Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

28lug/19Off

Accadde oggi: il processo alla strega Gabrina

28 luglio

A Reggio Emilia Gabrina degli Albeti viene portata in tribunale come fattucchiera di fronte a una corte civile, non ecclesiastica, presieduta da un vicario del Podestà.
Evita il rogo perché è processata in anni in cui la procedura dell’Inquisizione non è ancora chiaramente definita; il “Malleus Maleficarum”, l’onnipotente manuale antistrega opera dei domenicani Sprenger e Kramer, sarà pubblicato un secolo dopo nel 1486.
Pochi giorni dopo il processo, Gabrina uscì dal tribunale marchiata a fuoco e con la lingua amputata. Non a caso fu scelta questa pena: Gabrina non sapeva né leggere né scrivere. Venne così ridotta al silenzio. (In fondo potrai vedere la scena con il dialogo con la strega da “Il Settimo Sigillo” di Bergman)
Che Gabrina avesse o meno stipulato un patto col Diavolo poco importava al tribunale laico, che aveva avuto sentore della sua fama crescente come fattucchiera.la strega e il diavolo
La colpa della povera donna fu quella di essere erbaiola cioé raccoglitrice di erbe medicinali con l’aiuto delle quali tesseva i suoi malefici. Perché le sue pozioni non potevano essere altro che malefiche visto che i giudici non riconoscevano a esse alcuna virtù risanatrice. Del resto un certo frate di Siena, tale Filippo, autore intorno al 1400 degli “Assempri”, scriveva nel suo testo che le erbaiole altro non erano che streghe e come tali andavano punite, essendo esse veri e propri “medici del diavolo che dan da credere che quello che Dio non vuol fare, esse possono farlo con l’aiuto del Demonio”.
Se poi la donna violava anche le leggi ecclesiastiche tanto meglio; questo avrebbe giustificato ulteriormente la condanna. Perché la pena che le sarebbe stata inflitta doveva servire a quanti credevano di potersi arrogare un potere che doveva essere solo dei medici e dei preti.
In effetti l’Inquisitio – cioè l’atto dell’istruttoria giunto fino a noi nell’archivio di Reggio – giudicava Gabrina colpevole di essere stata scelta da Satana per agire contro Dio a danno delle anime.
La strega non guariva per danaro e questo aggravò la sua posizione: infatti i giudici dichiararono che per pura scelleratezza incantava femmine e maschi.
Gabrina fu quindi accusata di essere “donna malefica”. L’Inquisitio che la portò a questa sentenza riferisce che parecchie persone degne di fede a Reggio Emilia testimoniarono contro di lei.
Gabrina consigliava alle donne di far bere decotti di camomilla ai mariti maneschi, che avrebbero voluto riconquistare. Fu qui che la placida camomilla assunse significati diabolici, grazie alla dotta valutazione dei giudici di questo processo. L’infuso offerto al marito doveva infatti venir accompagnato da un gesto: “…mulier poneret manum ad vulvam, deinde ponere ad os suum…” la donna doveva porre una mano nella vagina, poi, così inumidita, sulla propria bocca e quindi baciare il marito, già rabbonito dalla camomilla.
In quei tempi la Chiesa più che mai si ingegnava a controllare, regolare e reprimere la sessualità e una donna, che suggerisse a mogli e innamorate di infilarsi le dita ad vulvam con quel che segue, era, oltre che scandalosa, sicuramente diabolica.
Aggravò la posizione di Gabrina la sua confessione di aver insegnato alle donne, tra i tanti modi per conquistare un uomo, anche quello di ungersi la bocca con l’olio santo prima di baciarlo.
Per tutti questi motivi venne ridotta all’eterno silenzio.

Gabrina è anche il nome di un personaggio femminile dell’Orlando Furioso (canto XXI), legato alla magia e a magiche pozioni. Ariosto usa il nome di Gabrina come sinonimo di strega, probabilmente ispirandosi al processo di Reggio.

 

Commenti (0) Trackback (0)

Spiacenti, il modulo dei commenti è chiuso per ora.

I trackback sono disattivati.