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31ago/18Off

La religione arma dei sovranisti per colpire le liberta’ individuali

Articolo di Vladimiro Zagrebelsky (Stampa 31.8.18)

“”Cosa hanno in comune l’ex ufficiale del Kgb sovietico Putin, che si fa fotografare mentre bacia le icone accanto al patriarca della Chiesa ortodossa russa, e Salvini, capo della Lega una volta benedetta dalla sacra ampolla dell’acqua del dio Po, che agita il rosario nel comizio davanti al Duomo di Milano? L’uso della religione evidentemente, richiamata come radice della loro politica, anche quando ne è arduo vedere la coerenza. La religione come «instrumentum regni» non è certo un’invenzione contemporanea, né un abuso dei soli poteri civili senza attiva partecipazione delle chiese. Colpisce però il riemergere di una strumentalizzazione che sembrava ormai svelata e quindi impraticabile, anche per la resistenza sviluppatasi, almeno in Occidente, dall’interno stesso delle chiese. Da parte poi della Chiesa cattolica, in particolare con il pontificato di Papa Francesco, il distacco da connivenze governative si è fatto evidente e critico. Eppure l’oltraggioso abuso non ha trovato ferma denunzia, quasi fosse possibile lasciarlo passare come episodio minore, destinato a essere presto dimenticato. Non sarà così, non solo perché il richiamo dei simboli religiosi è potente per la parte più tradizionalista del mondo cattolico, ma anche perché esso rientra in una operazione politica che investe molti Paesi dell’Unione europea.
L’attacco all’Unione viene svolto su piani diversi da partiti diversi in vari Paesi. Non solo in Italia ha trovato nel tema delle migrazioni verso l’Europa il terreno favorevole ad aggressiva e fruttuosa propaganda. Il recente incontro del vice presidente del Consiglio Salvini con il primo ministro ungherese Orban, è stato presentato alla stampa dando gran rilievo alla sintonia sul rifiuto dei migranti. Ma bisogna fare attenzione. La propaganda che sfrutta il tema e il problema delle migrazioni ha la capacità di oscurare tutto il resto e monopolizzare l’attenzione su una questione che non è certo la più grave, in Italia come in Europa. C’è invece ben altro nella prospettiva della sintonia politica che si annuncia tra i Paesi e i partiti cosiddetti sovranisti, contrari non solo a queste istituzioni dell’Unione europea, ma allo stesso progetto politico di progressiva unificazione. Vi è in comune, in varie forme e modi di concretizzazione, l’attacco allo Stato di diritto e alle libertà individuali che esso garantisce. È evidente l’insofferenza per le garanzie costituzionali che derivano dal controllo di legalità operato sui governi da parte di giudici indipendenti, da una stampa libera, dall’azione di associazioni e sindacati influenti. Ciò che già è avvenuto in Polonia, in Ungheria e in altri Paesi del gruppo cosiddetto di Visegrad ha un significato inequivoco, che troppo a lungo è stato sopportato dalle istituzioni dell’Unione, tanto da domandarsi ora se non sia troppo tardi. Vi è un elemento comune nella sintonia tra partiti che si ritrovano nell’attacco ai principi democratici su cui l’Unione europea si fonda. Lo si vede nella pretesa di ridurre al solo esito elettorale l’esigenza di legittimazione di chi governa o aspira a farlo. E in prospettiva, come il contenuto e il linguaggio dell’azione politica dimostra, vi è continuità tra elezioni, raccolta di click di gradimento su un sito e acclamazione di piazza. Già visto.
In questo quadro il collante religioso gioca un ruolo importante su più piani. Esso viene usato per dar dignità all’attacco ai migranti, indicati come pericolosi per la salvaguardia della identità del popolo, che si pretende data unitariamente da una fede religiosa, che certo non è da tutti condivisa e comunque è tutt’altro che omogenea e in sintonia con la politica di chi se ne appropria. In Italia si assiste al richiamo alla parte più chiusa e retriva del cattolicesimo, in Polonia addirittura si organizzano processioni ai confini con crocefissi e madonne, in Ungheria si difendono i tradizionali costumi e stili di vita contro un’Europa accusata di favorire libertinaggio e ogni sorta d’immoralità. Accanto alla rivendicazione di valori tradizionali, emerge l’accusa all’Europa di laicismo; non di attaccamento al valore della laicità – costituzionale, anche in Italia – ma di estremismo anti-religioso, fonte di ogni conseguente perversione. E così l’uso fatto da parte politica del richiamo religioso fa eco a quei settori del cattolicesimo che è intollerante verso le libertà individuali e ha nostalgia del passato autoritarismo della Chiesa. Lo sventolare del rosario da parte di Salvini richiama una versione soltanto degli atteggiamenti cattolici: non quella aperta, accogliente, rispettosa degli altri e dialogante come è tanta parte delle organizzazioni del volontariato cattolico, in sintonia con Papa Francesco. Un Papa, che non per caso è da tempo oggetto di critiche, di dileggio e dell’attacco congiunto di settori interni alla sua Chiesa e delle aree politiche che le usano richiamandole.
Molto più che nella politica anti-migranti (che appena superati gli slogan pone gli uni contro gli altri) i partiti della destra sovranista trovano similitudine nell’eccitazione di sentimenti religiosi che pretendono di esprimere l’identità dei popoli. Pericolosissimo esercizio, capace di infiammare la caccia al diverso, a chi non crede come vien richiesto e che, quindi, oltre che miscredente diverrebbe anche antipatriottico.”"

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