Iniziativa Laica I laici tendono a difendersi, e' ora di attaccare !

28mag/19Off

Giustizia sociale e ambiente: appunti per un’agenda antisovranista

Articolo di Fabrizio Barca (Espresso 26.5.2019)

“”Siamo a una biforcazione, in Italia e in tutto l’Occidente, in cui l’ansia e la rabbia di vaste parti di popolo possono alimentare una dinamica autoritaria involutiva – è già in corso – o possono trasformarsi in una nuova fase di emancipazione. A decidere sarà la capacità di costruire e attuare azioni pubbliche e collettive radicali che perseguano assieme giustizia sociale e giustizia ambientale. Solo convincendo “vaste parti di popolo” che questi due obiettivi possono essere raggiunti e che devono e possono esserlo assieme, torneremo indietro dal dirupo in cui stiamo cadendo. Questo è il tema centrale delle elezioni europee: si doveva convincere che l’Unione Europea, spronata da un’alleanza innovativa nel suo Parlamento, possa cambiare rotta e dare un contributo decisivo in questa direzione. Con rare eccezioni, non è ciò che abbiamo ascoltato in queste settimane. L’arena politica è stata dominata da temi-truffa, come la favola che la vittoria dei nazionalismi allenterebbe le regole di bilancio – quando essa produrrebbe invece l’irrigidimento a-solidale e punitivo verso di noi – o promesse nostrane di “ordine” e “sanzioni” che servono a distrarre e coprire provvedimenti contro gli interessi popolari – come la redistribuzione di reddito ai ceti abbienti insito nella “flat tax”. Su questo campo di gioco è restato inchiodato il pubblico dibattito. I candidati che credono in un’Europa motore di pace e di emancipazione sociale avrebbero dovuto dirci con voce forte per quali obiettivi chiedevano il nostro voto. Su quali dossier costruiranno ponti con gli eletti di altri paesi.
Non mancano le analisi e le proposte a cui fare riferimento. Ne richiamo due, pronte all’uso. Il Documento Uguaglianza sostenibile redatto da una Commissione indipendente su iniziativa dell’Alleanza progressista di socialisti e democratici al Parlamento Europeo e il Rapporto 15 Proposte per la giustizia sociale, costruito dal Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD).
La diagnosi dei due Rapporti è simile. L’origine dell’ansia e della rabbia sta nella gravità delle disuguaglianze: l’arresto e spesso la ripresa delle disuguaglianze di reddito, la violenta crescita delle disuguaglianze di ricchezza, i gravi divari territoriali nell’accesso a servizi fondamentali di qualità e al patrimonio comune, il venir meno per molti del riconoscimento dei propri valori e del proprio ruolo (i cittadini delle aree interne e di altre aree fragili, gli operai, gli insegnanti). In assenza di un riferimento politico e culturale convincente che apra uno scenario di emancipazione, la rabbia e il risentimento che discendono da queste ingiustizie si stanno traducendo in una “dinamica autoritaria”. E poiché i ceti deboli percepiscono spesso che le politiche ambientali sono in primo luogo pensate dai ceti forti per i ceti forti e sono finanziate prima di tutto a loro carico, di questa dinamica perversa fa parte anche un’avversione alle politiche di sostenibilità ambientale, e un’implicita alleanza con le forze produttive legate a un modo di produrre insostenibile. Ecco perché giustizia ambientale e giustizia sociale hanno un comune destino. Perché l’una influenza l’altra: nelle nostre degradate periferie o nelle “aree fragili” l’assenza di mezzi diventa l’impossibilità di prendersi cura del territorio, mentre il degrado urbano diventa l’impoverimento delle opportunità economiche personali; assieme diventano erosione di identità. E comunque si avrà consenso popolare alla giustizia ambientale solo se la transizione energetica assicurerà di beneficiare prima di tutto i più vulnerabili.
E poi vengono le proposte concrete dei due Documenti, che mirano a redistribuire poteri, a modificare i meccanismi di formazione della ricchezza, a configurare un’Unione Europea rinnovata che lavori con i cittadini e per i cittadini.
La riallocazione di potere perseguita dalle proposte mira in primo luogo a ridare forza negoziale e di controllo al lavoro: promuovendo la partecipazione strategica dei lavoratori, riconoscendo al lavoro pseudo-autonomo diritti oggi negati, promuovendo il rafforzamento dei sindacati. E al tempo stesso si prefigge di dare potere ai cittadini nei processi attraverso cui, territorio per territorio, si disegnano i pubblici servizi, si ha cura delle persone, si tutela e si rende accessibile la ricchezza comune. Una delle 15 proposte del ForumDD, che ha fondamenti in esperienze europee, propone, poi, la costituzione dei Consigli del lavoro e della cittadinanza. Accanto ai Consigli di amministrazione di singole imprese o di sistemi territoriali d’impresa, si avrebbe un Consiglio che valuti in anticipo, e in alcuni casi abbia potere di veto, su decisioni strategiche e che sia composto da rappresentanti eletti dai lavoratori (qualunque sia la natura del loro contratto) ed eletti dai cittadini che risentono delle ricadute ambientali delle decisioni aziendali: un modo per ricercare prima la convergenza di obiettivi, anziché patire dopo del loro conflitto.
Molte proposte mirano a dare una forma diversa al capitalismo. C’è in questo obiettivo il rigetto di quell’assunto “non c’è alternativa” che ha dominato a lungo il pensiero occidentale, distorcendo l’azione pubblica. Le proposte avanzate vanno dalla promozione di forme di impresa (esistenti) che non soggiacciono all’imperativo unico della massimizzazione del “valore patrimoniale”, incorporando obiettivi sociali e ambientali, a un insieme di misure che blocchino l’elusione e l’evasione delle imposte sulle imprese. In particolare, poi, nelle 15 Proposte del ForumDD si propone di introdurre obiettivi e criteri di giustizia sociale e ambientale nella missione delle imprese pubbliche, nella valutazione delle Università, nel finanziamento pubblico della ricerca privata, negli appalti pubblici. Si propone inoltre di partire dalla forte base delle 1000 infrastrutture di ricerca di base europee per costruire tre hub-tecnologici nell’innovazione e vendita dei prodotti che competano con le grandi corporations private, nei campi demografico/salute, della transizione energetica e digitale. Si
 propone infine di dare forza al movimento in atto, a partire da città come Barcellona o Amsterdam, per costruire piattaforme digitali a sovranità collettiva per i principali servizi urbani. Infine, assieme a un gruppo di proposte espressamente dirette alla giustizia sociale, il Rapporto Uguaglianza Sostenibile avanza una proposta che serve a portare gli obiettivi sociali e ambientali dentro il meccanismo del “semestre europeo”, quello che indirizza i processi decisionali delle politiche di bilancio dei singoli Paesi membri. È un meccanismo dominato finora dall’obiettivo di evitare squilibri di bilancio. Nella proposta, a questo obiettivo si affianca con pari rango, un sistema di obiettivi ambientali e sociali codificato in un “Patto di sviluppo sostenibile multi-annuale”. Nell’istruire questo processo, oltre alla Direzione Affari economici e finanziari assumerebbero un ruolo le Direzioni competenti per quegli obiettivi, riportate finalmente su un piano di parità. In questo contesto, la politica di coesione diventa lo strumento per declinare la nuova politica europea sulla base delle esigenze dei singoli territori.
La nostra Unione ha bisogno di un forte rinnovamento e di persone decise ad attuarlo.

Commenti (0) Trackback (0)

Spiacenti, il modulo dei commenti è chiuso per ora.

I trackback sono disattivati.