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8ago/16Off

Non si torna indietro dopo Facebook Live

Articolo di Aldo Grasso (Corriere 8.8.16)

“”L’altro giorno Charli James di ABC News, dopo aver fatto la cronaca delle Olimpiadi, per circa un’ora ha parlato con i suoi fan in streaming live. Com’è noto, Facebook ha lanciato la sua piattaforma di streaming non-stop. Si chiama Facebook Live. I 90 minuti imposti in precedenza erano considerati un limite sia per i produttori di video sia per gli utenti. Il mondo delle comunicazioni evolve in continuazione e la tecnologia lo sottopone a una sorta di selezione darwiniana dai tempi compressi. Per sopravvivere bisogna sapere adattarsi, pena l’estinzione. Il digitale è l’elemento che meglio rappresenta questo nuovo paradigma e che influisce sul nostro comunicare quotidiano. Per questo le aziende sono sempre alla ricerca di metodi nuovi per mantenere alto il coinvolgimento degli utenti, nel tentativo di trattenerli il più possibile entro il recinto virtuale del social. L’attenzione dedicata ai video, molto efficaci nell’allungare i tempi di permanenza dell’utente su una pagina web, ha proprio questo scopo. Ma a volte, uno di questi video irrompe con inaudita violenza sulla scena mediatica mainstream e pone domande non facili. Qual è il peso dei mezzi di comunicazion e tradizionali e quale quello dei nuovi nel costruire la nostra conoscenza? Come convivono i media tradizionali con i nuovi?
Circa una mese fa, a Minneapolis una coppia di giovani afroamericani viene fermata per un controllo. La polizia chiede i documenti al conducente, il trentaduenne Philando Castile. Al posto del passeggero siede la fidanzata, Diamond Reynolds. Con loro c’è anche la figlia di lei, che ha quattro d’anni.
Castile spiega ai poliziotti di essere proprietario di un’arma, regolarmente detenuta e mette le mani in tasca per prendere il portafoglio. Ma uno degli agenti apre il fuoco. Una, due, tre, quattro volte. Ferendolo a morte. «Per favore, non mi dite che il mio fidanzato morirà in questo modo, stava solo prendendo i documenti dalla tasca» dice la donna mentre filma quanto sta accadendo con il suo smartphone mandando il video in diretta su FL, mentre accanto a lei agonizza il suo compagno colpito dagli spari.
Il video fa il giro del mondo: è stato girato non solo per documentare l’orrore e lo sgomento di una morte in diretta, ma soprattutto per chiedere aiuto, per comprovare quanto stava succedendo e per condividere l’angoscia con i propri «amici» sui social. Dal punto di vista comunicativo, una rivoluzione. Rivoluzione che per fortuna non riguarda solo fatti delittuosi, ma principalmente la nostra quotidianità. Non ci bastano più i messaggini, non ci bastano più le foto, sentiamo il bisogno di documentare la nostra esistenza con filmati, i più lunghi possibili come se «Empire», il film di otto ore girato nel 1964 da An dy Warhol sull’Empire State Building di New York, fosse ora diventato il paradigma della moderna comunicazione. È come se migliaia e migliaia di occhi stessero sorvegliando il mondo non per obbedire al controllo distopico del Grande Fratello ma per piazzare dei radar dei sentimenti, per cogliere l’attimo che fugge, per stendere un grande specchio condiviso sui nostri gesti più quotidiani.
Che video vengono trasmessi, giusto per farci un’idea? Potremmo dividere i FL in alcune categorie?
Video della sfera personale. Nell’ottobre 2015, il figlio tredicenne di una famiglia di youtuber importanti muore. I genitori trasmettono su FL il funerale per superare il dolore in una sorta di condivisione catartica. Spesso i video rappresentano l’evoluzione dei vecchi filmini in super8.
Solo che qui sono in diretta, coinvolgono tutto il mondo e permettono ai vari utenti di interagire. Facebook ha reso disponibile anche in Italia l’applicazione Live Maps che permette di accedere a una mappa interattiva che mostra tutte le dirette in svolgimento nel mondo su Facebook.
Con la leggerezza con cui si schiaccia un bottone consegniamo ai social altre parti delle nostre vite, sia pure in maniera amatoriale.
Video creativi. Sono i più usati. Da chi? Personaggi già noti organizzano conferenze live di Q&A (botta e risposta) in modo che i seguaci possano fare domande di vario genere (anche il presidente Obama non si è tirato indietro). Altri annunciano le date di concerti o di uscite di libri e fanno alcune anticipazioni. Altri ancor usano FL per lanci tecnologici di nuovi prodotti, anche per capire le reazioni emotive e i primi commenti. Alcuni di questi incontri virtuali avvengono a orari fissi.
Dietro le quinte. Non c’è concerto o comedy show o tappeto rosso che non abbia il suo dietro le quinte; per esempio, uno smartphone che mostra l’evento nel suo farsi e registra dal vivo alcuni commenti. Alcuni giornalisti del New Yorker interagiscono con i lettori, spiegando i motivi di articoli usciti. Vediamo anche alcuni brav i giornalisti trasmettere in diretta dal luogo dove si trovano come inviati (un congresso, un mee ting, una gara sportiva…) e raccontare il dietro le quinte, l’altra faccia del servizio inviato al giornale.
Telecamera nascosta. Non è la candid camera, sono piuttosto dettagli da insider, quelli che gli americani chiamano «Flay on the Wall». Filmati go-pro, prospettive inedite, primi piani di persone colti in momenti dove le telecamere ufficiali non possono arrivare. Descrizioni clandestini di luoghi chiusi al pubblico. Battute o momenti non istituzionali «rubati» nel corso di congressi. Cose del genere.
Soft news. Qui si entra in una sfera più professionale. Zuckerberg ha deciso di incentivare alcuni editori a pubblicare video in diretta, arrivando in alcuni casi a fare accordi che prevedono il rimborso delle spese di pubblicazione dei video. FL offre funzioni sempre più avanzate e professionali ai produttori di contenuti per spingerli a usare il suo sistema per i loro eventi, sostituendosi di fatto alla televisione e ad altri luoghi online dove già da tempo ci sono dirette di questo tipo, come YouTube.
Eventi. Come nel caso del video di Diamond Reynolds, l’evento groundbreaking, clamoroso, inaspettato rompe gli schemi della comunicazione interpersonale e diventa mediatico.
Naturalmente, siamo in una fase così burrascosa e veloce che ogni schema rischia di durare il tempo della pubblicazione. E tuttavia ogni giorno le nuove tecniche digitali stanno cambiando radicalmente i media tradizionali. La verità è che oggi, nel mondo della comunicazione, si compiono operazioni così vertiginose da essere state vagheggiate solo da qualche scrittore di fantascienza: il primo Macintosh è del 1984, la nascita ufficiale del Web risale al 1991. Nel giro di pochi anni ciascuno di noi può connettersi con il mondo intero, consultare tutto quello che è stato caricato in rete, vedere ed essere visto. E intanto gli strumenti dello scenario mediatico cambiano nel momento stesso in cui li usiamo.”"

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