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14dic/17Off

Biotestamento una legge per la dignita’

Articolo di Michela Marzano (Repubblica 14.12.17)

“”Dopo mesi e mesi di ostruzionismo, decine di migliaia di emendamenti, discussioni assurde e incomprensibili sul dovere di ogni medico di «dare da mangiare agli affamati» e da «bere agli assetati», la legge sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento (Dat), ossia il testamento biologico, è in dirittura d’arrivo. Ormai nessuno potrà più ostinarsi a somministrare a un paziente «cure inutili o sproporzionate», recita il testo della norma. Ormai «in presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda e continua», continua il testo. Ormai, non solo un paziente potrà rifiutare in tutto o in parte le cure che gli vengono proposte, incluse la nutrizione e l’idratazione artificiali, ma ognuno di noi potrà anche esprimere anticipatamente le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari in previsione di una sua possibile e futura incapacità a comunicare. Il Parlamento sembra quindi avercela fatta a non cedere alle pressioni di chi ha cercato in ogni modo di ostacolare il sacrosanto diritto di ognuno di potersene andare quando ormai non c’è più nulla da fare. Erano anni che il fronte del “no” invocava i concetti di «sacralità della vita» e di «dignità della persona», facendo finta di non sapere che la dignità di ognuno di noi si fonda sulla nostra autonomia. Erano anni che l’ostinazione di alcuni parlamentari costruiva muri invalicabili tra la politica e la realtà, ignorando la differenza fondamentale che esiste tra il «far morire» e il «lasciar morire», «l’eutanasia attiva» e «l’eutanasia passiva», la dignità e l’intransigenza. Molto bene, quindi. Anche perché l’Italia, da un punto di vista culturale, è pronta da tempo. Ha seguito con emozione le battaglie portate avanti per più di quindici anni da Peppe Englaro per «intravedere la possibilità di strappare Eluana a quell’inferno che lei non voleva». Si è commossa davanti alla drammatica decisione di dj Fabo di recarsi in Svizzera per non essere più obbligato a restare in vita. Ha condiviso le riflessioni del professor Mario Sabatelli quando il neurologo del Gemelli, citando papa Pio XII, ha spiegato che il compito di un medico è soprattutto quello di lenire le sofferenze, anche quando i farmaci possono accelerare la morte di un paziente. L’Italia era quindi pronta da tempo, e aspettava solo che il legislatore riluttante si decidesse una buona volta per tutte a dare forma giuridica al diritto per ognuno di noi di morire con dignità e senza dolore. Certo, una volta approvata definitivamente la legge, si dovrà fare lo sforzo di rendere la norma realmente operativa, spiegando a tutti le modalità tecnico-amministrative con cui redigere le Dat. Certo, esistono delle ambivalenze nella legge – frutto dei compromessi politici talvolta necessari all’approvazione di norme sui diritti – che danno ancora al medico un forte potere discrezionale. Ma si tratta, in fondo, di un primo e fondamentale passo in avanti sulla strada del riconoscimento del diritto all’autodeterminazione dei pazienti. Che, finalmente, taglia le gambe al paternalismo retrogrado di quei medici che, per troppo tempo, si sono arrogati il diritto di mantenere in vita coloro che, dalla vita, si erano già allontanati, tradendo così la propria vocazione.””

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