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6set/19Off

Per i giallo-rossi il caso “Fine vita”: 20 giorni per decidere

Articolo di Liana Milella (Repubblica 6.9.19)
“”Tra le grane del nuovo governo c’è anche il fine vita. M5S favorevole a depenalizzare, Pd diviso tra laici e cattolici. Con sole due settimane di tempo, per via dei ritardi della Camera che non rispetta le scadenze mentre la Consulta lo fa. Tant’è che i 15 giudici si riuniscono il 24 settembre per affrontare il destino del reato di aiuto al suicidio, se di fronte a te hai un malato cieco e tetraplegico dopo un gravissimo incidente come Fabiano Antoniani, che gli italiani conoscono come Dj Fabo, accompagnato in Svizzera, su sua richiesta, da Marco Cappato. Lui stesso si autodenuncia, gli contestano l’istigazione e l’aiuto al suicidio, finisce sotto processo, il primo reato cade, il secondo resta, la Corte d’assise si rivolge alla Corte per sapere se quella norma – l’articolo 580 del codice penale, da 5 a 12 anni di pena, residuo del Codice Rocco – è costituzionalmente compatibile con le storie di vita, di morte, ma anche di grande progresso della medicina.
La Consulta è innovatrice e lapidaria. Il 24 settembre 2018, relatore Franco Modugno, scrive che “le norme attuali lasciano prive di adeguata tutela determinate situazioni costituzionalmente meritevoli di protezione e da bilanciare con altri beni costituzionalmente rilevanti”. Potrebbe andare avanti da sola, ma si ferma. Concede al Parlamento un anno di tempo per modificare la legge, visto che alle spalle c’è pure quella sul fine vita del 2017.
I 12 mesi sono trascorsi. A Montecitorio, in commissione Giustizia, si sono susseguite decine di audizioni, il risultato è un nulla di fatto. Tant’è che a luglio il presidente Roberto Fico, in assenza di un testo, ha cancellato dal calendario di settembre la questione. Lo spettacolo dei partiti è stato desolante, del tutto incuranti delle parole della compagna di Dj Fabo Valeria Imbrogno che il 23 ottobre 2018 diceva a Repubblica : «Spero che i giudici della Consulta scrivano che aiutare chi vuole morire non è incostituzionale. Sarebbe la vittoria di Fabo». Il giorno dopo la Corte nell’ordinanza scrive che occorre riflettere “su specifiche situazioni, inimmaginabili all’epoca in cui la norma incriminatrice fu introdotta, ma portate sotto la sua sfera applicativa dagli sviluppi della scienza medica e della tecnologia, spesso capaci di strappare alla morte pazienti in condizioni estremamente compromesse, ma non di restituire loro una sufficienza di funzioni vitali”. La politica si è spaccata, e siamo a oggi, quando la Consulta ripiglia in mano la questione e il 24 settembre decide sul destino di chi, per morire, ha bisogno di una mano che lo aiuti. A meno che il nuovo governo non faccia un passo.””

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