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25lug/18Off

“Rompiamo il silenzio contro la menzogna servono voci libere”

Articolo di Roberto Saviano (Repubblica 25.7.18) "Saviano e il dovere di prendere posizione. Lo scrittore si rivolge a chiunque possa farsi ascoltare da una comunità: vi sembra che questo governo rispetti i valori della Costituzione? Per i sondaggi oltre il 60% sostiene i partiti al governo. Una situazione mai vista

""Dove siete? Amici scrittori, giornalisti, cantanti, blogger, intellettuali, filosofi, drammaturghi, attori, sceneggiatori, produttori, ballerini, medici, cuochi, stilisti, youtuber, oggi non possiamo permetterci più di essere solo questo. Oggi chiunque abbia la possibilità di parlare a una comunità deve sentire il dovere di prendere posizione. Ogni parola ha una conseguenza, certo, ma anche il silenzio ha conseguenze, diceva Sartre. E il silenzio, oggi, è un lusso che non possiamo permetterci. Chi in questi mesi non si è ancora espresso — a fronte di chi invece lo sta facendo con coraggio — tace perché sa che a chi fa il nostro lavoro parlare non conviene. Spesso sento dire: «Chi esprime il proprio pensiero lo fa per avere visibilità», ma è una visibilità che ti fa guadagnare insulti sui social e la diffidenza di chi dovrebbe sostenere il tuo lavoro, perché si sente chiamato a dar conto delle tue affermazioni. Quello che nessuno ha il coraggio di dire è che spesso si tace per non essere divisivi, perché si teme che arrivino meno proposte, meno progetti. Ma se la pensiamo così, abbiamo già perso, perché ci siamo rassegnati a non stimolare riflessioni e ad assecondare chi crede che la realtà sia riducibile a parole d’ordine come “buonista”, “radical chic”, “taxi del mare”, “chiudiamo i porti”, “un bacione”, “una carezza” ed emoticon da adolescente.
Si tace perché prendere posizione divide non solo il pubblico che ti segue sui social, ma anche e soprattutto chi compra i tuoi libri, i biglietti dei tuoi spettacoli, chi viene a vederti al cinema o ti vede in televisione.
Con Berlusconi era tutto più netto: c’era lui e c’eravamo noi.
Criticarlo portava reazioni forti, artiglieria di fango, ma c’era una comunità che si stringeva attorno a chi lo faceva. Prendere posizione contro Berlusconi non significava perdere share, copie, consenso. Oggi non è più così e in questo governo si stenta a scorgere i germi di qualcosa di estremamente pericoloso.
«Fa’ il tuo lavoro e basta» è il richiamo all’ordine che subisce il calciatore che esprime la sua opinione sui migranti, l’attore che indossa la maglietta rossa. E il richiamo all’ordine è già un ricatto: guadagni con il tuo lavoro, non accettiamo commenti politici da chi ha il culo al caldo.
Oggi c’è fastidio verso chi fa quello che sarebbe invece normale: controllare chi ci governa perché, anche se legittimato alle urne, non tradisca non solo il proprio mandato, ma soprattutto la nostra storia e i valori che ci hanno consentito di vivere decenni di pace. La nostra Democrazia è giovane e fragile, ma è prima di tutto antifascista e antirazzista. Vi sembra che oggi questo governo si stia muovendo nel rispetto dei valori che sono alla base della nostra Costituzione? Non vi sembra piuttosto che i 70 anni di prosperità e pace appena trascorsi ci abbiano resi permeabili a partiti politici xenofobi? Che ci abbiano resi disattenti, se non disinteressati a vigilare su diritti che una volta acquisiti, se non li difendiamo, possono essere spazzati via da qualche post su Facebook e da una manciata di tweet?
Questo governo, speculando sulle difficoltà di molti, utilizza come arma di distrazione di massa l’attacco ai migranti e alle Ong. Mentre il M5S e la Lega litigano sui punti fondamentali del loro accordo, ci fanno credere che il nostro problema siano i migranti. E se mi rispondete che i governi precedenti hanno fatto altrettanto, vi dico: non si erano spinti fino a questo punto, ma di certo hanno asfaltato la strada perché tutto questo accadesse.
Se avete votato per Lega e M5S per ribaltare il tavolo, perché era l’unico modo per mandare via una classe dirigente che aveva fallito sotto ogni profilo, vi dico: vigilate, non delegate, aprite gli occhi perché le cose si stanno mettendo male, male per tutti.
Male anche per voi.
Perché quello che si sta consumando non è uno scontro tra me e Matteo Salvini. Per me non c’è nulla di personale; sento piuttosto fortissimo il dovere e la necessità di parlare per chi non ha voce. Per i seicentomila immigrati presenti in Italia che devono essere regolarizzati ora, subito, perché siano sottratti allo stato di schiavitù in cui, in molti casi, versano. Per le Ong che hanno iniziato a fare salvataggi in mare, aiutando gli Stati europei e l’Italia a gestire un fenomeno che non può essere bloccato, ma solo ben amministrato, perché è palesemente una risorsa. Quei politici che oggi si ostinano La risposta di Matteo Salvini a Roberto Saviano arriva, come al solito, sui social. «Artigiani, studenti, operai, commercianti, impiegati, pensionati, casalinghe, infermieri, poliziotti, disoccupati...Forse per il ricco scrittore non sono categorie abbastanza alla moda, chissà!», scrive. Poi l’immancabile “bacioni” e l’hashtag #stopinvasione ancora a sostenere il contrario di politica e di economia non capiscono niente e sono un pericolo per la tenuta sociale del nostro Paese, che è multietnico.
Fieramente multietnico.
Oggi chiedo a voi di mobilitarvi per i diritti di tutti, perché anche se a voi sembra di non far parte di questi “tutti”, siete già coinvolti. In nome di un presunto benessere, in nome di una maggiore sicurezza ci diranno che, in fondo, la libertà di espressione è una cosa da ricchi privilegiati e, invece, come sapete bene, la libertà d’espressione è lotta per i diritti; e la lotta per i diritti è sempre lotta per chi non può permetterseli.
E ora voi mi direte: ma le nostre battaglie le facciamo con i nostri libri, con le nostre canzoni, con i nostri spettacoli, con la nostra ironia. È vero, è sempre stato così: ma ci sono dei momenti in cui non basta più delegare la resistenza alla propria arte.
Dinanzi a truppe cammellate di bugiardi di professione (al loro cospetto gli scherani di Berlusconi erano dilettanti) e davanti al dolore reale che le loro menzogne provocano, abbiamo tutti il dovere di rispondere: NON È VERO!
Parlate ai vostri lettori, ai vostri ascoltatori, a tutti coloro a cui con la vostra arte e il vostro lavoro avete curato l’anima.
Abbiate fiducia, avete gettato le basi per essere ascoltati, non abbiate paura di dire a chi vi stima che voi non state con tutto questo.
Ci sarà disorientamento all’inizio, riceverete critiche per aver rotto l’equilibrio dell’equidistanza, che però è fragile e già incrinato. Ma gli effetti virtuosi che domani avranno le vostre parole, vi ripagheranno delle reazioni scomposte degli hater oggi.
Il trucco che useranno per delegittimarvi lo conoscete, quindi partite (partiamo) in vantaggio. Vi diranno: guadagni? Non puoi parlare.
Così Mussolini trattò Matteotti prima che venisse ammazzato: sei figlio di benestanti? Non ti puoi occupare di istanze sociali.
Ma davvero ci facciamo intimidire da questa comunicazione criminale?
Dovremmo vergognarci del frutto del nostro lavoro?
Accettare, come vogliono, che autentico sia solo chi tiene la testa bassa?
Tra i soccorritori di Josephine, l’unica superstite del naufragio che ha mostrato ancora una volta l’inadeguatezza della Guardia costiera libica a compiere missioni umanitarie, c’era Marc Gasol, uno dei giocatori di basket più forti del mondo. Dite un po’, cosa rispondereste a chi dice: Marc Gasol è ricco, non può occuparsi di chi soffre? Vi sembra un’obiezione plausibile, vi sembra che abbia senso o che siano i deliri di chi oggi ha paura?
E allora uscite allo scoperto, oggi l’Italia ha bisogno delle vostre voci libere. Non abbiate paura di chi, più di ogni altra cosa, teme il dissenso perché non ha gli strumenti per poterlo gestire, se non in maniera autoritaria. E un ministro della Repubblica che querela uno scrittore su carta intestata del ministero sta mettendo in atto un gesto autoritario, coinvolgendo l’intero governo.
Da una parte c’è chi critica, dall’altra tutto il governo, che a oggi non ha manifestato alcun fastidio a essere strumentalizzato.
Scrittori, l’attacco al libro, alla conoscenza, al sapere è quotidiano. «Vai a lavorare» viene detto a chi scrive. Il primo passo di qualsiasi deriva autoritaria parte dal disconoscere la fatica intellettuale, togliere alle parole la dignità di lavoro. In questo modo resta solo la propaganda.
Editori, non sentite franare la terra sotto i vostri piedi?
Prendete parte, non c’è salvezza nel prudente procedere: la conoscenza è uno strumento preziosissimo di emancipazione dalla miseria personale, difendiamo questo strumento.
Difendiamolo con tutte le nostre energie.
Ho riflettuto molto prima di scrivere queste righe: non vi sto chiamando a raccolta per difendere me, ma il tempo per restare nelle retrovie è finito. Se non prenderete parte vorrà dire che quello che sta accadendo sta bene anche a voi: o complici o ribelli.
«La storia degli uomini — scrisse Vasilij Grossman in Vita e destino — non è dunque la lotta del bene che cerca di sconfiggere il male.
La storia dell’uomo è la lotta del grande male che cerca di macinare il piccolo seme dell’umanità. Ma se, in momenti come questo, l’uomo serba qualcosa di umano, il male è destinato a soccombere». Voi siete il piccolo seme dell’umanità, senza di voi l’Italia è perduta. Allora, da che parte state?""

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