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27lug/19Off

Accadde oggi: le Tre Gloriose Giornate di Francia

27 luglio
1830 – Con la Rivoluzione di Luglio o seconda rivoluzione francese, avvenuta a Parigi nelle Tre Gloriose Giornate (27, 28 e 29 luglio), Carlo X, ultimo Borbone, fu costretto ad abdicare.
Carlo X divenne ben presto impopolare, a seguito di alcune misure prese, tra cui l’abolizione della Guardia Nazionale e il ripristino della censura. Il 25 luglio 1830 emanò le cosiddette Ordinanze di Saint-Cloud, che prevedevano lo scioglimento delle camere, una nuova legge elettorale e l’inasprimento della censura. La loro pubblicazione scatenò una sollevazione popolare a Parigi, iniziata con la ribellione alle Ordinanze dei principali organi di stampa.
(In fondo si potrà vedere un breve filmato in francese sulla rivoluzione del luglio 1830)
Con queste Ordinanze si stabiliva:

  1. Autorizzazione preventiva necessaria per tutte le pubblicazioni: in pratica la soppressione della libertà di stampa.
  2. Ennesima dissoluzione della Camera dei deputati: per la seconda volta in 70 giorni. E senza che la nuova assemblea, appena eletta, si sia riunita una sola volta.
  3. Modificazione della legge elettorale: essa era, da sempre censitaria, ovvero limitante il diritto di voto attivo e passivo a determinate soglie patrimoniali. La novità stava nella ammissione, ai fini di tale soglie, dei soli redditi fondiari (con esclusioni di quelli derivanti dai commerci, dalla finanza e, in generale, dalle professioni liberali).
  4. Data delle nuove elezioni: 6 e 13 settembre.
  5. La quinta e la sesta nominavano a consiglieri di Stato dei noti esponenti di parte ultra.

Le Ordinanze risultavano gravemente lesive degli interessi di due solide componenti della società francese: anzitutto la maggioranza della Camera, che si vedeva certamente preclusa da una successiva vittoria elettorale. Inoltre la stampa di opposizione, che, con l’introduzione di una “legge bavaglio“, si vedeva destinata a subire la chiusura. Non stupisce, quindi, che siano stati proprio gli operai tipografici a reagire per primi, avviando la sollevazione.

Lunedi 26 luglio, sul Moniteur, il foglio ufficiale del governo, compare il testo delle Ordinanze. La loro pubblicazione immerge il Paese in un vero e proprio stato di stupore. L’atto di forza era atteso ma non si pensava che fosse portato prima della riunione delle Camere, prevista per il 3 agosto. Le National pubblica un’edizione straordinaria invitando alla resistenza attraverso il mezzo dello sciopero delle imposte.
Il 27 luglio, ignorando le ordinanze, Le National, Le Temps, Le Globe e Le Journal du commerce compaiono senza autorizzazione, pubblicando una protesta solenne, firmata da 44 giornalisti: « Il regime legale è … interrotto, è iniziato quello della forza. Nella situazione in cui siamo, l’obbedienza cessa di essere un dovere … perché oggi ministri criminali hanno violato la legalità. Siamo dispensati d’obbedire. Cercheremo di pubblicare i nostri giornali senza richiedere l’autorizzazione che ci viene imposta ». Il prefetto di polizia ordina il sequestro dei quattro quotidiani e vengono spiccati i mandati di arresto per i firmatari della protesta; si verificano anche tafferugli fra la polizia e gli operai delle tipografie, i quali temono di perdere il lavoro e formeranno lo zoccolo duro dell’insurrezione.
Il 28 luglio il centro e la zona orientale della capitale sono irte di barricate e gli insorti svuotano le armerie al canto della Marsigliese; alle undici, i ministri, con il primo ministro Polignac in testa, si rifugiano nelle Tuileries da Marmont, che giudica molto seria la situazione e manda al re un messaggio rimasto famoso: «Non è più una sommossa, è una rivoluzione. E urgente che Vostra Maestà decida misure di pacificazione. L’onore della Corona può ancora essere salvato. Forse domani sarà troppo tardi»
800px-Prise_de_l'Hôtel_de_ville_-_le_Pont_d'ArcoleGli insorti conquistano l’Hôtel de Ville, sul cui tetto sventola il tricolore, con intensa emozione della popolazione. L’edificio, di alto valore simbolico, viene perduto e ripreso più volte. Talleyrand, alla notizia che la popolazione ha preso l’Hôtel de Ville, afferma: «Ancora qualche minuto e Carlo X non sarà più re di Francia».
Il 29 luglio, il Louvre e le Tuileries cadono nelle mani degli insorti. La sera, l’insurrezione è padrona di Parigi e i resti dell’esercito si concentrano a protezione della residenza reale di Saint-Cloud.
Il 30 luglio il deputato generale Gérard chiede il ritiro delle Ordinanze e l’affidamento al duca de Mortemart di un nuovo governo. Carlo X, privo ormai di ogni altra risorsa, accetta quelle condizioni. A notte, mentre la capitale resta nelle mani dei rivoluzionari, le possibilità di compromesso sembrano sempre più lontane e il trono di Carlo X appare condannato.
Il 31 luglio la borghesia ha preso il potere e il 2 agosto Carlo X è costretto ad abdicare a favore del nipote Enrico d’Artois, sotto la tutela del cugino Luigi Filippo d’Orléans.

 

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