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3nov/15Off

Regalo di stato alla Chiesa

Articolo di Luca Kocci (manifesto 3.11.15) "Favori e abusi, la Corte dei conti boccia ancora il sistema dell’otto per mille. Da quando è entrato in vigore il clero ha incassato oltre 20 miliardi. Nel 2015 solo il 27% destinato a interventi caritativi. I giudici contabili fanno luce su una situazione opaca: tanti spot, errori e irregolarità nei Caf. Verso la Cei l’80% dei fondi pubblici"

""Seve­ris­simo atto d’accusa della Corte dei conti con­tro l’otto per mille. Il prin­ci­pale impu­tato è la Chiesa cat­to­lica, il sog­getto che per­ce­pi­sce oltre l’80% delle somme rac­colte. Ma il dito viene pun­tato anche con­tro lo stato, accu­sato di poca tra­spa­renza, assenza di con­trolli e sostan­ziale disin­te­resse, quasi che il mec­ca­ni­smo dell’otto per mille fosse una sorta di «foglia di fico» per nascon­dere il mec­ca­ni­smo di finan­zia­mento diretto alle con­fes­sioni religiose. Non è la prima volta che i magi­strati con­ta­bili cri­ti­cano il sistema dell’otto per mille — lo scorso anno ad essere giu­di­cato ini­quo era stato il mec­ca­ni­smo della ripar­ti­zione pro­por­zio­nale delle quote non espresse che favo­riva net­ta­mente la Chiesa cat­to­lica -, ma que­sta volta i rilevi sono piut­to­sto pesanti e molto circostanziati.
Il sistema, spiega la rela­zione della Corte dei conti, ha «con­tri­buito ad un raf­for­za­mento eco­no­mico senza pre­ce­denti della Chiesa ita­liana». Da quando è entrato in vigore, la Chiesa cat­to­lica ha incas­sato oltre 20 miliardi di euro, e dal 2002 l’importo si è sta­bi­liz­zato intorno ad 1 miliardo l’anno. Nel 2015, per esem­pio, le sono stati asse­gnati 995 milioni di euro. Buona parte di que­sti fondi (73%) è stata uti­liz­zata per «esi­genze di culto e pasto­rale» (403 milioni, il 40% del totale) e «sosten­ta­mento del clero» (327 milioni, il 33%); una per­cen­tuale minore per gli «inter­venti cari­ta­tivi» (265 milioni, il 27%).

Pro­prio sulla ripar­ti­zione dei fondi e sulla cam­pa­gne pub­bli­ci­ta­rie si sof­fer­mano i richiami della Corte. «Non esi­stono — scri­vono i magi­strati — veri­fi­che di natura ammi­ni­stra­tiva sull’utilizzo dei fondi ero­gati alle con­fes­sioni, nono­stante i dubbi sol­le­vati dalla parte gover­na­tiva della Com­mis­sione pari­te­tica Italia-Cei su alcune poste e sulla ancora non sod­di­sfa­cente quan­tità di risorse desti­nate agli inter­venti cari­ta­tivi», che invece risul­tano abbon­dan­te­mente pubblicizzati.

Ma, si legge nella rela­zione, pro­prio «il ricorso alla pub­bli­cità da parte delle con­fes­sioni reli­giose per otte­nere una quota sem­pre più rile­vante della con­tri­bu­zione pub­blica rischia di creare la neces­sità di con­vo­gliare ingenti risorse a fini pro­mo­zio­nali a disca­pito del loro uti­lizzo per le fina­lità pro­prie». Insomma le con­fes­sioni — non solo quella cat­to­lica — spen­dono troppo in pub­bli­cità, e in que­sto modo uti­liz­zano i fondi in maniera non corretta.

C’è poi il sospetto di veri e pro­pri bro­gli. Da un con­trollo su 4.968 schede, sono stati riscon­trati errori nel 7,02% dei casi per­ché «il con­tri­buente ha espresso una scelta che il Caf ha omesso di tra­smet­tere», «il Caf ha tra­smesso una scelta nono­stante il con­tri­buente non ne avesse effet­tuata alcuna» oppure «il con­tri­buente ha espresso una scelta ma il Caf ne ha tra­smessa una diversa». E va rile­vato, nota la Corte, che «nel 65% delle irre­go­la­rità in argo­mento le scelte erro­nea­mente tra­smesse sono a favore delle Chiesa cattolica».

Una per­cen­tuale di «errore» che sale addi­rit­tura all’84%, sem­pre a favore della Chiesa cat­to­lica, in un’altra casi­stica: la «man­cata con­ser­va­zione, da parte del Caf, delle schede recanti la scelta del con­tri­buente». Quindi il Caf segnala la scelta di desti­na­zione dell’otto per mille a favore della Chiesa cat­to­lica, ma non si tro­vano più i modelli fir­mati dal con­tri­buente in cui l’opzione sarebbe stata espressa.

Sotto accusa anche lo stato: scarsa tra­spa­renza, poi­ché non viene comu­ni­cato ai cit­ta­dini in maniera chiara come sono uti­liz­zati i fondi; uso impro­prio delle risorse, spesso non impie­gate per i fini pre­vi­sti dalla legge (beni cul­tu­rali, cala­mità, fame nel mondo, assi­stenza rifu­giati) ma per altri scopi, come per esem­pio la mis­sione mili­tare in Iraq; disin­te­resse ad incen­ti­vare la desti­na­zione dell’otto per mille allo stato; tra­sfe­ri­mento alla Chiesa cat­to­lica di fondi desti­nati allo stato, per esem­pio per il restauro di immo­bili ed edi­fici religiosi.""

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