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25lug/20Off

Accadde oggi: la prima bambina in provetta

25 luglio

1978 - Nasce all'Oldham General Hospital, attraverso un parto cesareo programmato, Louise Joy Brown, la prima bambina al mondo concepita "in provetta" attraverso il metodo della fertilizzazione in vitro. Alla nascita pesava 2,608 kg.
Una rivoluzione, una vera e propria cesura nella storia dell'umanità, prima ancora che una grande novità scientifica e tecnologica. Per la prima volta nella storia un essere umano è stato concepito senza una relazione fisica fra un uomo e una donna.
(In fondo si potrà vedere il filmato del parto)
La pillola anticoncezionale aveva già operato una prima separazione fra la procreazione e il rapporto sessuale. Con la fecondazione in vitro questa separazione si approfondisce e radicalizza: la procreazione si sposta al di fuori del corpo e dalle relazioni tra i corpi.
Non si tratta più soltanto di questioni legate alla libertà di scelta ed all'accesso ai nuovi diritti: siamo di fronte ad una rivoluzione antropologica, che dal punto di vista simbolico realizza per la prima volta il mito dell'uomo fatto dall'uomo. E' un mito che ha percorso la storia dell'umanità, legato alla speranza di sconfiggere la morte, il dolore, di superare la nostra limitatezza e imperfezione. La creazione della vita in laboratorio, in condizioni di controllo, potendone seguire tutte le tappe fin dai primissimi istanti, ha innanzitutto una forte portata simbolica, poiché ripropone l'idea dell'uomo fatto dall'uomo, anziché dell'uomo nato da donna.
Le tecniche di fecondazione assistita sono innanzitutto un'opportunità, una possibilità in più come rimedio all'infertilità della coppia. Da questo punto di vista la nostra legge, la 40, che regola la procreazione medicalmente assistita, coglie in pieno l'elemento di sostegno alle coppie in difficoltà, inteso come occasione di cura, rimedio ad impedimenti di natura e a fattori patologici che non consentono di avere figli: è una legge disegnata sulle necessità delle coppie infertili.
Accanto al positivo, cioè al sostegno alle coppie infertili, che in questi trent'anni ha significato tre milioni di bambini che altrimenti non sarebbero nati, esiste però anche un lato oscuro della tecnomaternità, sia dal punto di vista scientifico, che da quello antropologico, e infine sul piano degli scenari possibili che abbiamo davanti. Se consideriamo una percentuale di efficacia di queste procedure, grosso modo, del trenta per cento, allora dobbiamo anche ricordare che circa il 70% di chi vi si sottopone va incontro al fallimento: una percentuale indubbiamente elevata, che probabilmente per altri tipi di trattamenti clinici sarebbe giudicata inaccettabile.
L'aspetto scientifico delle tecniche di procreazione medicalmente assistita è stato comunque quello più discusso, mentre il punto di vista antropologico è stato meno oggetto di riflessioni, soprattutto nel dibattito pubblico del nostro paese. In che modo, ad esempio, mutano le relazioni parentali per chi fa uso di queste tecniche? Abbiamo letto recentemente la notizia del bambino inglese con tre mamme, sorelle fra loro: una ha messo a disposizione i propri ovociti, un'altra ha portato avanti la gravidanza e la terza è la mamma cosiddetta sociale. Il bambino nato in questo modo adesso ha tre anni, e le tre donne hanno deciso di fare il bis, e di ripetere l'esperienza. Come influirà questa particolare situazione sulle relazioni madre-figlio? E d'altra parte, ritornando al figlio selezionato, in che modo un bambino che sa di essere nato perché scelto in un gruppo di embrioni, alcuni dei quali scartati, elabora questa condizione di "figlio prescelto"?
Abbiamo potuto leggere qualche studio sulle problematiche psicologiche legate alle modalità del concepimento negli scritti di Benoit Bayle, specialista in psichiatria perinatale, che lavora presso il Servizio di Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza degli Ospedali di Chartres. Ma su tutto questo ancora si sa ben poco: nel nostro inconscio sono radicate figure antiche, e i nostri sentimenti cambiano con lentezza millimetrica rispetto alla velocità dei cambiamenti tecnoscientifici. Tecnicamente i genitori possibili possono essere fino a un numero di sei, almeno per ora (il patrimonio genetico di due donne - una dà gli ovociti e l'altra i mitocondri- e un uomo, l'utero surrogato di una terza donna e una quarta come madre sociale, accanto ad un padre sociale, per un totale di sei persone). Come influisce questo sulla crescita di un bambino, sul rapporto di coppia, sui sentimenti di maternità e paternità? Ma, per esempio, l'avvento di nuove terapie, basate su farmaci sempre più personalizzati, grazie all'uso di cellule e tessuti umani manipolati, se da un lato lasciano intravvedere promettenti opportunità di cura, dall'altro pongono importanti problemi di equità sociale di cui si è finora parlato pochissimo.
Ad oggi, il confronto politico su questi temi si è basato su schemi semplificatori: il conflitto tra laici e cattolici, e la polarizzazione tra nuovi diritti individuali da una parte, e, diciamo così, conservatorismo antropologico dall'altra.

 

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