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23lug/20Off

Accadde oggi: la Chiesa si schiera contro i diritti degli omosessuali

23 luglio bis

1992 - La Congregazione per la Dottrina della fede, guidata dall'allora cardinale Ratzinger (oggi Papa Benedetto XVI) , pubblica un documento dal titolo "Alcune considerazioni concernenti la Risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali", in cui stabilisce che è doveroso limitare i diritti degli omosessuali.
Questo documento, sotto forma di lettera riservata ai vescovi degli Stati Uniti, viene reso pubblico sull'Osservatore Romano e in esso si afferma l'idea della condizione omosessuale come fonte di pericolo per la società.

Il passaggio centrale di questo nuovo documento è presente nel paragrafo 13:
"Includere la tendenza omosessuale fra le considerazioni sulla base delle quali è illegale discriminare può facilmente portare a ritenere l'omosessualità quale fonte positiva di diritti umani.
Ciò è tanto più deleterio dal momento che non vi è un diritto all'omosessualità che pertanto non dovrebbe costituire la base per rivendicazioni giudiziali.
Il passaggio dal riconoscimento dell'omosessualità come fattore in base al quale è illegale discriminare può portare facilmente, se non automaticamente, alla protezione legislativa e alla promozione dell'omosessualità.
L'omosessualità di una persona sarebbe invocata in opposizione a una asserita discriminazione e così l'esercizio dei diritti sarebbe difeso precisamente attraverso l'affermazione della condizione omosessuale invece che nei termini di una violazione di diritti umani fondamentali.
"
In base a queste argomentazioni, si chiede pertanto ai singoli episcopati di non appoggiare tutte quelle leggi che hanno come obiettivo la difesa degli omosessuali dalle varie forme di discriminazione a cui sono soggetti nella vita privata, sul lavoro e nella società.

Altri documenti recenti con i quali le gerarchie ecclesiastiche prendono posizione sulla morale sessuale sono i seguenti:

  • Nel luglio del 1999 la Congregazione per la Dottrina della Fede emette una notifica disciplinare nei confronti di suor Jeannine Gramick e di padre Robert Nugent, due religiosi statunitensi diventati famosi per la loro ventennale attività di accompagnamento pastorale delle persone omosessuali e delle loro famiglie.
    La lettera, nel raccontare la storia del lungo processo che c'era stato a loro carico, conteneva alcune affermazioni sull'omosessualità che non si possono tralasciare. In particolare, nel descrivere l'esito negativo del processo a suo carico, si deplorava il fatto che Padre Nugent non avesse sottoscritto la dichiarazione ricevuta e avesse risposto formulando un testo alternativo, i cui non stabiliva che gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati e metteva in dubbio la definitività e l'irrevocabilità della dottrina cattolica su quest'argomento.
  • Nel 2003 ancora la Congregazione per la Dottrina della Fede, nel tentativo ormai disperato di impedire il riconoscimento delle unioni omosessuali da parte di numerosi Stati europei, ha emesso un documento dal titolo "Considerazioni circa il riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali". In esso sono numerose le nuove affermazioni di condanna dell'esperienza omosessuale. In particolare, nel paragrafo 2 si dice che: "Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Il matrimonio è santo, mentre le relazioni omosessuali contrastano con la legge morale naturale". In accordo con questa affermazione si sostiene che il riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali: "sarebbe destinato perciò a causare l'oscuramento della percezione di alcuni valori morali fondamentali e la svalutazione dell'istituzione matrimoniale" e si arriva a condannare come immorale il comportamento di quei politici che non si oppongono fermamente a tale riconoscimento.
  • Il 29 novembre 2005 il Vaticano approva definitivamente il documento con cui la Chiesa cattolica vieta l'accesso ai seminari a tutte le persone che «praticano l'omosessualità», hanno «tendenze omosessuali profondamente radicate» o che sostengono «la cosiddetta cultura gay» («Qualora, invece, si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l'espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un'adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere state chiaramente superate almeno tre anni prima dell'Ordinazione diaconale»).
  • Nel n. 2358 del Catechismo della Chiesa cattolica, testo questo firmato da Giovanni Paolo II ma preparato da una commissione guidata dall'allora cardinal Ratzinger, si legge: «Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione».
  • Nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, Benedetto XVI ribadsce il no agli atti che vanno contro la morale sessuale cattolica: stupro, prostituzione, pornografia, fornicazione, adulterio, atti omosessuali, masturbazione e contraccezione, nonché qualsiasi pratica sessuale che «si proponga come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione». Tali atti vengono definiti come i «principali peccati contro la castità». Benedetto XVI invita tutti gli individui ad accettare la propria identità sessuale, ricordando però che «Dio ha creato l'uomo maschio e femmina». Vengono considerati contro la morale cattolica anche inseminazione e fecondazione artificiale perché «dissociano la procreazione dall'atto con cui gli sposi si donano mutualmente, instaurando così un dominio della tecnica sull'origine e sul destino della persona umana».
  • Il 1º dicembre 2005, in occasione della XVIII Giornata Mondiale per la Lotta all'AIDS, Benedetto XVI sostiene che la strategia da seguire nella lotta all'AIDS dev’essere basata «su continenza, promozione della fedeltà nel matrimonio, importanza della vita familiare, educazione, assistenza ai poveri», non menzionando l'uso del preservativo, condannato dalla Chiesa cattolica. Il 18 marzo 2009 condanna esplicitamente l'uso del preservativo contro l'AIDS, asserendo che il preservativo «non serve a risolvere il problema», suscitando forti reazioni contrarie nei rappresentanti dei principali paesi della UE.

 

 

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