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Accadde oggi: Carlo Pisacane e la spedizione di Sapri

02 luglio

1857 – Muore a Sanza nel salernitano suicidandosi Carlo Pisacane, antiautoritario, rivoluzionario del Risorgimento e precursore del socialismo libertario. Si uccide, circondato dal popolo che gli si è rivoltato contro, dopo che è fallita la spedizione di Sapri, da lui organizzata, con cui tentava di provocare un’insurrezione popolare contro il regime borbonico.
Sul fallimento della spedizione il poeta Mercantini ha scritto la poesia “La spigolatrice di Sapri“, il cui testo completo si potrà leggere in fondo. La poesia è particolarmente conosciuta per il ritornello “Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti“.
(In fondo Ascanio Celestini alle Invasioni Barbariche parla di Carlo Pisacane)
La spedizione partì da Genova il 25 giugno. Carlo Pisacane insieme ad altri ventiquattro uomini, tra cui Giovanni Pisacane2Nicotera e Giovan Battista Falcone, s’imbarcò sul piroscafo di linea Cagliari diretto a Tunisi. Durante il viaggio s’impadronirono della nave e la diressero verso l’isola di Ponza, dove sbarcarono il 27 giugno. Qui liberarono i trecentoventotto detenuti nella colonia penale, trecento dei quali parteciparono con entusiasmo alla spedizione. Il 28 giugno sbarcarono a Sapri, ma furono assaliti dagli stessi contadini locali, ai quali le autorità borboniche erano riuscite ad annunciare in tempo lo sbarco di trecento ergastolani «pronti a uccidere e saccheggiare».
I rivoluzionari dovettero fuggire dagli assalti della popolazione e il 1° luglio, a Padula, venticinque di essi furono massacrati, mentre gli altri vennero catturati e consegnati ai gendarmi.
Pisacane e Falcone si suicidarono con la loro pistola il 2 luglio a Sanza, mentre quelli scampati alla rabbia popolare furono processati e condannati a morte nel gennaio del 1858 (successivamente furono graziati per l’intervento del governo inglese che guardava con crescente preoccupazione la furia repressiva di Ferdinando II).
Come lasciò scritto nel suo testamento politico, Pisacane ribadiva l’ideale mazziniano del «sacrificio senza speranza di premio»: «ogni mia ricompensa io la troverò nel fondo della mia coscienza e nell’animo di questi cari e generosi amici… che se il nostro sacrifico non apporta alcun bene all’Italia, sarà almeno una gloria per essa aver prodotto figli che vollero immolarsi al suo avvenire». Ciò che contava dunque era dare l’esempio per stimolare gli animi all’azione, un’azione volta non alla mera sostituzione di un potere con un altro, bensì alla rivoluzionaria ricostruzione di una società più equa e libera.
La spedizione fallita ebbe in effetti il merito di riproporre all’opinione pubblica italiana la “questione napoletana“, la liberazione cioè del Mezzogiorno italiano da quel governo borbonico che il ministro inglese Gladstone definiva «negazione di Dio eretta a sistema di governo». Infine il tentativo di Pisacane sembrava riproporre la possibilità di un’alternativa democratico-popolare come soluzione al problema italiano: era un segnale d’allarme che costituì per il governo di Vittorio Emanuele II uno stimolo ad affrettare i tempi dell’azione.

Pensiero di Pisacane sulla religione
«Chi ha creato il mondo? Nol so. Di tutte le ipotesi la più assurda è quella di supporre l’esistenza di un Dio, e l’uomo creato a sua immagine; questo Dio, l’uomo l’ha creato ad immagine propria, e ne ha fatto il Creatore del mondo; e così una particella è diventata creatrice del tutto [...] gli uomini oggi si associano non già per pregare e soffrire, ma per prestarsi vicendevole aiuto, lavorando per acquistare maggior prosperità e per combattere; l’aspirazione del socialismo non è quella di ascendere in cielo, ma di godere sulla terra. La differenza che passa tra esso e il Vangelo è la stessa che si riscontra fra la rigogliosa vita di un corpo giovine, ed il rantolo di un moribondo.»

Pensiero di Pisacane sulla libertà
«La libertà non ammette restrizioni di sorta alcuna, nè fa d’uopo d’educazione o di tirocinio per gustarla; essa è sentimento innato nell’umana natura.»

Per approfondire puoi leggere, cliccando qui sotto, il suo testamento politico e il testo della poesia “La spigolatrice di Sapri“.

Testamento di Carlo Pisacane

“La spigolatrice di Sapri” di Luigi Mercantini

 

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