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13mag/19Off

Sul destino dell’Africa lo spettro del ritorno alla schiavitu’ razziale

Articolo di Wole Soyinka (Stampa 12.5.19)

“”Il continente africano ne ha passate tante e a tanto è sopravvissuto – schiavitù, ripartizioni imperiali, occupazioni, un esodo umano senza precedenti di cittadini che a fiotti si incamminano nel deserto e attraversano il mare, fuggendo da alluvioni, siccità, carestie, guerre civili ed epidemie. Adesso arriva anche un orrore accecato dal credo, deciso a prolungare l’agonia del continente. Si tratta di una nuova variante di dominio, che sostiene di trarre ispirazione dalla volontà di una Divinità Suprema. Il presunto fervore trasformativo che in teoria la contraddistingue metterebbe i suoi seguaci in una posizione di autorità assolutistica sull’intera gamma umana. La maniera in cui si manifesta sbandiera un trascendentalismo che cerca di superare le traiettorie storiche del jihadismo islamico o del suo equivalente cristiano, la crociata. È dunque una collaborazione tra credi rivali che fornisce una presunta base spirituale onnicomprensiva a sistemi di pensiero considerati ormai antiquati. Si solleticano così visioni apocalittiche nelle menti delle nuove generazioni, che pure fanno i conti con un’epoca sempre più dominata dalla tecnologia.
Prima o poi, la sfida risulta inevitabile: come può rispondere il resto dell’umanità a un delirio talmente imperioso? La risposta da cui, ahimè, si cerca sempre di svicolare è la seguente: l’unica è estirpare alla radice tutti i mezzi capaci di fare il lavaggio del cervello in maniera straordinariamente efficace, utilizzando i meccanismi più persuasivi a portata di mano, compresi quelli tecnologici. La risposta prevede una campagna potente di riorientamento mentale che agisca al livello più profondo possibile. Purtroppo molte nazioni preferiscono optare per l’alternativa di coprirsi gli occhi con una mano, guardando di tanto in tanto fra le dita finché il contagio di massa non sia, come auspicano, del tutto passato. A dirla tutta, vi sono nazioni che addirittura smentiscono la realtà dei fatti. O che eludono il problema. Le società hanno sviluppato un rispetto così empio delle religioni che, persino quando l’abuso e le atrocità indicibili a danno degli esseri umani sono riconducibili senza alcuna ambiguità a dottrine religiose, la lingua con cui si esprime ogni forma di condanna risulta debole, quasi apologetica, persino viscida, il prodotto insomma di una tendenza sociopolitica senza spina dorsale meglio nota come il Politicamente Corretto. [...]
Ci troviamo dunque davanti a un problema di vita o di morte che, con brutalità inusuale, si è ritorto contro un continente che non è estraneo al disprezzo, se non addirittura alla negazione, della natura umana. Non si tratta solo di una questione di sopravvivenza, bensì di esistenza – ma in che forma? La questione è particolarmente pertinente sul fronte africano perché il nostro è un continente le cui popolazioni hanno subito ondate di disumanizzazione nel corso dei secoli, operate a cuor leggero da forze esterne. È triste constatare come la maggior parte dei leader africani si siano assicurati che il continente potesse continuare ad alimentare con gioia la superstizione della natura ciclica della storia, specialmente nelle sue manifestazioni più negative. Aleggia sul destino del continente lo spettro del ritorno all’era tetra della schiavitù razziale, sebbene sotto mentite spoglie.””

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