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11ago/19Off

La voglia di pieni poteri

Articolo di Sebastiano Messina (Repubblica 10.8.19)

“”Ma in fondo che male c’è, se un politico chiede “pieni poteri” per poter governare bene? Matteo Salvini sa bene che i suoi elettori non ci trovano nulla di male, anzi, nella richiesta che lui ha messo sul tavolo nel suo comizio di Pescara. Pieni poteri per non essere più prigioniero dei “no” («Non li sopporto più, i no: no qui, no là, no su, no giù»). Pieni poteri per eliminare il caos («Regole, ordine e disciplina»).
Pieni poteri per «prendere in mano questo Paese e salvarlo». Già: che male c’è? Basta chiudere gli occhi, per restare tranquilli. E dimenticare – o far finta di non sapere, che è peggio – cosa significhi questa formula che libera l’uomo forte dalle regole e dai contrappesi di quel complicato sistema chiamato democrazia. Due parole, “pieni poteri”, che nessun uomo politico aveva osato pronunciare prima di Salvini, nei 73 anni della Repubblica.
L’ultimo che lo fece fu il maresciallo Pietro Badoglio, il 25 luglio del 1943, annunciando agli italiani che aveva preso il posto di Mussolini: «Per ordine di Sua Maestà il Re e Imperatore assumo il governo militare del Paese con pieni poteri». Ma era un’Italia in guerra, e quella parentesi tra il prima e il dopo durò solo nove mesi, dunque nessuno ricorda Badoglio – che pure era un militare – come un dittatore. Chiunque abbia vissuto quegli anni – o abbia aperto un libro di storia contemporanea – sa invece che la richiesta di pieni poteri fu proprio l’atto che aprì la strada al fascismo e al nazismo.
Benito Mussolini li ottenne il 25 novembre del 1922, quattro settimane dopo la marcia su Roma, «per ristabilire l’ordine» ma solo sul terreno del fisco che allora come oggi era fertilissimo per la raccolta del consenso. Una legge di sole sette righe, votata dagli stessi parlamentari che nove giorni prima lui aveva spavaldamente avvertiti, con un minaccioso discorso passato alla storia: «Con 300 giovani armati di tutto punto io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato il fascismo. Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli. Potevo sprangare il Parlamento…». E il “decreto sui pieni poteri” fu anche la seconda richiesta che Adolf Hitler presentò al parlamento tedesco, il 23 marzo 1933 (la prima era stata il «decreto dell’incendio del Reichstag», un mese prima, che abrogava la libertà di stampa e i diritti civili). Con una rapidità ancora superiore a quella del duce, il futuro fuhrer ottenne il fondamentale potere di emanare leggi senza passare per il Reichstag.
E per raggiungere questo risultato, in un parlamento dove non aveva la maggioranza, alla vigilia della votazione diede ordine di arrestare decine di deputati avversari.
Questa, in estrema sintesi, è la storia dei «pieni poteri», un’espressione che dopo la Seconda guerra mondiale è stata cancellata dal lessico di tutte le democrazie europee. Oggi solo il turco Recep Erdogan ha una costituzione che gli permette di esercitarli, controllando la magistratura e comprimendo a sua discrezione i diritti civili e la libertà di stampa: un’autorità senza limiti che – non a caso – è negata persino ai due uomini più potenti del pianeta, Donald Trump e Vladimir Putin.
Ecco perché chi non ha nostalgia del passato fascista oggi sente correre un brivido lungo la schiena ascoltando Matteo Salvini che invoca in piazza “pieni poteri”. E si domanda che senso ha chiederli al popolo, visto che in Italia il presidente del Consiglio non è eletto, e c’è una Costituzione che fissa nettamente i confini entro i quali può muoversi il governo.
Pretendere che il premier non abbia più limiti ai suoi poteri, significa che il presidente della Repubblica dovrà solo firmare nomine di ministri e decreti legge sotto dettatura?
Che la magistratura non potrà indagare su chi governa, sul suo partito e sui suoi brasseur d’affaires? Che la Chiesa dovrà tenersi lontana dalle questioni calde come l’accoglienza degli immigrati? Che la stampa non potrà più indagare su tangenti, finanziamenti illeciti e corruzione?
Che i contropoteri, il sano antidoto all’autoritarismo presente in ogni democrazia, saranno sterilizzati e silenziati?
Non devono essere questioni tanto astratte, se persino Papa Francesco ha sentito il bisogno – nella sua intervista a La Stampa
– di dichiararsi “preoccupato”, sentendo «discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934». E se è allarmato lui, forse dovrebbero esserlo tutti gli italiani che questa stagione dei “pieni poteri” corrono il rischio di viverla.
O meglio, di subirla.“”

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