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26dic/16Off

Il governo salva il Monte, non i truffati di Etruria & Co.

Articolo di Carlo Di Foggia (Fatto 24.12.16)

""Sviluppo e regole, convegno con Padoan e MorettiI 40 mila piccoli obbligazionisti riavranno i loro soldi alla scadenza dei bond (col rischio di premiare qualche furbo). Per quelli delle 4 banche “aiutate” a novembre 2015 solo un contentino. Nell’intricata saga bancaria da ieri ci sono tre certezze: Monte dei Paschi di Siena avrà lo Stato come azionista a larga maggioranza (il 62%, secondo gli analisti di Equita Sim); buona parte dei suoi piccoli obbligazionisti sarà tutelata; i risparmiatori truffati di Banca Etruria, Marche, Carife e Carichieti sono figli di un Dio minore. Da ieri il decreto “salva risparmio” è legge: nasce un fondo pubblico da 20 miliardi – gestito dal Tesoro – per garantire la liquidità (per 6 mesi o un anno) agli istituti di credito in difficoltà e intervenire direttamente nel capitale dietro richiesta della banca. Quella senese guidata da Marco Morelli l’ha fatto giovedì notte visto che l’aumento di capitale “di mercato” da 5 miliardi studiato da Jp Morgan è fallito. Il governo interverrà pagando dazio alle regole europee che dal 2013 impediscono agli Stati di risolvere le crisi bancarie senza prima accollare parte dei costi ai creditori degli istituti: è il “burden sharing” che obbliga alla conversione forzata in azioni delle obbligazioni subordinate. Si tratta di bond con cui le banche finanziano il capitale di rischio, ma i suoi possessori sono creditori subordinati agli altri (tipo gli obbligazionisti ordinari “senior”). Mps ne ha in circolazione per 4,3 miliardi, di cui 2,1 miliardi in un bond emesso nel 2008 (con scadenza 2018) in tagli da mille euro e piazzato a 40 mila piccoli risparmiatori per finanziare lo sciagurato acquisto di Antonveneta che ha scassato i conti dell’istituto. Il decreto prevede per questi ultimi un rimborso pieno. Il meccanismo funzionerà così: prima la conversione forzata in azioni allo stesso valore (il 100%); la banca poi le acquista dando in cambio obbligazioni “non subordinate”; lo Stato compra le azioni dalla banca. I nuovi bond avranno la stessa scadenza (il 2018) e un rendimento (la cedola pagata) simile a quello delle obbligazioni senior della banca, quindi un po’ più basso dell’attuale. Tecnicismi a parte, i 40 mila di cui sopra diventeranno obbligazionisti ordinari e alla scadenza riavranno almeno il capitale prestato (o qualcosa in più). Questo dovrebbe evitare una mare di contenziosi, visto che a migliaia di famiglie fu venduto uno strumento di cui ignoravano le caratteristiche. Chi però ha comprato in questi mesi mentre il valore dei bond crollava rischia di guadagnarci.
Sulla carta il meccanismo può essere usato per tutti i piccoli clienti, ma Mps ha deciso che solo quelli del bond 2008 hanno diritto al ristoro. Tutti gli altri si ritroveranno azionisti della banca senese: il valore delle loro azioni dipenderà dall’andamento del titolo in Borsa, ma rischia di essere parecchio diluito dopo l’ingresso dello Stato nel capitale. La conversione avverrà sempre al 100% del valore nominale, mentre invece per i bond sottoscritti dai “grandi investitori” (il nome che di norma cela i fondi pensione, cioè soldi dei lavoratori) ci si ferma al 75%. Anche qui col rischio di premiare qualche furbo.
Questo intervento è “precauzionale”, perché riguarda banche non in dissesto. Altrimenti si applica il bail-in previsto da una direttiva Ue del 2014 e in vigore dal 2016: il conto del dissesto viene scaricato sugli azionisti, poi sugli obbligazionisti (anche senior) e se necessario perfino sui depositanti sopra la soglia dei 100.000 euro garantiti. È l’approccio che il governo ha applicato in via anticipata a novembre 2015 per Etruria e le altre dopo aver perso un anno e mezzo di tempo aggravandone la crisi: azionisti azzerati, così come le obbligazioni subordinate rifilate a 12.500 persone per un valore di 700 milioni. E qui nasce l’equivoco. Etruria & C. erano tutte commissariate da Bankitalia da tempo e sono di fatto fallite a causa dell’enorme mole di “sofferenze”, i crediti non più esigibili. Prima di andare in bail-in avevano un patrimonio vicino allo zero ma non ancora negativo: a far emergere perdite ingenti è stata la decisione di Bankitalia, sotto il diktat dell’Antitrust Ue, di svalutare le sofferenze al 17,6% del loro valore nominale (8,5 miliardi) prima di cederle a una bad bank, mentre i commissari di Via Nazionale le valutavano a bilancio al 40%. Giusto o sbagliato, i piccoli obbligazionisti hanno contribuito a loro spese al salvataggio delle banche ma a loro il governo ha garantito un rimborso solo all’80%, e con criteri stringenti che hanno tagliato fuori dal ristoro circa 7mila persone. Nessuna conversione in azioni. La rabbia delle associazioni che tutelano i truffati di Etruria e le altre banche è alle stelle. L’associazione “Vittime del salva banche” ha chiesto di poter almeno beneficiare degli eventuali utili che la bad bank farà vendendo le sofferenze. Per ora nulla da fare: andranno al fondo di risoluzione – gestito da Bankitalia – che ha ricapitalizzato le 4 banche con 3,6 miliardi versati da tutti gli istituti bancari. “È una vergogna, sono stati usati due pesi e due misure”, ha attaccato il sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli.""

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