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25lug/18Off

Ribellarsi e’ giusto

Due prese di posizione sull'appello di Saviano (Repubblica 24.7.18) LEGGI DI SEGUITO

“Noi ci battiamo ma la politica tace” Repubblica 25.7.18 "Intervista a Michela Murgia di Caterina Pasolini"

""«Davanti a quello che accade oggi, alle parole xenofobe e razziste di Salvini sui migranti, per me che sono militante è naturale schierarmi, espormi, pubblicamente come invita a fare Saviano nel suo appello, ma non è l’unica via», dice Michela Murgia, scrittrice, che travolge con la sua passione civile e politica.
Meglio denunciare o agire? «Ognuno trova la sua risposta, la sua strada per opporsi. Non c’è una via più giusta dell’altra, la battaglia va fatta in mille modi diversi. I gesti eclatanti servono come esempio a chi cerca fiducia e indicazioni, ma è nelle piccole cose quotidiane che cresce la resistenza».
È stata attaccata per questo? «Non è mai stato così difficile parlare, scrivere. Ti arriva una quantità di reazioni negative difficili da maneggiare e non solo dalla rete. Una cosa è certa: qualcosa è stato profondamente sottovalutato in questi anni, in cui la sinistra ha dimenticato gli svantaggiati».
Intellettuali latitanti? «Assolutamente no, ognuno si organizza: chi fa volontariato, chi viene alle presentazioni per discutere, chi organizza scuole d’italiano per stranieri, chi va in carcere. Tanti scrittori sono tornati a scrivere di politica. Gli intellettuali si cercano tra loro come non accadeva da quando Berlusconi tentò di far passare la legge bavaglio. Ecco, chi è veramente assente è la politica».
Partiti silenti? «Il Pd è troppo occupato a dare la colpa ai cattivi elettori che non hanno votato Pd per fare autocritica. La politica ora sembra occuparsi di se stessa invece che dei problemi del Paese».
Lei ha detto: bisogna tracciare un confine tra uomini e no... «La mia idea è che siamo esseri umani empatici che hanno superato la legge della giungla, migliori dei nostri istinti. E poi c’è una parte del paese che ha vinto, anche se ricordiamo che Salvini ha avuto il 17 %, e che pensa all’essere umano come a un predatore dominante».
Qual è la differenza? «La Lega soffia sulle paure che ci uniscono, come perdere il lavoro, non sulle idee che ci dividono. E le idee diverse fanno bene alla democrazia. Solo che la sinistra dovrebbe ripensare seriamente cosa significa essere di sinistra ».""

“L’impegno è agire io lo faccio a scuola” Intervista di Eraldo Affinati

""«L’appello di Saviano a parlare, denunciare le falsità sui migranti è sacrosanto. Ma non basta. Io vorrei che le nostre parole fossero sempre legittimate da ciò che facciamo, altrimenti ogni pronunciamento rischia di essere vano. Oggi il discorso politico è svuotato di senso a causa di questo». Eraldo Affinati, docente e scrittore, i problemi di chi proviene dall’altra parte del mare li conosce bene per esperienza diretta. Nelle scuole di lingua che ha creato per insegnare l’italiano ai nuovi arrivati. Di loro ha anche scritto nella sua ultima opera: “Tutti i nomi del mondo”.
Che fare davanti a quello che accade oggi in Italia? «Dipende dal carattere. Io preferisco agire in concreto. Con la nostre scuole Penny Wirton per l’insegnamento gratuito della lingua italiana agli immigrati, uno a uno, senza voti e classi, coinvolgiamo centinaia di persone in ogni parte d’Italia, anche studenti in alternanza scuola-lavoro».
Il silenzio però ha conseguenze, diceva Sartre. «A me non piace tanto Jean Paul Sartre. Io sono sempre stato dalla parte di Albert Camus. Bisogna superare le categorie novecentesche. Faccio un solo esempio: una nostra volontaria del Nord mi ha detto che fra gli insegnanti della sua Penny Wirton ci sono anche alcuni leghisti. Se noi connotassimo in chiave partitica la nostra azione didattica, non verrebbero. Invece così lo fanno: gratis. Riflettiamoci. L’essere umano è sorprendente».
Qual è il compito degli intellettuali verso il potere? «Esistono le poetiche personali, le situazioni specifiche, non le categorie generali. Uno scrittore può formulare, se non la sua protesta, la sua ragione di stare al mondo, semplicemente restando fedele al proprio stile».
Se fosse nato in Africa? «Ci sono stato, ho visto la miseria e lo splendore delle persone che non hanno niente e vivono, senza guerra sì, ma nella polvere e nel degrado. Se fossi nato lì, avrei cercato di venire qui. Noi parliamo spesso di ciò che non conosciamo. Consultiamo le tabelle. Guardiamo la tv. Navighiamo in Rete. Ma ciò che conta è come ti guarda Mohamed quando gli spieghi il verbo essere».""

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