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23giu/19Off

Accadde oggi: il sequestro di Edgardo Mortara

23 giugno

1858 – A Bologna, allora facente parte dello Stato Pontificio, il bimbo di 6 anni Edgardo Mortara, nato da genitori ebrei, viene sottratto alla sua famiglia dalla polizia Pontificia su ordine del Sant’Uffizio con l’autorizzazione di Papa Pio IX. Edgardo sarà portato a Roma per essere allevato all’interno della Chiesa.
Anni prima, la domestica cattolica della famiglia, temendo che il neonato Edgardo morisse dopo aver contratto una malattia, lo aveva fatto battezzare in segreto. Edgardo guarì, ma quando la vicenda giunse all’orecchio dell’Inquisitore di Bologna, costui ordinò che Edgardo fosse preso in custodia e spedito in un monastero speciale dove gli ebrei venivano convertiti in buoni cattolici. Tutto questo in base alle direttive della Chiesa: nessun bambino cristiano poteva essere cresciuto da genitori ebrei. (In fondo si potranno vedere alcune sequenze di uno spettacolo teatrale dedicato al caso Mortara)
Edgardo fu portato a Roma e ai suoi genitori non fu permesso di vederlo per diverse settimane e, quando in seguito fu loro concesso, non poterono farlo da soli. Pio IX prese interesse personale alla storia e tutti gli appelli alla Chiesa vennero respinti.
Il “Caso Mortara” divenne una celebre vicenda in ambito internazionale; malgrado tali rapimenti non fossero infrequenti nelle comunità ebraiche d’Europa, il clima politico era cambiato. Nel Regno di Sardegna, che allora era lo stato indipendente centro dell’unificazione nazionale, sia il governo sia la stampa usarono il caso per rafforzare le loro rivendicazioni alla liberazione dello Stato Pontificio.
Le proteste furono supportate da organizzazioni ebraiche e da figure politiche e intellettuali britanniche, americane, tedesche e francesi. Non passò molto tempo che i governi di questi paesi si unirono al coro di chi chiedeva il ritorno di Edgardo dai suoi genitori. Protestò anche l’imperatore francese Napoleone III nonostante le sue guarnigioni sostenessero il Papa nel mantenimento dello status quo in Italia.
Pio IX non si fece smuovere da questi appelli; quando una delegazione di notabili ebrei lo incontrò nel 1859 egli disse: “non sono interessato a cosa ne pensa il mondo“. In un altro incontro fece partecipare Edgardo per mostrare che il ragazzo era felice sotto le sue cure. Nel 1865 disse: “Avevo il diritto e l’obbligo di fare ciò che ho fatto per questo ragazzo, e se dovessi farlo lo farei di nuovo“.
Nel 1859 quando Bologna fu annessa al Regno di Sardegna, i Mortara fecero un altro tentativo di recuperare il loro figlio, ma non ci riuscirono. Nel 1870, quando Roma fu annessa al regno d’Italia, tentarono nuovamente, ma l’oramai diciottenne Edgardo dichiarò l’intenzione di restare cattolico. In quell’anno si spostò in Francia e lì entrò nell’ordine degli agostiniani e venne ordinato prete all’età di 23 anni e adottò il nome di Pio.
Il “Caso Mortara” è tornato alla ribalta negli ultimi anni per effetto della causa di canonizzazione di Pio IX fortemente voluta da papa Giovanni Paolo II. Gruppi ebraici ed altri, guidati dai discendenti della famiglia Mortara, hanno protestato presso il Vaticano per la beatificazione di Pio IX assieme a quella di Giovanni XXIII nel 2000 in occasione del Giubileo. Interessante a tale proposito il giudizio espresso in un’intervista da Elèna Mortara, la cui bisnonna paterna era sorella dello sfortunato bambino:
Guardi, sono stata ben felice – anzi, potrei dire: lo siamo stati come comunità ebraica – di constatare il percorso compiuto dalla Chiesa cattolica, a partire da Giovanni XXIII, nella sua rivisitazione della storia passata e quindi delle sue responsabilità verso gli ebrei. Per questo trovo assurda e grave questa decisione di beatificare Pio IX, tanto più durante l’anno del Giubileo cattolico che Giovanni Paolo II ha voluto anche come un anno durante il quale la Chiesa, quasi per rigenerarsi, riflette sui suoi errori. Ma ci si può rigenerare solo con la volontà di non ripetere il male compiuto. D’accordo, non sta certo a noi ebrei dire alla Chiesa cattolica chi essa debba proclamare ‘beato’ o ‘santo’ e chi no. Ma siccome qui si tratta di una persona che ha calpestato con protervia i diritti civili del singolo e delle minoranze e il naturale diritto di famiglia, e che ci ha fatto tanto soffrire – la ferita del ‘caso Mortara’ brucia ancora nella mia famiglia e in tutta la nostra comunità, per non parlare della angheria contro gli ebrei rappresentata dal mantenimento del ghetto di Roma fino al 1870 – noi ci domandiamo che senso abbia indicare come esempio ai propri fedeli un papa che fece quegli errori di cui la Chiesa oggi si pente. Proprio non riesco a capire. Ma penso che molti altri italiani, laici o credenti, incluse le forze migliori del mondo cattolico, condividano il mio turbamento e i miei interrogativi

Interessante è anche leggere (cliccando qui sotto) l’intervista fatta nel 2005 allo scrittore cattolico Vittorio Messori, in occasione della pubblicazione del suo libro “Io, il bambino ebreo rapito da Pio IX” (presentato come autobiografia inedita di Edgardo Mortara), in cui a distanza di tanti anni (con argomentazioni incredibili!) si tende ancora a difendere l’operato di Pio IX.

 «Non diffamate Pio IX il mio santo rapitore» di Aldo Cazzullo

 

 

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