo che l’ha relegata sempre più ai margini, l’ha medicalizzata cercando di allontanarla nello spazio e nel tempo. Una frase di Consuelo ne sintetizza bene la filosofia: “Vogliamo realizzare un luogo bello, rassicurante, un luogo vivibile per i vivi che crei continuità tra la vita e la morte (che è parte della vita)”.”"

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