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Il Vaticano di Francesco scomunica mafiosi e corrotti

Articolo di Carlo Tecce (Fatto 18.6.17)

“”Oggi le mafie – e le chiamo al plurale – sono ovunque e ovunque la Chiesa deve cacciare i mafiosi”, sostiene monsignor Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, diocesi di Palermo che comprende Corleone. Anche Pennisi, prete siciliano e antimafia, era al seminario del Vaticano, organizzato giovedì dal dicastero per lo Sviluppo umano integrale con il compito di reperire uno strumento per scomunicare corrotti e mafiosi. Ovunque, come ripete Pennisi. E non soltanto in Sicilia o in Calabria o in Campania. All’incontro c’erano magistrati, poliziotti, i vertici delle Conferenze episcopali italiane, messicane, sudamericane, dell’est Europa, il presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone e il procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti. “Papa Francesco è sempre vigile su questi temi”, ricorda Pennisi. Jorge Mario Bergoglio, due anni fa in visita in Calabria, riprese l’appello di Giovanni Paolo II: “A quanti hanno scelto la via del male e sono affiliati a organizzazioni malavitose rinnovo il pressante invito alla conversione”. Non solo: “Coloro che nella loro vita hanno questa strada di male, i mafiosi, non sono in comunione con dio: sono scomunicati”. E ai parlamentari, accorsi in udienza in Vaticano, dopo il primo anno di pontificato, disse severo: “I peccatori saranno perdonati, i corrotti no”.
Non sarà automatico tradurre l’intenzione di scomunicare i mafiosi e i corrotti in un decreto “universale”, che possa valere in Italia e in Messico e nel mondo. Il Vaticano dovrà determinare dei criteri, le conferenze episcopali intervenire. Il cardinale Peter Turkson, prefetto del dicastero per lo Sviluppo umano integrale, ha istituto un gruppo di lavoro: “Abbiamo pensato l’evento per far fronte a un fenomeno che conduce a calpestare la dignità della persona. Noi vogliamo affermare che non si può mai calpestare, negare, ostacolare la dignità delle persone. Quindi spetta a noi saper proteggere e promuovere il rispetto per la dignità della persona. E per questo cerchiamo di attirare l’attenzione su questo argomento”. Con la scomunica il fedele viene allontanato dalla comunità religiosa e viene escluso dai sacramenti. Per i mafiosi è un’onta: “Professare la religione, esibirla, ha un’importanza sociale per loro. Serve al consenso. E i familiari, per esempio, non accettano che gli sia negato un funerale solenne in Chiesa”, afferma Pennisi. E poi c’è la corruzione: “Ha ragione Cantone: va trovata una definizione comune di questo tipo gravissimo di reato. Perché il corrotto è un peccatore che trae un’utilità da un gesto volontario. E spesso se ne vanta”.
Per monsignor Silvano Tomasi, per un decennio alle Nazioni Unite per il Vaticano, già parlare di lotta alla corruzione è un risultato: “Il nostro obiettivo è sensibilizzare l’opinione pubblica, identificare passi concreti che possano aiutare ad arrivare a delle politiche e leggi eventualmente che prevengano la corruzione, perché la corruzione è come un tarlo che si infiltra nei processi di sviluppo per i Paesi poveri o nei Paesi ricchi, che rovina le relazioni tra istituzioni e tra persone”.”"

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