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8ago/180

Per L’Europa dei diritti Le liberta’ fondamentali sono universali

Articolo di Nadia Urbinati (Repubblica 8.8.18)

“”Nominare i diritti non basta a rendere una politica coerente con i diritti. Ce lo dobbiamo ricordare quando il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, propone di distribuire i diritti secondo la sua concezione di persona e di relazioni interpersonali. Quando vuole, nel nome dei diritti, promuovere la sua visione di “italiani”, di “cittadini” e di “famiglia”. Come se non avessimo una Costituzione. Come se non avessimo sottoscritto convenzioni internazionali ed europee sui diritti, i quali, dalla fine dei totalitarismi, non sono più SOLO dei connazionali o di una parte della popolazione. I diritti non sono proprietà di nessuno, nemmeno ( o soprattutto) della maggioranza. Il rovesciamento proposto dal ministro dell’Interno stravolge i diritti facendone strumenti di discriminazione e di esclusione. Non è questa la loro natura. E soprattutto, non è questa l’Italia (e l’Europa) nella quale la nostra cultura etico- politica è radicata, come Massimo Cacciari e altri intellettuali hanno scritto nell’appello- manifesto che hanno lanciato dalle pagine di questo giornale.
L’Italia repubblicana non nacque né autarchica né nazionalista. Con la firma del Trattato di Pace di Parigi (10 febbraio 1947), il governo italiano si impegnava a sostenere alcuni dei diritti alla cui formulazione l’Assemblea costituente stava lavorando da diversi mesi. La Costituzione ha dato all’Italia un legittimo passaporto a partecipare a pieno titolo alla comunità internazionale, che nel Dopoguerra, con l’istituzione delle Nazioni unite e poi con l’inizio dei trattati che avrebbero dato il via all’Unione europea, si apprestava a trasformare radicalmente sia il vecchio ordine internazionale (fondato su Stati sovrani assoluti) sia quello più recente (nazionalista e totalitario) che aveva affossato la «Società delle nazioni» e attuato politiche imperiali, in Europa e fuori.
Ricordiamo a chi lo ha dimenticato o non l’ha mai saputo che la nostra Costituzione — quella di ” noi italiani” — ha radici in un contesto internazionale che non è nazional- sovranista. Ha le sue fonti normative in un ordine internazionale di diritti umani. A queste condizioni, l’Italia repubblicana ha potuto essere fra gli Stati fondatori del Consiglio d’Europa, fra i firmatari della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, e fra i destinatari originari dell’attività giurisdizionale della Corte europea per i diritti dell’uomo, nonché fra gli Stati membri fondatori di quella che poi diventò l’Unione europea.
Il sistema europeo di protezione dei diritti fondamentali non è un privilegio degli europei certificati. La Seconda guerra mondiale ha chiuso il capitolo tristissimo dei “diritti di qualcuno” e ha aperto la strada a una visione universalista, che ha radici sia illuministe sia cristiane. Non relativista, come lo è invece il sovranismo, che assegna i diritti in base a una predefinita appartenenza comunitaria. Questo è il progetto che chi governa a Varsavia, a Budapest, a Vienna e a Roma vorrebbe rilanciare. Un progetto che si appella alla cultura cristiana, ma recintata dentro i confini degli Stati, per cristiani selezionati.
L’Europa dei nazionalismi è stata purtroppo un capitolo della storia politica del vecchio continente, come l’altra Europa, quella che ha dato vita a una rete sovrannazionale di diritti. Anche oggi, due Europe si contendono la vita pubblica e civile del continente. L’una ha in passato prodotto campi di battaglia e di sterminio; oggi, rinasce servendosi dell’arma dei confini europei, per respingere chi viene da ” fuori” o per discriminare chi vive tra noi come extra- comunitario. L’altra ha avuto la lungimiranza di creare le condizioni di un mondo libero e aperto; oggi, è accusata di essere relativista, come se universalisti fossero i fanatici del “noi prima e soprattutto”. Ci troviamo come in un mondo rovesciato. Contro il quale si impone una scelta di campo netta.”"

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