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18giu/17Off

Filosofia politica. Lecaldano. Le passioni e il senso della vita

Articolo di Sebastiano Maffettone (Sole 18.6.17) sul nuovo libro di Eugenio Lecaldano “Sul Senso della Vita” il Mulino pagg. 147, € 16

Sul senso della vita è il titolo ambizioso dell’ultimo libro di Eugenio Lecaldano, già professore alla Sapienza e senza dubbio uno dei maggiori filosofi morali oggi in attività nel nostro paese. Il senso della vita si accosta necessariamente da due punti di vista assieme, quello privato ed esistenziale e quello pubblico e più politico. Il primo è connesso alle nostre biografie e impegna emozioni e partecipazione emotiva. Il secondo è collegato alla «inevitabile dimensione pubblica» e al contesto storico specifico. In questo modo, diventa perspicuo il legame tra ricerca personale del senso dell’esistere e volontà politica di vivere all’insegna di maggiore libertà. Da questo legame dipende poi l’ispirazione filosofica di questo libro che risale a David Hume (come è tradizionale per Lecaldano) e John Stuart Mill.
Nell’affrontare un problema così impegnativo come il senso della vita, dobbiamo giocoforza mettere da parte ogni scetticismo a priori, a cominciare quello promosso da filosofi per altro cari all’autore di questo volume come Ayer e Wittgenstein. Ma se lo scetticismo aprioristico non giova alla causa, nemmeno la via religiosa e spiritualistica –per Lecaldano- serve a molto. L’idea che solo una presenza superiore e creatrice garantisca il senso della vita non ci dice gran che, così come l’assicurazione sull’aldilà non spiega nulla sul contenuto della nostra ricerca esistenziale.
Un’eccezione –e sono d’accordo con l’autore- è costituita dal buddismo, che porta alle estreme conseguenze il potere della riflessività umana senza ricorrere a presupposti teistici. Qui si può solo osservare che il buddismo oscilla tra l’essere una religione e una più generica filosofia di vita. In ogni caso, per Lecaldano –il problema sul senso della vita va affrontato in termini di esperienza individuale. Semplificando al massimo, ognuno deve cogliere l’essenza del proprio carattere per accostare il senso della vita. Qui sono meno d’accordo.
Il problema di questo libro consiste proprio nel fatto che il mero relativismo descrittivo –«ognuno assecondi la sua natura», come si diceva- non soddisfa dal punto di vista normativo (se uno avesse una natura perversa, dovrebbe assecondarla?). Dal punto di vista della filosofia morale gli autori di riferimento sono, per Lecaldano, Bernard Williams e Thomas Nagel, ma notevole spazio è dedicato anche all’opera di Susan Wolf. Nella parte finale, Lecaldano critica con veemenza ogni tentativo di costruire un’identità basata sull’appartenenza culturale, mentre promuove quella ricerca che scava nelle passioni e nelle emozioni in un’ottica «sentimentalistica».
In ultima analisi, una pura analisi razionale della vita non è sufficiente, per l’autore di questo libro, a dare ad essa senso. Ora, si può essere d’accordo con lui sul fatto che esista un residuo personale irredimibile in ogni ricerca sul senso della vita, ma quando l’indagine sul tema viene proposta in forma saggistica, e non come in un racconto, sembra impossibile prescindere da una dimensione normativa e razionale.”"

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