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13feb/17Off

Ernesto Rossi, la lungimiranza della laicita’

Citazione da articolo di Nicola Tranfaglia (Fatto 11.2.17)

“”. … se volessimo tentare un ritratto del casertano antifascista paziente e generoso che fu Ernesto Rossi dovremmo ricordare le sue qualità essenziali così come emergono dalle sue esperienze e dai suoi scritti importanti. La prima è la sua attenzione alla collusione che ci fu nel periodo fascista tra il Vaticano e il regime dittatoriale che gli ispirò il libro “Il manganello e l’aspersorio”, in cui Rossi ricordò l’ipocrisia  del romagnolo che ateo e anticlericale da sempre, volle e firmò i Patti  Lateranensi tanto da diventare per Pio XI  ”l’uomo della Provvidenza”.

In una lettera a Salvemini del novembre 1922, Rossi aveva scritto allo storico di Molfetta “Se non avessi incontrato sulla mia strada, al momento giusto, Gaetano Salvemini che mi ripulì il cervello  da tutti i sottoprodotti delle passioni suscitate dalle bestialità dei socialisti e dalle menzogne della propaganda del governo, sarei facilmente sdrucciolato anche io nel fascismo”.

Per Rossi come per Rosselli vale l’insegnamento fondamentale che scaturisce dal Risorgimento italiano: “Libera Chiesa in Libero Stato”, l’insegnamento di Cavour e di Mazzini di modernizzare il Paese di fronte alla tendenza del Vaticano a mantenersi nella tradizione – che porta alla firma  dei Patti l’11 febbraio 1929 – destinata a rimanere in vita senza decisivi cambiamenti in tutto il periodo repubblicano successivo fino ad oggi.”"

 

 

 

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