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Casi Weinstein: il re e’ nudo (e non e’ una questione morale]

Articolo di Cinzia Sciuto (dal suo blog “animabella” 10.10.17)

Il dibattito sulla vicenda Weinstein (perché si tratta della vicenda Weinstein, non di quella Asia Argento, tanto per cominciare) ha deviato da quello che è il nòcciolo della questione – un uomo di potere che pretende prestazioni sessuali per favorire, o anche solo per non ostacolare, la carriere di diverse donne – verso una serie di considerazioni moraleggianti su quanto è brutto sporco e cattivo l’ambiente del cinema e su quanto, in fondo, queste donne in qualche maniera conoscessero questo mondo e stessero al gioco. Senza arrivare al livello immondo di Libero, che giustamente Asia Argento ha querelato, in molti – anche nel mondo progressista – hanno puntato il dito contro queste attrici che prima avrebbero approfittato della situazione, magari con disgusto ma comunque sfruttandone i vantaggi, denunciando solo a distanza di molti anni, ormai all’apice del successo e quando dunque non avevamo più molto da perdere.
Ma porre la questione su questo livello è scorretto: la discussione non va condotta sul piano della morale, ma su quello dei diritti.
La morale ha a che fare con il mondo di valori a cui ciascuno di noi ispira la propria vita, e spesso giudica quella degli altri. Il che, nel proprio foro interiore, è perfettamente legittimo, serve a ciascuno di noi per orientarsi nel mondo, per relazionarsi con altri, per educare i propri figli.
Il livello dei diritti, invece, è pubblico, ha a che fare con quella cornice di princìpi fondamentali su cui tutti, si spera, dovremmo convergere, per garantirci una reciproca civile convivenza. Che una donna (una persona in generale, ovviamente, ma il caso riguarda molto più spesso le donne) abbia il diritto di non subire nessuna pressione, nessun ricatto – più o meno esplicito – da parte di uomini più potenti, che sfruttano l’asimmetria di potere per pretendere prestazioni sessuali in cambio di avanzamenti di carriera, dovrebbe far parte dell’abc condiviso dei princìpi fondamentali, e non dovrebbe avere nulla a che fare invece con lo stile di vita – che ci può piacere o meno – condotto dalla donna in questione, né con le sue scelte successive, compresa quella di continuare a lavorare con il suo stupratore e di denunciare vent’anni dopo.
Dalla prospettiva dei diritti, e non da quella della morale, non dovrebbe essere neanche concepibile non stare dalla parte di Asia Argento e delle altre attrici che hanno denunciato Weinstein, scoperchiando un vaso di Pandora che ha scosso Hollywood: sì, è vero, in quel mondo funziona in parte così, ma qualcuno ha finalmente urlato “il re è nudo”, e nessuno ha potuto più far finta di nulla. Perché queste donne si siano comportate così è affare che non ci riguarda affatto, o che tutt’al più può riguardare il nostro mondo morale.
Il victim blaming, la colpevolizzazione della vittima, è una forma particolarmente subdola di violenza e spiega di per sé il motivo per cui molte donne – incluse alcune delle attrici protagoniste di questa storia – non parlano, o parlano con molto ritardo, quando magari hanno raggiunto la maturità necessaria per affrontare anche questo calvario.
Ed è un meccanismo che abbiamo interiorizzato tutti – e tutte. Di recente mi è capitato di parlare con una donna vittima di stalking da parte del compagno, la quale continuava a ripetermi: “Credimi, io non ho fatto nulla, giuro, non gli ho dato nessun motivo di essere geloso”. Io ho provato a farle capire che, anche se avesse avuto dieci amanti, lui non ha comunque nessun diritto di perseguitarla, di controllarle il telefonino, di impedirle di vedere le amiche, di violare la sua libertà e dignità. Eppure lei faceva una gran fatica a dissociare le due cose, implicitamente dunque ammettendo che quelle donne che si comportano in maniera diversa da lei in qualche modo si meriterebbero una reazione persecutoria di lui.
È questo lo scoglio più grande da superare per affrontare il tema della violenza sulle donne: la rivendicazione della propria inviolabile autonomia e libertà, a prescindere dallo stile di vita che ciascuna liberamente sceglie per sé e dalle scelte di vita che ciascuna autonomamente compie.””

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