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30apr/19Off

WHY ARE WE CREATIVE?

Da Repubblica del 28.8.18 riportiamo due articoli riguardanti il documentario “Why are we creative?” che sarà proiettato venerdì 3 maggio ‘19 alle ore 21 in aula magna della sede reggiana dell’Università.    Si parla dell’”ossessione” del regista e vengono riportate frasi di alcuni personaggi intervistati.
Dopo l’anteprima mondiale alle Giornate degli autori di Venezia, le Giornate della laicità propongono la prima proiezione nazionale per il pubblico.

Ossessioni non pericolose di Luca Valtorta”
Questo è il racconto di una ossessione iniziata quasi per caso. Ma che dura da decenni. Un’ossessione che ha generato questo film. Hermann Vaske, il regista, dopo aver studiato arte a Berlino e cinema a Los Angeles, nel 1983 si trasferisce a Londra e lavora per l’agenzia pubblicitaria Saatchi&Saatchi. “Sono cresciuto in una realtà con regole che non ho mai messo in discussione. Il mio arrivo a Londra ha cambiato tutto questo”, racconta in Why are we creative?.

Londra mi ha fatto uscire da me stesso e vedere la vita da angolazioni diverse e sorprendenti. Improvvisamente potevo mettere in discussione tutto ciò che ritenevo indiscutibile”. Il suo maestro e ispiratore di è Paul Arden: “Era il creativo supererò in un periodo, gli anni ‘80, in cui la Saatchi&Saatchi divrtò l’agenzia più grande e creativa del mondo. Un’estate andai a trovare Paul nella sua casa di campagna del Sussex. Era una calda sera d’estate ed eravamo seduti attorno a un fuoco. Stavamo bevendo e parlando del perché facevamo ciò che facevamo. Guardai il cielo stellato e mi venne subito una domanda: “Perché siamo creativi?”. E questa domanda, una sorta di “astori”, un’illuminazione improvvisa, fu ciò che cambiò per sempre la sua vita. Paul saltò in piedi: “Ecco, è questa la domanda. Nient’altro, scrivila, scrivila, solo questa”. Ma Herman Vaske non si limitò a scriverla: iniziò a farla a tutte le persone che incontrava. E a firmare le risposte. Il risultato sono le oltre mille dichiarazioni raccolte dai personaggi più disparati e altrettanti artwork da essi realizzati (alcuni li vedrete in queste pagine): “Questa è stata la mia ricerca , condannato a girare per il r sto dei miei giorni avvicinando perfetti sconosciuti per chiedere: “Perché sei creativo?”. Cosi il suo film si apre con David Bowie, intervistato nel 1995, che dice una cosa come: “Penso che la creatività abbia a che fare col desiderio di trovare un luogo da cui salpare, sapendo di non poter cadere dal margine del mondo quando arrivò alla fine del mare. Ci sarà sempre altro mare su cui navigare. Penso che sia una specie di campo intellettuale dell’avventura. E può essere un divertimento o una guerra o un ibrido di entrambi”. L’affresco presentato insomma è impressionante, si passa dal Dalai Lama a Quentin Tarantino e permette di scorgere le forme diverse che la creatività può prendere: una scintilla da cui si accendono fuochi che vanno dall’arte, alla scienza, dalla filosofia alla politica . Il film stesso è comunque solo una parte di un progetto che prende anche la forma di mostre. Si tratta di eventi divisi in due parti: nella prima sono ospitati dei monitor con l’intervista ai vari personaggi, a fianco i loro artwork. La seconda sala invece è vuota tranne che
ER un tavolo con fogli di carta, matite, pennarelli, puntina destinate ai visitatori a cui viene chiesto di esprimere la propria creatività. La cosa interessante è che, se alla fine del la giornata si guardano i due padiglioni e si tolgono i nomi degli artisti, i risultati sono sorprendentemente molto simili. La creatività appartiene a tutti.

“Da Bono a Lynch: vieni avanti creativo”
MARINA ABRAMOVIC – Mia madre era molto severa. Per tutto ciò che facevo, ero sempre una pecora nera, venivo sempre punita. La mattina mi scriveva dei biglietti: quante frasi di francese dovevo imparare, cosa dovevo leggere, fare, quante volte dovevo lavarmi le mani, era tutto controllato. All’epoca facevo già le performance. Avevo 29 anni ma dovevo essere a casa alle 22. Non sapevo che qualcuno l’aveva chiamata per dirle: “Tua figlia si appende nuda sul muro della galleria”. Mi stava aspettando con questo posacenere pesante, regalo per i 25 anni di matrimonio. Lo prende, mi guarda e mi dice la frase del Taras Bulba: “Io ti ho dato la vita e io te la tolgo”. Poi mi lancia il posacenere che vola verso la mia testa e io mi dico: “Ok, non mi sposterò. Mi spappolerà la testa ma poi andrà in prigione, pagherà per questo”. Ma poi mi sono spostata e il posacenere è finito contro la porta di vetro rompendola. Penso che non avrei mai potuto fare il lavoro che faccio ora se non avessi avuto quel tipo di educazione perché serve tanto autocontrollo e un’idea di determinazione e sacrificio”.
BJÖRK – È solo… non so fare altro. Non conosco nient’altro. Eppure, allo stesso tempo, non mi sento diversa dal resto della mia famiglia e non si definirebbe “creativo”ciò che fanno, cioè gli elettricisti. E mio nonno mi farebbe vedere su Polaroid un caminetto che ha appena costruito con lo stesso orgoglio che ho io nel fare le mie canzoni. Quindi… sì. È tutto creativo.
REED HASTINGS ( COFONDATORE E AD DI NETFLIX) – Forse tutti nasciamo creativi, facendo castelli di sabbia, vendendo la limonata… Poi intervengono gli aspetti pratici della vita e non tutti restano tali. Come disse Picasso, “Ogni bambino è un artista”. Il problema è come rimanere artisti da adulti”.
PHILIPPE STARCK ( ARCHITETTO E DESIGNER) – Lavoro su circa 250 progetti contemporaneamente. Ciò significa che faccio tutto da solo, che ho in testa un bel computer, che lavora piuttosto bene. Ma ha capacità limitate perché lavora a tutti questi progetti simultaneamente. Quindi sono costretto paradossalmente a gestire tutto e a lasciare una specie di magma sempre in movimento. Il mio esercizio mentale è semplicemente di vedere un ologramma, una rappresentazione tridimensionale. Se è un oggetto, lo faccio girare per vedere tutti i dettagli e se è un luogo, ci volo dentro e mi sposto guardando tutto.
GEORG BASELITZ ( ARTISTA) – Quando ho iniziato, non pensavo a cosa significasse essere creativo. Avevo circa 14 anni all’epoca. Aveva a che fare soprattutto col mettersi in mostra. Potevo fare qualcosa che gli altri non avevano il coraggio di fare. È rimasto così fino a un certo punto. È bello lavorare con i frammenti e con la distruzione. Quando distruggi qualcosa e poi lo ricostruisci. Questo è il vero procedimento che avviene.
SIR PETER USTINOV – Trovare un’altra angolazione da considerare come verità, questo è in gran parte la creatività. Perché significa uscire dal guscio. Ricordo il caso di Einstein che faceva parte di un club nautico a Zurigo e in quei giorni non c’era vento. Tutti erano al ristorante e videro passare Einstein diretto alla sua barchetta e dissero: “Cosa fa? Non c’è vento oggi”. Ma Einstein, quando tutto si era ridotto al fatto che non c’era vento, iniziò a notare cose che altrimenti non avrebbe notato. Perciò, per lui, era più importante andare in barca in una giornata infausta. Non vinse mai una regata, ma notò tutte quelle cose che, alla fine, portarono alla teoria della “creatività”.
QUENTIN TARANTINO – Se ho qualcosa è perché qualcuno me l’ha dato prima che nascessi. È un dono fortunato. La cosa che ci rende degni di riceverlo è che ne facciamo qualcosa. E non è predestinato.
YOHJI YAMAMOTO ( STILISTA) – I cosiddetti artisti hanno un dono. A volte è una sventura perché… La vita significa fare qualcosa. Non ci si può fermare. È come un treno senza sosta. A volte è così sgradevole, così impellente. Per gli artisti o i creatori, fare o creare qualcosa significa: non poter vivere senza.
FRANK GEHRY ( ARCHITETTO) – Si può dire che sono dipendente dal processo creativo. Un maniaco del creare. Ma mi piace il rapporto con le persone con cui lavoro e con i clienti e non è una cosa solitaria. Non è come uno scrittore seduto da solo.
GEORGE R. R. MARTIN ( AUTORE DI “IL TRONO DI SPADE”) – Non ho una risposta. Sono sempre stato così sin da bambino. So che i greci pensavano che fosse un intervento divino delle muse, vari tipi di Muse per la poesia, la musica, la narrazione, ecc. In tempi più moderni ci sono le teorie di Jung sull’Io, il Suoer-Io, l’Es, le varie parti del cervello, il subconscio, le teorie sulle due parti del cervello, destra e sinistra, una creativa l’altra analitica. Non lo so (…) la cosa spaventosa è che, non sapendo da dove provenga, ho sempre il timore che smetta di arrivare. Che un giorno la musa taccia e il cervello sinistro smetta di parlare al destro e non arrivi più niente e io rimango zitto.
DAVID LINCH - In ogni essere umano c’è il desiderio di creare e io sono un comune essere umano. Non c’è niente di più entusiasmante che avere un’idea e tradurla e realizzarla. Portare qualcosa dall’astratto al concreto.
NELSON MANDELA – Beh, il pensiero creativo è sempre assolutamente necessario. Non vogliamo visioni stereotipate e cliché, che non sono legato alla situazione specifica che stiamo affrontando.se vogliamo essere pertinenti, allora dobbiamo essere creativi.
BONO – Siamo stati costruiti in modo tale da non poter agire senza un po’ di magia funzioniamo solo,con quel concetto, aspettando l’arrivo di Dio, in un certo senso.
DALAI LAMA - Una delle cose essenziali e uniche dell’essere umano è che abbiamo la nostra immaginazione e quindi la creatività. Grazie a questo la civiltà umana e lo sviluppo sono molto più ampi e veloci rispetto a quelli di altri mammiferi, allo stesso tempo quella creatività può essere usata nella direzione sbagliata, con motivazioni negative, allora avvengono anche più disastri. Quindi penso che la creatività debba essere usata con equilibrio, con cuori caldi.
STEPHEN HAWKING – Bisogna essere creativi per fare una buona scienza. Altrimenti ripeti solo vecchie formule trite e ritrite. Non fai niente di nuovo. È molto meglio viaggiare con fiducia che arrivare.

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