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5apr/19Off

All’ombra di Torre Maura

Blog di Lucia Annunziata (HuffPost 4.4.19) “Breve viaggio nella periferia incazzata di Roma, dove negli anni hanno perso tutti i partiti e dove lo scontento non si può etichettare tutto come razzismo. E Casa Pound non conta niente”

“”Niente spazzatura per strada, autobus che ordinatamente caricano le persone. Strade ampie, molto verde di quasi campagna, file di palazzi dignitosamente ordinari. Non so che idea susciti in voi la parola periferia, ma non c’è nulla di disperato, nulla di devastato, da queste parti. Non fosse per quell’unico dettaglio, le robuste sbarre di ferro che coprono ogni finestra, ogni entrata di questi palazzi, fino ai piani alti. Neanche una facciata è senza protezione. Torre Maura, uscita 18 del Grande Raccordo Anulare, mezz’ora dal centro, Roma sud est, Sesto Municipio composto da 270 mila abitanti. Più di una città media italiana. Ma non vi capiterà di passarci. Nessuna strada attraversa Torre Maura. Chi ci va, è per andare lì e basta. E in queste ore, andare lì e basta è un esercizio utile per chiunque voglia mettere la testa fuori dal sacco.
Un rapido avvicinamento a un casermone – costruito nell’inconfondibile stile delle opere pubbliche, e diventato da due notti un piccolo Fort Apache – lascia ogni idillio a casa, squarcia ogni ordine formale. Sull’asfalto della strada, al di qua di un cordone di camionette delle forze dell’ordine, si agita un mondo incazzatissimo di donne e ragazzi, anziani con qualche cane, e giovanotti in fantasmagoriche tute da rapper (una è di seta con tante teste di tigre. “Bella” dico, e un sorriso finalmente affiora: “grazie”) il cui ruolo è, e rimane per tutto il tempo, inutilmente misterioso – tanto è chiaro cosa stiano facendo. Da dietro le finestre, dentro il fortino resistono gli “zingari” con qualche rapida spedizione sulle porte esterne a forza di “vie’ qua, vediamocela da soli”, o l’inevitabile gesto che punta ai fatali genitali maschili che sempre in queste situazioni vengono coinvolti. “Anvedi che ce provocano” urlano i rapper invocando i soliti “mortacci” della tradizione romana.
Pezzi di brace, fiammate di ripresa del grande fuoco che, letteralmente, ieri ha bruciato la notte di Torre Maura, con cassonetti, macchine, un camper a fare da torcia, più che una metafora un presagio di quello che può succedere a Roma, o, se è per questo, in tutte le nostre città. L’ultimo dei tanti episodi che irrompono nella nostra cronaca e raccontano – questa è la versione con cui è stata catalogata anche la rivolta di Torre Maura – di un paese ormai attraversato da istinti xenofobi. Ma davvero tutto si riduce alla solita periferia romana dominata da Casa Pound? È davvero anche questo rogo un ennesimo effetto Salvini?
Una brace per nulla in via di estinzione. Che, il giorno dopo, viene riattizzata proprio da questa versione, dall’apertura dell’inchiesta della Procura per “istigazione all’odio razziale”. “Ma che siamo noi ora i razzisti?”, “Alla fine denunciano noi?”, “e pure fascisti siamo”. Per gli abitanti del quartiere i colpevoli di questa lettura sono, manco a dirlo, i media, e la politica tutta, la sindaca Raggi e lo Stato, in un unico calderone pieno di tutti quelli che “non hanno capito un tubo (traduzione mia)” di quel che è la vita da queste parti. Basta così una manciata di ore per rivelare un intreccio di bisogni e di rabbia non semplicemente inscatolabili.
Tante ragazzine circolano, telefonini all’orecchio magliette alla moda, scuola saltata. Raccontano storie di Rom che appena arrivati in nottata hanno subito cominciato ad invadere le scale dei palazzi intorno: “Ero a casa di una mia amica e sentivamo musica. Abbiamo sentito un rumore, aspetta mi dice la mia amica, e andiamo zitte zitte alla porta e guardiamo fuori dallo spioncino. C’erano due uomini che parlavano fra loro a segni. Forse ci hanno sentito e sono andati via, ma una nostra amica che ci ha raggiunto li ha visti ancora sul pianerottolo, nascosti nelle scale”. “Ecco, posso andare a lavora’ io con tranquillità” interviene Maria, capelli nerissimi, indicando le figlie “quelle so’ le mie due, di 20 e 13 anni, io mi sveglio alle quattro del mattino per andare a lavorare”… “E che lavoro volete che faccio? ” continua, “Vado a puli’, faccio le case… qui tutte fanno le pulizia, chi agli ospedali, chi alle cooperative…”. La prima figlia la ventenne, fa anche lei “le case”. La seconda vuole studiare.
Passa il caffè fra le donne, insieme all’elenco, ripetitivo, dei mestieri – pulizie, assistenza per anziani, consegne. Uno dei mariti chiede di parlarmi al telefono. “Io faccio l’autista e faccio consegne, comincio alle 3 del mattino, ma posso lascia’ da sola la famiglia?”. Una signora di 74 anni, quasi senza denti, con un barboncino anzianissimo anche lui, ma di impeccabile pelo bianco, passa urlando, e squarciando il velo delle varie ipocrisie: “Io con i negri ci andavo d’accordo. Ho votato la Raggi, e non lo farò mai più. ‘Ndo sta mò? Ieri è venuto di notte il delegato del comune pe’ nun farse vede’… De notte come de notte c’hanno portato li zingari…”.
Il passo verso la politica è, come si vede, breve. I vari capannelli ospitano un po’ di osservatori, un dirigente locale e uno romano del Pd, arrivati alle 4 stamattina a tentare di tamponare “le accuse che il Pd non è presente nelle periferie”, c’è qualcuno del comitato di quartiere, e ci sono quelli che sembrano i rapper, un gruppo di grandi maschi Alfa che se ne stanno per conto proprio.
E a chiacchierare fra tutti questi gruppi, uno sguardo sul passato recente comincia a dare un maggior senso al presente.
La storia dei “negretti”, come li chiamano qui, è una parte importante del racconto.
A Torre Maura ci sono tre strutture di accoglienza, centri SPRAR, che negli anni hanno ospitato immigrati. In particolare quello al centro della protesta ha ospitato immigrati giovani per molti anni. “Un gruppo che, sia pure in maniera precaria si era integrato, o almeno si era stabilita una convivenza. Giravano per il quartiere, facevano sport al campetto, facevano lavoretti”, dice Sergio Bagattini, uno dei membri del comitato degli inquilini della case Isveur, che sono quelle popolari in questa area. Oggi pensionato, ex autista del Campidoglio, racconta del cambio improvviso: ” La notte, senza che nessuno fosse informato, hanno portato 70 rom. La mattina già tutti ce ne eravamo accorti”. Bagatti conferma la versione delle donne. Tutti ripetono le storie di tentati furti, di molestie verbali alle ragazze, di arance tirate sui ragazzini che giocavano lì sotto.
Non sembra esserci stato alcun caso di scontro. Semplicemente gli abitanti della zona con passaparola si sono presentati nel pomeriggio intorno all’edificio. “Gli zingari no!” è la parola d’ordine che viene ripetuta. Gli esempi delle ragioni di paura aumentano nel racconto di tutti. C’è ad esempio la vicenda della famiglia rom cui è stata bruciata la roulotte. Un caso che ha assunto anche qui proporzioni esemplari. Al solo nominarlo si riscaldano gli animi: “Si, è una famiglia di 11 persone!! E gli hanno dato una casa nel palazzo” spiegano con foga i presenti. “Undici, 9 figli e due genitori!! Stanno esattamente sopra a mia sorella. La prima notte a mezzanotte stavano a fa’ un casino. Mia sorella è andata su e ha chiesto un po’ di quiete. Sa che le hanno risposto? Che so’ regazzini!!”.
È il comitato di quartiere che parla di nuovo: “bisogna capire. Sì, qui le case sono decorose, ma bisogna entrarci dentro. Puzza tutto di muffa. Questo inverno la maggior parte è stata per 4 mesi senza riscaldamento”. Caldaie vecchie. Nessuna manutenzione da parte di nessuno. La società pubblica che costruì questa zona è ormai sciolta da anni. “Ognuno di noi fa la manutenzione, e c’è chi può e chi non può”. Stesso tipo di cura è quella per gli spazi pubblici. Da qui d’altra parte si parte per andare a lavorare per lavori, come abbiamo detto, incerti, e qui si ritorna. Questo è quanto. Sulla via principale, Via dei Colombi, “chiude un negozio al giorno”, uccisi dai grandi magazzini della distribuzione, che crescono in questa area che corre lungo l’autostrada.
Le statistiche d’altra parte martellano con la nitida fotografia che ci restituiscono. “Il Sesto Municipio è l’apice del disagio romano”, dice Fabrizio Compagnone capogruppo Pd del Sesto Municipio, 270mila abitanti che con il livello di disoccupazione più alto, il più alto abbandono scolastico, il 60 per cento delle case popolari di tutta la Capitale, snocciola. Ma il dato per me più sorprendente è che il Sesto è anche il municipio con il maggior livello di arresti domiciliari.
A chi si è rivolto negli anni questo grumo di popolazione urbana/periferica così sofferente? È sempre andato a destra questo municipio, secondo quanto sostiene uno degli assiomi della politica romana? In verità qui il consenso ha cambiato direzione molte volte. L’ultima serie di risultati elettorali indicano un continuo terremoto.
Queste sono le cifre delle elezioni nel Sesto Municipio.
- Nel 2008 vince Alemanno con il 42,71 per cento che batte di poco Rutelli che si ferma al 42,18 per cento. I grillini compaiono in una lista “Grillini parlanti no euro” che porta a casa lo 0,47, e in una sigla “Amici Beppe grillo Lista civica” che fa il 2,52.
- Nel 2013 vince Marino con il 39 per cento, che batte la destra di Alemanno che ne è ancora il portabandiere ma si ferma al 33,20. Marcello De Vito che è il primo dei 5Stelle a tentare l’avventura de sindaco porta a casa un significativo 14,14 per cento.
- Nel 2016, a soli tre anni di distanza causa la crisi Marino, la Raggi vince con il 41,25 per cento. Insieme ai Cinque stelle sulla piazza romana hanno un significativo risultato forze politiche che oggi sono protagoniste: Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia prende il 25 per cento grazie anche all’apporto di varie liste fra cui quella della Lega di Salvini che segna il 3.90. Casa Pound corre da sola e raccoglie solo 1,22. Il Pd scende al 17,31 con Giachetti.
- Nel 2018, infine, nelle politiche di marzo i risultati del Collegio 5 che include il Sesto municipio, il Pd rimane al 17,64. I cinque stelle vanno al 36,08. E la Lega di Salvini va al 12,66, Meloni a 9,08, e Berlusconi a 10,52.
E Casa Pound che sempre viene chiamata in mezzo in tutte le scosse di piazza delle politica romana? Il loro ruolo a Torre Maura non è difficile da individuare. I simil rapper di cui parlavo all’inizio, tatuati, pieni di croci e simboli, chiaramente sono lì a fare “sorveglianza”. Secondo le opinioni di tutti Casa Pound è arrivata quando ha saputo di una rivolta già avviata, e come sempre si è presentata ed ha soffiato sul fuoco. Ma l’organizzazione è rimasta in questi anni ben lontana come si vede dalle cifre elettorali, dall’essere diventata forza votata in massa o anche solo protagonista della tensione locale.
E sarà dunque Torre Maura una delle tante periferie incazzate d’Italia, ma il suo consenso negli anni se lo sono giocato tutti i partiti. La forza che più è cresciuta negli ultimi anni, cresciuta anzi al galoppo, sono i Cinque Stelle, il cui sindaco è quello che ha preso anche le decisioni sul trasferimento dei rom. E saranno dunque probabilmente i 5 stelle ad essere colpiti maggiormente da questa vicenda. Ma la rivolta in corso rimescola di nuovo le carte. E pone una domanda: è inevitabile che tutto questo scontento finisca nelle mani della destra estrema?“”

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