Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

11lug/190

Accadde oggi: ucciso Giorgio Ambrosoli

11 luglio

1979 – Muore l’avvocato milanese Giorgio Ambrosoli, esperto in liquidazioni coatte amministrative. Viene assassinato da un sicario ingaggiato dal banchiere siciliano Michele Sindona, sulle cui attività aveva ricevuto incarico di indagare.
Ambrosoli era stato nominato, dal Governatore della Banca d’Italia Guido Carli, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Sindona e, in questo incarico, aveva assunto la direzione della banca e si era trovato ad esaminare tutta la trama delle articolatissime operazioni che il finanziere siciliano aveva intessuto. Nel corso dell’analisi svolta dall’avvocato emersero le gravi irregolarità di cui la banca si era macchiata e le numerose falsità nelle scritturazioni contabili. (In fondo potrai vedere un interessante documentario della RAI, diviso in due parti, sul delitto Ambrosoli)
Chiamato a dipanare la matassa del crack Sindona, non fece sconti a nessuno. Il finanziere siciliano era protetto da Giulio Andreotti e dalla sua corrente Dc, aveva stretti legami con il Vaticano dove, all’epoca, imperversava Paul Marcinkus con il suo Ior, con la mafia, con la massoneria più torbida, quella P2 di Licio Gelli che fu scoperta solo parecchi anni dopo. Ma Ambrosoli non si fece mai intimidire e completò il suo lavoro nonostante gli avvertimenti e le minacce. Era “un eroe borghese“, come lo definì Corrado Stajano in un bel libro (Einaudi) del 1991.
Ambrosoli, sottoposto a forti pressioni e tentativi di corruzione, non cedette, pur sapendo di correre notevoli rischi. Nel 1975 in una lettera alla moglie aveva scritto: « È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di far qualcosa per il Paese ». Ai tentativi di corruzione fecero presto seguito minacce esplicite. Malgrado ciò, Ambrosoli confermò la necessità di liquidare la banca e di riconoscere la responsabilità penale del banchiere.
Michele Sindona fu condannato, nel 1986, all’ergastolo, per l’assassinio di Giorgio Ambrosoli. Così pure Roberto Venetucci, un trafficante d’armi che aveva messo in contatto Sindona con il killer.
L’assassino William Aricò morì tentando l’evasione dal carcere in cui fu rinchiuso dopo aver confessato di aver ricevuto poco più di centomila dollari per uccidere Ambrosoli: venticinquemila dollari in contanti e altri novantamila con bonifico bancario su un conto corrente svizzero.
Giorgio Ambrosoli non ebbe, al momento, grandi riconoscimenti, nonostante il sacrificio estremo con cui aveva pagato la sua onestà e il suo zelo professionale; al suo funerale non partecipò alcuna autorità pubblica, tranne la banca d’Italia.
Solo nel 1999 lo Stato italiano gli conferì la medaglia d’oro al valor civile con questa motivazione: “Commissario liquidatore di un istituto di credito, benché fosse oggetto di pressioni e minacce, assolveva all’incarico affidatogli con inflessibile rigore e costante impegno. Si espose, perciò, a sempre più gravi intimidazioni, tanto da essere barbaramente assassinato prima di poter concludere il suo mandato. Splendido esempio di altissimo senso del dovere e assoluta integrità morale, spinti sino all’estremo sacrificio”.

Commenti (0) Trackback (0)

Ancora nessun commento.


Leave a comment

Ancora nessun trackback.