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“Irregolarita’ ”, cosi’ il ministro Salvini sgombera Riace

Due articoli su Riace LEGGI DI SEGUITO

Articolo di Lucio Musolino (Fatto 14.10.18) “Accoglienza – Approfittando dell’inchiesta sul sindaco, il Viminale dispone il trasferimento entro 60 giorni degli ospiti dello Sprar”

M”"atteo Salvini mette la sua firma sulla distruzione del “modello Riace”. A due giorni dal Riesame chiamato a decidere sui domiciliari disposti dal gip su richiesta della Procura di Locri che ha indagato il sindaco Mimmo Lucano per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno ha disposto il trasferimento dei migranti ancora ospiti nello Sprar di Riace. Con la circolare del 9 ottobre, quindi, il Viminale azzera un modello di accoglienza dei migranti riconosciuto tale in tutto il mondo. Attraverso la Direzione centrale dello Sprar, infatti, il ministero di Salvini conferma quanto già contestato a fine luglio senza considerare le controdeduzioni con le quali il Comune calabrese si era opposto ai 34 punti di penalità per il “mancato aggiornamento della banca dati” gestita dal Servizio centrale, la “mancata rispondenza tra i servizi descritti nella domanda di contributo e quelli effettivamente erogati”. Ma anche la “mancata applicazione di quanto previsto dalle linee guida”, una riscontrata “erogazione dei servizi finanziati dal Fondo a favore di soggetti diversi da quelli ammessi all’accoglienza” e, infine, “la mancata presentazione della rendicontazione”.
“Il provvedimento è abnorme”. Gianfranco Schiavone, vicepresidente dell’Asgi, non ha dubbi. È lui che, assieme al presidente dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (l’avvocato Lorenzo Trucco), ha scritto le controdeduzioni oggi cassate dal ministero dell’Interno.
“Leggendo il provvedimento di revoca – spiega Schiavone – pare che il progetto non abbia erogato il servizio di assistenza ai migranti. Questo non è vero perché i servizi li ha erogati. Ci sono state solo delle mancanze amministrative formali che non giustificano un’applicazione di penalità sproporzionata. Non c’è proporzionalità tra la sanzione che viene data, la revoca del progetto e le irregolarità riscontrate. Qui si scopre con l’evidenza politica di dover a tutti i costi dipingere Riace come il luogo peggiore dell’accoglienza in Italia. Personalmente credo che ci sia uno sfondo politico a questo provvedimento. Credo ci sia anche tanta piccolezza della burocrazia che guarda con grande dedizione alle procedure e molto poco alla sostanza. È una storia che indica pure come parte del sistema di protezione italiano, nel corso del tempo, sta perdendo le qualità per le quali è nato, cioè dare un futuro alle persone”.
Ventuno pagine con cui, di fatto, il responsabile della Direzione centrale dei servizi civili per l’immigrazione e l’Asilo, Daniela Parisi, revoca “i benefici accordati” al Comune di Riace con il decreto ministeriale del 21 dicembre 2016.
Questo comporta “la definizione dei rapporti contabili e per l’eventuale recupero di contributi già erogati”. Il Comune di Riace potrà ricorrere al Tar chiedendo una sospensiva del provvedimento di revoca. Questo fermerebbe tutto in attesa della sentenza dei giudici amministrativi. Ma il ministero di Salvini sembra voglia giocare d’anticipo. Ieri sera, infatti, fonti del Viminale hanno fatto sapere che i migranti verranno trasferiti già dalla settimana prossima e nel giro di un mese dovrebbero essere ricollocati in altri centri. Cosa faranno in questo mese non è dato saperlo. Non una data e nessuna spiegazione sulla procedura di trasferimento. A questo punto, in qualsiasi momento la prefettura di Reggio potrà inviare i camioncini della polizia di stato a Riace per “prelevare” i migranti e portarli chissà dove.
“Vogliono soltanto distruggerci”. Dalla sua abitazione, dove sta scontando i domiciliari, Mimmo Lucano si sfoga: “Nei nostri confronti è in atto ormai un vero e proprio tiro incrociato. I nostri legali, comunque, stanno già predisponendo un ricorso al Tar contro la decisione del Viminale”.
“Chi sbaglia, paga”. Salvini gira il coltello nella piaga e replica al sindaco di Riace: “Non si possono tollerare irregolarità nell’uso di fondi pubblici, nemmeno se c’è la scusa di spenderli per gli immigrati”.”"

Senza tregua l’offensiva dei populisti di Massimiliano Panarari (Stampa 14.0.18)
«Guai ai vinti». Ai neopopulisti, si sa, piace molto indossare virtualmente le vesti (o le pelli) dei neobarbari antisistema (anche se sono diventati il nuovo sistema), e quindi la frase che Tito Livio attribuisce al capotribù dei galli senoni Brenno pare calzare a pennello all’affaire Riace. Dopo l’arresto del sindaco Domenico Lucano (il «vinto» di questa guerra), la decisione del ministero dell’Interno di trasferire i migranti ospitati nello Sprar del Comune rappresenta un’ulteriore picconata inferta al paradigma di accoglienza e integrazione per antonomasia nell’Italia spazzata dal tornado populista.
La demolizione del «modello Riace» che, da fiore all’occhiello per i precedenti esecutivi di centrosinistra si è tramutato non solo nella pagliuzza, ma nell’autentica trave nell’occhio del «governo del cambiamento» del condominio Lega-Movimento 5 Stelle. Ancor più, vien da dire, al cospetto della metamorfosi della prima dalla fase bossiana del «celtico» e «gallico» partito macroregionale settentrionale a quella odierna in cui si sta strutturando come formazione politica nazionalpopulista e nazionale. E che ha identificato proprio nella Calabria (dove Matteo Salvini è stato eletto senatore per via della ripartizione dei voti stabilita dalla legge elettorale) un fulcro dell’espansionismo a Sud. Un aspetto che rovescia la metafora, rendendo il piccolo paese della provincia di Reggio Calabria (vetrinizzato a livello globale) l’equivalente del villaggio gallico di Asterix che resiste all’irresistibile avanzata di consenso del cesare-zar leghista. Soltanto che in questo caso non si tratta di fantasia come nei fumetti di Goscinny e Uderzo, ma di (durissima) realtà.
Infatti l’anfibio Salvini, metà leader di partito e metà politico-celebrità con delicati ruoli istituzionali – e, soprattutto, comunicatore al 100% -, non sceglie i target in maniera accidentale. La sua campagna elettorale permanente si basa su una strategia di escalation incessante che, come da copione populista, innalza il livello dello scontro propagandistico mirando a un bersaglio (sempre più) grosso. Come appunto quello rappresentato dall’esperienza di Riace che, nella problematica e impopolare gestione delle politiche migratorie da parte del Pd e del centrosinistra, era divenuto oggetto di un riconoscimento unanime all’interno del rissosissimo mondo progressista nostrano come su scala internazionale. E, al di là dell’esito specifico (da attendere) della vicenda giudiziaria di Lucano, è evidente come il vicepremier e titolare del Viminale abbia deciso per andare allo scontro frontale con tutti i suoi nemici politici e oppositori. Salvini non fa prigionieri, e sull’onda del clima d’opinione a lui molto favorevole, persegue con incrollabile determinazione l’obiettivo di una nuova egemonia culturale. Che si sta configurando come il vero «pensiero unico», e prevede la conquista e l’espugnazione dei «territori» non allineati. Nell’accezione anche più direttamente geografica (e geopolitica): quella di occupare materialmente, oltre che simbolicamente, gli spazi delle collettività, rimuovendo gli elementi di disturbo. E pure in senso «psicogeografico», come avrebbero detto i situazionisti francesi degli Anni Cinquanta e Sessanta, perché il suolo, il territorio, la comunità sono altrettanti principi cardine del sovranismo.
Ed ecco, pertanto, che la ruspa salviniana è stata lanciata a tutta velocità contro lo Sprar di Riace. Non per nulla, l’idealtipo che Salvini vuole incarnare è quello dei siloviki, come vengono chiamati nella democratura illiberale di Putin, a cui il ministro dell’Interno indirizza costantemente parole di elogio e ammirazione. Un «uomo della forza» dal pugno di ferro (e senza guanto di velluto).”"

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