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31ago/18Off

Affido condiviso, l’idea leghista non funziona

Articolo di Elisabetta Ambrosi (Fatto 31.8.18)

“”Non c’è pace per i milioni di genitori italiani separati, già provati dalla doppia sentenza della Cassazione a partire dal caso Grilli-Lowenstein (abolizione dell’assegno divorzile, poi parzialmente reintrodotto). Quella contenuta nel disegno di legge del senatore leghista Simone Pillon – avvocato cattolico, anti-abortista, anti-utero in affitto, anti-gender, organizzatore di vari Family Day e già noto per la sua accusa di stregoneria alla responsabile di un progetto multiculturale di fiabe nelle scuole di Brescia – è infatti un’autentica rivoluzione. Innescata in nome dei diritti dei padri separati e del loro appellarsi sempre più frequente a quella “sindrome da alienazione parentale” a volte applicata dai tribunali ma priva di fondamento scientifico. E molto criticata dalle donne che si occupano di violenza. Ma cosa sostiene, in sintesi, la proposta Pillon? Si parte da un fatto reale, ossia il sostanziale fallimento della legge sull’affido condiviso, che in Italia riguarderebbe solo il 3/4% dei minori, tutto il contrario di altri paesi europei. Al fine di “garantire l’effettiva eguaglianza tra padre e madre nei confronti dei propri figli”, si introduce il principio della doppia residenza per i minori: questi ultimi dovranno risiedere in ciascuna per un minimo di 12 giorni al mese. Altro istituto previsto è quello del mantenimento diretto dei due coniugi, contro “l’idea antiquata dell’assegno”, che dunque cade in toto, mentre l’assegnazione della casa al genitore prevalente viene definita una “mostruosità probabilmente incostituzionale”, tanto che si prevede che chi resta debba pagare l’affitto all’altro. Quanto al tema dell’alienazione, sotto la dicitura di “diritti relazionali” si sancisce l’allontanamento immediato del coniuge che ostacoli un rapporto equilibrato e continuativo se il figlio manifesta, appunto, rifiuto o alienazione.
La reazione degli avvocati matrimonialisti non si è fatta attendere. C’è chi, come Annamaria Bernardini De Pace ha puntato il dito contro un disegno di legge maschilista portato avanti “da un manipolo di uomini quarantenni, in buona parte avvocati e in buona parte leghisti”.
Altri invece, come l’avvocata matrimonialista Stefania Chiara Tocchi, hanno ragionato sulle drammatiche conseguenze della soppressione tout court dell’assegno per i figli anche in mancanza di reddito di lei, quando “la legge italiana ha sempre detto che in famiglia ognuno provvede in maniera corrispondente alle proprie possibilità”. Gian Ettore Gassani, presidente dell’Associazione avvocati matrimonialisti italiani, ha definito “questo disegno di legge improponibile e socialmente pericoloso perché un conto è essere genitori a Milano, un conto a Palermo dove la disoccupazione femminile è altissima. E non esiste che a casa del più ricco i bambini mangino caviale e dall’altra uova sode”.
Il fatto è che l’affido condiviso non è un’idea leghista, anzi viene previsto da numerose convenzioni internazionali e l’Italia è stata sanzionata decine di volte dall’Europa perché non lo applica. “Da questo punto di vista”, continua Gassani, “anche magistrati e avvocati italiani sono colpevoli, così come quei padri che dimenticano i figli e quelle madri che rendono i padri, persino scrittori o avvocati di grido, dei miserabili, quando impediscono loro di vedere i figli. Ma per fermare Pillon non bisogna maledire le lobby dei maschilisti ma usare la scienza”. E poi, naturalmente, fare controproposte, come l’introduzione della rendicontazione delle spese fatte con i soldi dell’assegno (Gassani), o l’introduzione dei patti matrimoniali, come vorrebbe Carlo Ioppoli, Presidente nazionale associazione avvocati familiaristi italiani.
Ioppoli definisce il ddl Pillon “un tentativo di forzare la mano. Chiedono 1000 per portare a casa 300, ma non possiamo comunque restare a guardare”.

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