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6apr/19Off

“Un’altra Europa e’ necessaria”

Presentazione e sommario del nuovo numero MicroMega 2/2019 (da MicroMega online 14.2.19

“”In vista delle elezioni per il rinnovo del parlamento europeo, il 26 maggio prossimo, MicroMega ha deciso di dedicare il nuovo numero (in edicola dal 21 marzo) all’Europa, quella che c’è e quella che dovrebbe esserci, nella consapevolezza che quanto oggi è possibile fare si riduce a un lavoro di resistenza immediata contro l’onda nera dei prefascismi e a un lavoro di radicamento culturale di non immediata lena per quanto riguarda i valori fondanti dell’Europa possibile e necessaria.
Il numero si apre con il dialogo tra Olivier Blanchard, capo economista del Fondo monetario internazionale negli anni che videro lo scoppio della crisi globale, ed Emiliano Brancaccio, docente di Politica economica, che si confrontano sul capitalismo e i mercati, sulle disuguaglianze e i problemi dell’eurozona, a partire dal motto thatcheriano ‘Tina-There is no alternative’.

Alle questioni economico-finanziarie è dedicata anche la prima sezione del numero nella quale Enrico Grazzini ci spiega perché la moneta unica è un chiaro esempio di eterogenesi dei fini e perché è destinata a crollare; Guido Salerno Aletta ci illustra come gli Stati, privati della sovranità monetaria, siano di fatto completamente alla mercé dei mercati; Riccardo Realfonzo chiarisce perché è semplicistico pensare che le colpe del mancato funzionamento dell’Ue siano da addebitare interamente all’euro e come la soluzione non sia quindi l’abbandono della moneta unica; Vladimiro Giacché punta il dito contro il trattato di cooperazione firmato recentemente da Francia e Germania che va in direzione contraria alla tanto proclamata necessità di una maggiore integrazione europea ed Eleonora Romano ci spiega perché è necessario andare «oltre il pil» come misura del benessere per definire politiche realmente efficaci per combattere le disuguaglianze: un passaggio quanto mai necessario anche per valutare l’impatto delle politiche europee.

Una seconda parte del numero è incentrata sulla questione “migrazioni”: Lucio Caracciolo sottolinea la necessità di elaborare strategie di gestione del fenomeno di lungo periodo nella consapevolezza che finché le ingiustizie in questo mondo saranno così macroscopiche non si potrà impedire a nessuno di mettersi in cammino alla ricerca di un futuro migliore; Lisa Pelling spiega come una seria politica di ‘frontiere aperte’ porterebbe concreti benefici economici e sociali, sia ai paesi di destinazione sia a quelli di origine, invitando la sinistra a fare propria questa battaglia; Annalisa Camilli ci racconta le altre “Riace” sparse per l’Europa; mentre Ahmad Mansour mette in guardia da una gestione naïf dell’immigrazione, che può mettere a rischio alcuni valori portanti delle nostre democrazie, a partire dalla libertà di espressione, di coscienza e dai diritti delle donne.

Al “cuore nero dell’Europa” è dedicata un’altra sezione del numero con i saggi di Guido Caldiron – che traccia una mappa dell’Internazionale nera che si sta diffondendo rapidamente in Europa e che minaccia di metterne in discussione le fondamenta democratiche – e di Sławomir Sierakowski, che mette a confronto i populismi di Orbán e Kaczyński.

Della questione ambientale e delle sfide che l’Unione europea ha di fronte sotto questo profilo parla Luca Manes sottolineando come il problema sia tutto sul piano politico e come anche in questo campo l’Europa stia mostrando di abdicare velocemente ai propri princìpi e impegni pur di favorire alcuni interessi specifici o gruppi di potere transnazionali. Sul tema si confrontano poi i due leader tedeschi Annalena Baerbock e Christian Lindner in un faccia a faccia tra due visioni del futuro.

Ma il numero di MicroMega in edicola dal 21 marzo non finisce qui. Loris Caruso e Davide Vittori ci raccontano quelle nuove forme politiche – a sinistra della socialdemocrazia – che si stanno sperimentando in altri paesi europei (e che in alcuni casi si sono imposte come soggetti importanti) mentre Wojciech Przybylski e Natalia Żaba gettano un fascio di luce sui movimenti che stanno inondando le strade e le piazze di diversi paesi dell’Europa orientale – a cominciare dalla Serbia e dalla Romania – e che reclamano più democrazia e meno corruzione; Jürgen Habermas delinea come l’Ue potrebbe guadagnare capacità di azione politica e recuperare il sostegno dei propri cittadini; Francesca Bria spiega come l’Europa potrebbe diventare leader nello sviluppo di tecnologie digitali che abbiano come obiettivo non solo la sicurezza o l’innovazione commerciale ma soprattutto quella sociale e pubblica; Alessandro Capriccioli illustra la necessità di intraprendere con decisione la strada di una rigorosa laicità se non vogliamo rimanere schiacciati fra la deriva fascioconfessionale alla Orbán e le trappole multiculturaliste che accettano l’oppressione delle donne; David Broder ci racconta i retroscena della Brexit; Tomas Miglierina fa un quadro del Belgio, il piccolo ma cruciale paese dell’Ue che ha fatto della gestione dei particolarismi il proprio marchio di fabbrica.

Chiudeil numero, per la sezione “Nostra patria è il mondo intero” un reportage dal Brasile di Mario G. Losano che illustra come i primi vagiti della presidenza di Jair Bolsonaro in Brasile non lascino sperare nulla di buono neanche in materia di politica culturale.

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