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8giu/19Off

Bellocchio “Il film piu’ bello e’ la nostra Storia

Intervista a Bellocchio di Arianna Finos (Repubblica 8.6.19) “Le sfide mi danno energia. Anche se i critici possono trovare elementi ricorrenti in ogni lavoro ho cercato di cambiare”

“”Bellocchio batte Godzilla. Il traditore supera i tre milioni d’incassi, scavalca il kolossal sul mostro atomico giapponese e diventa il quinto miglior risultato italiano di quest’ anno. Il regista piacentino continua infaticabile ad accompagnare per l’Italia il suo film su Tommaso Buscetta, candidato a 11 Nastri d’argento, che a Palermo e in molti luoghi della Sicilia continua a registrare il tutto esaurito.
Oggi il cineasta sarà a Bologna, a Repubblica delle idee, sul palco con Liana Milella, ospite dell’appuntamento “La mafia in tasca”, alle 19.30 alla Cappella Farnese.
S’aspettava un pubblico così vasto per “Il traditore”?
«No, anche perché è qualcosa di cui non sono minimamente competente. Ovviamente me ne rallegro perché è un risultato che svela che c’è un pubblico attratto da questa storia e probabilmente anche dal modo in cui viene raccontata. Poi i film, quando vanno bene, danno soprattutto una maggiore libertà di farne degli altri…».
Sarà il suo film più visto?
«Ho avuto una lunga carriera, ricordo un periodo in cui c’erano un cinema e un pubblico molto diversi. Guardando agli ultimi decenni questo risultato somiglia un po’ a quello di Buongiorno, notte , ma ho l’impressione che questo film lo supererà. A regalare un valore aggiunto credo sia l’aver affrontato una pagina di storia italiana. È successo con Vincere e soprattutto con Buongiorno, notte : pur essendo passato molto tempo dalla tragedia di Aldo Moro, in molti restavano coinvolti emotivamente. Io, e credo anche il pubblico, siamo molto affascinati dalla storia. Non capisco perché addirittura vorrebbero ridimensionarne l’insegnamento nelle scuole: il risultato del film dimostra che c’è grande interesse.
È chiaro però che il mio non è un documentario ma un romanzo».
Nel quale però ci sono i nomi veri dei protagonisti e una serie di riferimenti storici reali.
«Qualcuno, anche tra la stampa straniera, accosta Il traditore a Il padrino . Che è un bellissimo film ma di totale finzione: c’è una storia della mafia ma i personaggi sono immaginari. Noi invece, pur essendoci permessi di inventare, partiamo da fatti e personaggi reali: Buscetta è Buscetta, Riina è Riina».
Sono arrivate reazioni da qualcuna delle persone coinvoltenelle vicende vere?
«Non per ora. Ma non dimentichiamo lo spirito mafioso del silenzio. Per Buongiorno, notte incontrai personaggi che avevano vissuto quelle vicende, sia sul fronte della legge che su quello dei terroristi. Penso che anche stavolta le testimonianze arriveranno».
Si è trovato di fronte alle sue prime scene d’azione, sparatorie, esecuzioni… Si è divertito?
«Le sfide mi danno energia. Anche se i critici possono trovare una serie di temi ricorrenti nel mio cinema, in ogni film io ho cercato di cambiare. Dopo il grande esordio avrei potuto fare I pugni in tasca 2, il 3… no, ho lasciato subito. Fa parte del mio carattere, non ripetermi o appoggiarmi a valori e immagini collaudati. A una certa età in genere uno cerca di realizzare storie che abbiano una loro precisa riconoscibilità, anche per il pubblico. E invece mi sono lanciato in questa avventura rischiosa e i produttori hanno accettato di seguirmi».
Pierfrancesco Favino racconta di averla convinta con il secondo provino. Il primo era andato così male?
«Bisogna essere sinceri: avevo fatto altri provini e volevo avere più tempo per pensare. Ma non mi ha convinto con il secondo provino, che è meno bello del primo. Era stato subito splendido. Il provino è anche un modo per conoscere le persone, gli attori, gli esseri umani. Al primo incontro, nel mio ufficio, Pierfrancesco mi ha detto: “Voglio fare questo personaggio”, io ho ribattuto che era troppo giovane e lui “sono convinto di poter lasciare il segno”. La sua determinazione non era una sbruffonata, in realtà è un grande attore. Ha veramente impegnato se stesso con un’attenzione, uno studio, un lavoro che vanno oltre il puro professionismo. Temevo che diventasse troppo perfetto, invece è andato oltre».
La nuova sfida ora è “Esterno notte”, la serie sul rapimento di Aldo Moro.
«Vedremo. Anche quella è un’avventura nuova, nel bene o nel male. L’idea è un ribaltamento rispetto a Buongiorno, notte : la prigionia vista dall’esterno. Moro ci sarà poco, si vedranno i familiari e figure politiche dell’epoca: Cossiga, Andreotti, Fanfani, Zaccagnini, papa Paolo VI. E ancora i servizi segreti, i brigatisti in libertà e in galera, perfino i mafiosi e gli infiltrati. Dai tentativi di quelli che cercavano di salvarlo o di far finta di salvarlo, fino al tragico grottesco delle sedute spiritiche e dei viaggi all’estero per consultare sensitivi. E poi il grande teatro televisivo di quei cinquantacinque giorni, milioni di italiani incollati allo schermo. Tutti facevano pronostici in pubblico o in cuor loro, si pregava nelle chiese per la salvezza del presidente, si facevano appelli per colui che, come Cristo, doveva morire, perché nulla potesse cambiare in politica e soprattutto nella mente degli italiani».””

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