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Accadde oggi: le reliquie di Gervasio e Protasio

19 giugno

386 – Le spoglie dei santi Gervasio e Protasio sono solennemente traslate con un grandissimo ed entusiastico concorso di popolo, nella basilica, detta attualmente di S. Ambrogio, che si era appena finito di costruire, per consacrarla con questa deposizione di reliquie.
I corpi dei due martiri, il cui ricordo era andato praticamente perduto nella Chiesa di Milano, erano stati scoperti due giorni prima dopo uno scavo ordinato dal vescovo Ambrogio sulla base di una rivelazione ottenuta in sogno. Nessuno aveva mai sentito nominare i santi Gervasio e Protasio prima del sogno di Ambrogio, né si sapeva di quale imperatore ed anno fossero vittime e a tutt’oggi si hanno solo interpretazioni fantasiose sul loro martirio. Però ben 6 basiliche e numerose chiese furono loro dedicate e oltre a Milano ben altre cinque città diverse rivendicarono l’originalità delle loro reliquie.
Ambrogio nutriva “l’ardente desiderio” di rinvenire le reliquie di qualche martire. In particolare i milanesi anelavano al possesso di reliquie da collocare nella basilica cosiddetta ambrosiana, in quanto fatta costruire e consacrata dal santo.
Pertanto, i santi Gervasio e Protasio, fino a quel momento del tutto sconosciuti, annunciarono in sogno ad Ambrogio che i loro corpi riposavano presso una chiesa e volevano essere portati alla luce. Forte del presagio, studiò a fondo la questione e presso la basilica di Felice e Narbore, attorniato dai suoi fedeli, quasi incapace di parlare per la commozione, disseppellì i loro corpi, praticamente intatti.
Il successo fu rilevante. Immediatamente seguirono i tanto attesi miracoli, di cui fu testimone anche Agostino: un cieco che aveva toccato il reliquiario recuperò la vista, gli indemoniati e i malati vennero guariti. In due sermoni da lui tenuti, Ambrogio esaltò Gervasio e Protasio come difensori dell’ortodossia, proclamando: “Guardate, questi sono gli alleati che ho scelto per la mia battaglia”; e rivolgendosi a Dio pregava: “Signore, ti ringrazio per avere risvegliato in tempi simili lo spirito vigoroso dei santi martiri…” Di lì a poco, la facoltosa matrona romana Vestina dedicò ai martiri milanesi una grande fondazione e beni immobili a Roma, Chiusi, Fondi, Cassino, cui aggiunse una dotazione di circa mille solidi d’oro, il cosiddetto Titulus Vestinae.
Del resto, il culto dei due martiri non tardò a diffondersi in tutta l’Europa occidentale e, grazie ad Agostino, anche in Africa. Alla fine le loro reliquie circolarono in numero tale che ci fu bisogno di nuovi racconti miracolosi per spiegare il fenomeno.
Spinto dal successo riscosso e geniale com’era, a sei anni di distanza dalla “sacra invenzione” di Milano, nell’estate del 393, in occasione di una visita a Bologna, Ambrogio rinvenne le reliquie di altri due santi sconosciuti, Agricola e Vitale. Sotto lo sguardo di ebrei e cristiani, Ambrogio raccolse con le proprie mani oggetti preziosi in gran quantità e li portò a Firenze per collocarli nella basilica di recente costruzione donata dalla vedova Giuliana. Fu rinvenuta persino la croce su cui Agricola era stato martirizzato.
Due anni dopo, nel 395, il fortunato scopritore rinvenne, questa volta in un orto fuori Milano, le spoglie di altri due martiri, Nazario e Celso, ma tacque di questo ritrovamento nei suoi scritti. Paolino, suo biografo e testimone dei fatti, racconta che il sangue di Nazario sembrava così fresco da far pensare che egli fosse stato ucciso quel giorno stesso, e la sua testa, su cui si era abbattuta la follia dei persecutori, era così intatta con la barba e i capelli da dare l’impressione di essere stata appena lavata e pettinata!

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