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14mag/19Off

Attacco al Papa. A chi non piace Francesco

Articolo di Alberto Melloni (Repubblica 13.5.19) “Alberto Melloni, ordinario di storia del cristianesimo, è segretario della fondazione per le scienze religiose. Ha diretto nel 2017 il Meridiano di don Milani e i tomi su Benedetto XV e su Lutero del Mulino”

“”Sulla chiesa di Roma e il suo vescovo si combatte una battaglia politica, spirituale, teologica di vasta portata. Non per caso o per una distorsione mediatica: ma per ragioni teologiche, spirituali e politiche di cui queste ore forniscono diverse evidenze. L’amalgama reazionario (anti)europeo che da anni cerca di impadronirsi del tradizionalismo cattolico per farne il collante ideologico delle destre, sceso dalla Polonia lungo le terre asburgiche fino a Milano, non poteva che puntare su Roma. Ma a Roma, dove contava di sedurre un sistema ecclesiastico con obliqui messaggi fondamentalisti, ha trovato Francesco. E ha scatenato contro di lui una lotta che vuole colpire nella sua persona tutta la Chiesa.
Francesco, gesuita da combattimento, nella lotta non si è piegato e non si è spaventato davanti al silenzio dei vescovi: ha affrontato a viso aperto una campagna fatta di strumentalizzazioni, dubbi, memoriali, pseudo epigrafi, perfino accuse di eresia. E ha vinto portando gli avversari sul suo terreno: che è quello dell’autenticità evangelica sulla quale muove i suoi uomini — Krajewski è uno di questi — con implacabile leggerezza.
Nel discorso del 9 maggio scorso alla diocesi di Roma — degno di Gregorio Magno — ha spiegato che la chiesa non deve risistemare le sue magagne: deve invece “reggere lo squilibrio” e liberarsi dal funzionalismo ascoltando il “grido della gente”. Cosa che il Papa ha fatto ricevendo la famiglia di Imer Omerovic e Senada Sejdovic (i “rom di Casal Bruciato”) con un amore che non si può simulare. La parola e il gesto papale hanno avuto due risposte. Una è stata quella del cardinale Krajewski che — palesemente dotato di coraggio e cacciaviti di marca rigorosamente bergogliana — è andato a ricollegare rocambolescamente la luce a uno stabile occupato da famiglie che già conosce e frequenta da quando Francesco gli ha affidato il compito di portare ai poveri non i quattrini del Papa, ma il suo amore.
Non dunque un gesto teatrale o imbeccato dal caso, ma un buon esempio “pontificio”: che in teoria lo espone al rischio di un procedimento penale che se arrivasse avrebbe un valore epocale. Dopo tante denunce di preti e prelati per violenze, omertà e misfatti, avere un cardinale denunciato per aver portato ai bambini la corrente necessaria a vedere i cartoni animati e conservare il latte in frigo sarà un miracolo di don Di Liegro e comunque una grazia per il cattolicesimo.
Per ora è arrivata una dose standard della propaganda salviniana: che attacca Krajewski, pur sapendo che insolentire lui vuol dire insolentire il Papa in persona. Ma, come ha mostrato il caso Arata, c’è un sistema di relazioni “corte” con i gruppi antibergogliani ai quali evidentemente una parte della Lega non può permettersi di disobbedire: e se c’è l’ordine di attaccare il Papa, cosa che in Italia non si fa mai, mettendo nel mirino Krajewski, deve farlo.
L’altra risposta l’ha data Forza Nuova con una manifestazione che ha disturbato l’Angelus del Papa in piazza San Pietro. Un gesto grave che non si riduce a una pagliacciata fascista. Perché profanare un tempio di preghiera dopo la serie di attentati che hanno colpito i fedeli in sinagoga, in moschea, in chiesa, vuol dire o essere pericolosamente ignari di ciò che si fa e dunque manipolabili da qualunque burattinaio o esserne pericolosamente consapevoli e dunque partecipare della lenta progressione.
Additare la persona del pontefice come meritevole di una vendetta suprematista in territorio italiano (tutta via della Conciliazione e la piazza sono sotto giurisdizione italiana) richiede gesti inequivocabili delle autorità preposte all’ordine pubblico e della magistratura. Altrimenti rischiano che il Papa mandi Krajewski a staccargli la luce.””

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