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11ago/19Off

“Papa Francesco: “Il sovranismo mi spaventa, ricorda Hitler e porta alle guerre”

Da Stampa 9.8.19 . “In un’intervista al quotidiano La Stampa, Bergoglio si dice preoccupato dal riemergere di sovranismo e populismo: “Quel suffisso, ‘ismi’, non fa mai bene” “Il sovranismo è un atteggiamento di isolamento”, dice papa Francesco in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, sottolineando i pericoli di quello che definisce anche come un movimento di “chiusura”, “un’esagerazione che finisce sempre male: porta alle guerre”. “Sono preoccupati perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934. ‘Prima noi. Noi… noi…’: sono pensieri che fanno paura.
Il sovranismo è chiusura. Un paese deve essere sovrano, ma non chiuso. La sovranità va difesa, ma vanno protetti e promossi anche i rapporti con gli altri paesi, con la Comunità europea”. “Stesso discorso”, aggiunge il papa, per quanto riguarda il populismo. “All’inizio faticavo a comprenderlo perché studiando Teologia ho approfondito il popolarismo, cioè la cultura del popolo: ma una cosa è che il popolo si esprima, un’altra è imporre al popolo l’atteggiamento populista. Il popolo è sovrano (ha un modo di pensare, di esprimersi e di sentire, di valutare), invece i populismi ci portano a sovranismi: quel suffisso, “ismi”, non fa mai bene”. Il Papa: “La propria identità non si negozia, si integra” Bergoglio torna poi a ribadire con forza la necessità di portare avanti il dialogo, ripartendo “dalla propria identità”, facendo l’esempio del dialogo ecumenico. “Io non posso fare ecumenismo se non partendo dal mio essere cattolico, e l’altro che fa ecumenismo con me deve farlo da protestante, ortodosso… La propria identità non si negozia, si integra”. Quanto al tema dei migranti, Bergoglio spiega: “Innanzitutto, mai tralasciare il diritto più importante di tutti: quello alla vita. Gli immigrati arrivano soprattutto per fuggire dalla guerra o dalla fame, dal Medio Oriente e dall’Africa. Sulla guerra, dobbiamo impegnarci e lottare per la pace. La fame riguarda principalmente l’Africa. Il continente africano è vittima di una maledizione crudele: nell’immaginario collettivo sembra che vada sfruttato. Invece una parte della soluzione è investire lì per aiutare a risolvere i loro problemi e fermare così i flussi migratori”. Il papa porta avanti quattro punti fermi: “Primo: ricevere, che è anche un compito cristiano, evangelico. Le porte vanno aperte, non chiuse. Secondo: accompagnare. Terzo: promuovere. Quarto integrare. Allo stesso tempo, i governi devono pensare e agire con prudenza, che è una virtù di governo. Chi amministra è chiamato a ragionare su quanti migranti si possono accogliere.””

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