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1set/18Off

Il risveglio delle opposizioni. Umanita’ contro tribu’

Articolo di Nadia Urbinati (Repubblica 1.9.18)

“”Il risveglio dell’opposizione è avvenuto in piazza; non nei partiti, non in Parlamento. È avvenuto laddove nei momenti di crisi di legittimità generalmente avviene. Un’opposizione spontanea, pacifica e consapevole, quella che a Milano ha accolto Matteo Salvini e Viktor Orbán; il segno e forse il seme di una nuova forma di impegno partigiano. Nuova perché mobilitata in favore di un principio che dal 1945 credevamo un fatto assodato e non più di parte: quello di umanità. Essere partigiani di umanità segnala che ci troviamo in una condizione estrema, simile a quella di chi sta sul crinale di un dirupo e guarda giù, prefigurandosi il peggio.
Su questo crinale stanno due modelli di Paese e quindi di Europa. L’Italia e l’Europa sono nate dalla lotta di liberazione dal fascismo, nel nome del primo e fondamentale bene: la vita e la dignità, due termini che denotano un’unica e identica cosa, la condizione umana, premessa del vivere civile e politico. La patria delle libertà uguali è nella nostra Costituzione; l’altra, l’Europa, è stata una promessa e un impegno (purtroppo svilito) a creare le condizioni istituzionali e sociali per rendere le nostre democrazie durevoli nel tempo. Due patrie che sono nate insieme, e insieme possono cadere.

L’altro modello è come un’immagine rovesciata, uno scenario opposto, studiato e premeditato: la patria che Orbán e Salvini dichiarano di voler difendere nei loro Paesi e nel continente parla un linguaggio che nega prima di tutto l’umanità; perché tratta quella umana come una condizione relativa all’appartenenza a un’etnia, a un aggregato identitario fisso nei contorni e nei connotati. Orbán e Salvini dichiarano che quella parte di mondo che parla la loro lingua e sventola il loro Vangelo è più umana; che ha il privilegio di decidere chi non merita di vivere. Il primo principio di umanità, quello del soccorso, si fa arma di offesa; il non soccorso diventa politica di difesa dei confini.
Dietro la svalutazione del principio di umanità promossa dal nostro governo sta un progetto chiaro: dichiarare chiusa la stagione dei diritti umani. L’argomento usato è sofistico: vuole far credere che i diritti umani predicano l’inclusione di tutti e quindi la liquefazione dei popoli. Un falso sbandierato con il proposito di togliere valore all’umanità per poterla negare. Disumanizzare per legittimare il non soccorso.
I diritti umani fondamentali non comandano l’inclusione; comandano il soccorso e l’accoglienza, la quale significa e comporta prima ospitalità e assistenza a immigrati, a profughi, a vittime di catastrofi. L’umanità è tutt’altro che astratta: veste i panni di chi chiede soccorso. Respingere questa basilare norma è come voler riscrivere i codici morali e giuridici secondo un principio opposto, quello della tribù. Ecco perché la battaglia è oggi, nel nostro Paese e perciò in Europa, una lotta sui fondamenti, e quindi squisitamente politica: perché dietro alla negazione del principio di umanità vi è una concezione di comunità politica che fa a pugni con la patria, che è nella nostra Costituzione.
Il crinale sul quale ci troviamo oggi è quindi dei più estremi: di là una politica etnocentrica, di qua una politica dei diritti e dell’eguaglianza. Se il sovranismo è un atto di fede tribale, essere critici del sovranismo dovrebbe prima di tutto significare recuperare le ragioni dell’umanità, come diceva Hannah Arendt. Una piazza San Babila che si sia spontaneamente riempita di cittadini e cittadine (era già accaduto a Catania) per affermare questo principio basilare, contro il modello di Paese e di Europa propugnato dai leader xenofobi, è il segno di un’opposizione radicale e politica. E può essere il seme per una nuova forma di impegno partigiano per la patria delle eguali libertà, in Italia e in Europa.””

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