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26mag/19Off

Dal neoliberismo al Green New Deal. Due incontri interessanti

Articolo di Costanza Ognibeni (Alganews.it 26.5.19)

“”Stimolanti, accesi e ricchi di spunti di ricerca: hanno avuto luogo a una sola settimana l’uno dall’altro la presentazione del libro scritto a quattro mani da Carlo Patrignani e dal professor Giorgio Galli “La sinistra eretica, da Lombardi a Varoufakis per il futuro dell’Europa” e il convegno “Negazione della naturale socialità umana. Il Neoliberismo”, due interessanti dibattiti tenuti insieme dal sottile filo rosso che è la messa in crisi di quei sistemi economici e sociali che ci vengono quotidianamente proposti come “unica via possibile”. Milano e Roma le roccheforti di questa ormai inarrestabile forma di resistenza; la libreria Odradek e Palazzo Merulana, le strutture all’interno delle quali si sono effettivamente svolti gli incontri.
Sono stati molteplici i temi emersi, ma la vera sorpresa, forse ancora di più dell’originalità delle tematiche e del modo in cui sono state affrontate, è stata la calorosa partecipazione da parte del pubblico, laddove per “calorosa” non si vuole intendere un pubblico forzatamente attento e consenziente, ma, anzi, sempre pronto a porre domande per capire meglio, dissentire quando in disaccordo, polemizzare laddove si creavano divergenze.
E non è facile, in effetti, lasciarsi alle spalle modelli culturali tenuti in piedi da intere generazioni, per abbracciare tout court un pensiero innovativo che narra di una nuova antropologia possibile che si lega a un sistema economico non più basato sulla dinamica “mors tua, vita mea”, ma in grado di proporne una nuova, dove il paradigma “vita tua, vita mea” senza morire di fame e di freddo si pone come possibile alternativa. E non sono poeti sognatori o romantici artisti a parlarci di questa possibile terza via, in pieno contrasto con le teorie economiche neoclassiche, ma in grado di andare anche oltre il modello marxista, bensì fior di economisti, dal celebre Yanis Varoufakis, ex ministro delle finanze greco, ad Andrea Ventura, docente all’università degli studi di Firenze e autore del saggio “Il flagello del Neoliberismo”. E se il primo, dopo aver lasciato la poltrona di ministro, ha fondato un suo movimento, Diem25, la cui coordinatrice di Milano Francesca Lacaita era presente alla libreria Odradek, partecipe e pronta nel rispondere ai numerosi quesiti sul “Green new deal”; il secondo, dopo aver pubblicato il suo saggio, si è posto come un vero e proprio “clericus vagans”, in grado di spiegare e argomentare con semplicità e un linguaggio assai lontano dall’inaccessibile astrattezza degli accademici del suo ramo, le falle di un sistema fondato su un modello antropologico sostanzialmente anti-sociale, quello dell’ “Homo economicus”. Un modello che fa riferimento a un individuo per natura isolato ed egoista, che pensa al proprio profitto senza tener conto del legame che ha con gli altri; un individuo, quindi, sostanzialmente distruttivo che diventa costruttivo soltanto nel momento in cui deve pensare a fare soldi. Un paradigma che sembra non avere ancora una risposta a livello politico, poiché il sistema capitalistico, basato sulle teorie neoliberiste, ha inglobato nel suo modo di pensare anche i partiti socialisti e socialdemocratici, storicamente portatori delle istanze popolari. Un fenomeno, questo, che aveva ben intuito Riccardo Lombardi negli anni 60, quando il capitalismo da manifatturiero si stava trasformando in finanziario, e si era per questo scontrato con il Governatore della Banca d’Italia Guido Carli. Un episodio ben chiarito dal professor Giorgio Galli, presente in veste di autore alla libreria Odradek insieme a Carlo Patrignani, il quale, oltre ad accompagnare le riflessioni del professore con dissertazioni storiche e politiche che mantenevano alto il livello del dibattito, nel menzionare la lettera di dimissioni scritta da Varoufakis in quella fatidica notte di Luglio del 2015 e pubblicata nel suo libro “Adults in the room”, offre alla discussione un’inevitabile sterzata con cui propone un ulteriore passaggio di livello, necessario se si vuole proporre un’alternativa al suddetto modello di “Homo economicus”. L’autore, nel sottolineare l’umanità di Varoufakis, che dopo aver lasciato la poltrona pensa immediatamente alla figlia Xenia a cui finalmente riesce a dedicare il tempo che non era riuscito a darle, ricorda che contrariamente a quanto le teorie neoclassiche vogliono farci credere, gli esseri umani nascono uguali e naturalmente propensi al rapporto interumano. Il bambino, pertanto, non nasce distruttivo ed individualista, non è un “homo economicus” in potenza, portato a massimizzare il proprio profitto a discapito degli altri, ma, anzi, è per natura un essere sociale, pertanto naturalmente in grado di coltivare rapporti costruttivi, laddove la società, a sua volta, sia in grado di soddisfare sì i suoi bisogni, ma anche le sue esigenze, che vanno dalla socialità, allo studio; dalla conoscenza al confronto.””

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