Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

18giu/170

Giorello: se non e’ ribelle che scienza e’?

Articolo di Armando Massarenti (Sole 18.6.17)

“”L’etica del ribelle di Giulio Giorello, una Intervista su scienza e rivoluzione realizzata da Pino Donghi (edita da Laterza) è, tra le altre cose, un omaggio appassionato al proprio maestro, Ludovico Geymonat. Il che di per sé è già una notizia, perché molti ricorderanno ancora il clamore che suscitò, nel lontano 1981, l’edizione per il Saggiatore del saggio Sulla libertà di John Stuart Mill nella cui introduzione Giorello e Marco Mondadori “tradivano” Geymonat dopo anni di elaborazione comune del cosiddetto «neomaterialismo dialettico». La proposta del liberalismo milliano, unita a quella più generale di una forma di utilitarismo che riprendeva il riformismo di Bentham, attualizzandolo attraverso la raffinata riformulazione contemporanea di John Harsanyi, era un vero e proprio atto di ribellione nei confronti non solo della sinistra marxista in generale ma anche di chi ne era stato, dal 1945, una delle principali anime critiche. Ma ora Giorello ci ricorda quanta fedeltà ci fosse in quel tradimento. Il ribelle di cui si parla nel titolo, che intreccia politica, etica e conoscenza, è descritto proprio da Geymonat in quegli Studi per un nuovo razionalismo che volle recassero come data di pubblicazione il 25 aprile 1945, giorno della liberazione dal fascismo ma anche dal conformismo intellettuale del nostro Paese. «Mi ribello, diceva Geymonat, perché non venga meno la mia esigenza di sincerità». Il ribelle, sostiene Giorello, va distinto dal rivoluzionario, il quale, per amore della rivoluzione, può rivelarsi assai poco innamorato della libertà in quanto tale. Anticonformismo ed eccentricità sono i tratti che Mill – e prima di lui Bruno, Milton, Spinoza, altri eroi giorelliani – individua come essenziali non solo sul piano della vita civile improntata al pluralismo delle visioni del bene, ma anche e soprattutto per la vita intellettuale e per la crescita della conoscenza. «In Mill emerge nettamente come la questione della conoscenza incontri la questione della libertà: ben prima di Popper! E se noi pensiamo che, perché un’idea scientifica possa essere accettata, debba essere esposta al fuoco della critica, bisogna che i critici siano liberi, cioè vuol dire che bisogna che la scienza sia parte attiva e imprescindibile della conquista della libertà di espressione». La maggior parte delle rivoluzioni o delle svolte scientifiche sono state determinate da “tensioni concettuali” derivate spesso da una crisi, una difficoltà, un “mostro”, un’eccezione alla regola che poi, grazie alla creatività degli scienziati, si è trasformata in una nuova assai più proficua regola. A simili tensioni sono stati sottoposti i concetti di numero, spazio, energia, materia, pianeta, che hanno dovuto essere reinterpretati alla luce di nuovi fatti inaspettati. «Il progresso nasce proprio da queste mosse di risposta a errori, scacchi, sorprese anche spiacevoli». Giorello ritiene piuttosto sterile la discussione attuale sul nuovo realismo, incentrata sulla messa in discussione del detto di Nietzsche secondo cui «non ci sono fatti ma solo interpretazioni». La confutazione di tale assunto gli appare ovvia: ci sono fatti che entrano in costante tensione con le interpretazioni e le teorie, ma ciò non implica che il realismo sia da preferire sistematicamente al relativismo. Darwin nella sua Autobiografia racconta di quanto abbia passato la vita a raccogliere fatti, fatti, ancora fatti, i più diversi. «Dopodiché, ogni volta che aveva collezionato fatti, non esitava a formulare ipotesi; Darwin le chiama speculations: la speculazione sui fatti raccolti era per lui importante tanto quanto la raccolta medesima. E aggiungeva che quando poi i fatti non corroboravano l’ipotesi, allora scartava l’ipotesi… per provare a elaborarne un’altra». Ed è ancora Darwin a rendere chiara la distinzione tra il rivoluzionario e il ribelle e la sua utilità per capire le dinamiche dei cambiamenti nella conoscenza. In alcune sue lettere Darwin definisce l’idea dell’evoluzione delle specie come un delitto da lui commesso verso la società in cui viveva e contro i suoi valori, precisando però, sottolinea Giorello, di non poter fare diversamente perché altrimenti verrebbe meno il suo desiderio di sincerità. Ecco dunque in che cosa consiste L’etica del ribelle, e perché ha un grande valore per la civiltà: «Darwin preferiva andare contro l’opinione pubblica piuttosto che mentire a se stesso».”"

Commenti (0) Trackback (0)

Ancora nessun commento.


Leave a comment

Ancora nessun trackback.