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10set/19Off

La nostra partita a Bruxelles

Articolo di Massimo Riva (Repubblica 10.9.19)

“”Il favore con il quale cancellerie e mercati hanno salutato il ritorno dell’Italia in Europa sta alimentando una sindrome euforica. In particolare, all’interno della componente 5stelle del nuovo governo è diffusa la convinzione che ora da Bruxelles si potrà ottenere chissà quale “sconto” sulla prossima manovra di bilancio. Qualcosa in materia accadrà di sicuro: la neo-presidente von der Leyen lo ha già anticipato. Ma sarebbe davvero un imperdonabile spreco usare la credibilità ritrovata soltanto per dilatare il più possibile i margini di flessibilità che ci saranno offerti. L’autorevolezza e la serietà riconosciute a personaggi come Paolo Gentiloni e Roberto Gualtieri meritano di essere messe alla prova su un mandato ben più ambizioso che quello di ottenere qualche miliardo in più di occasionale indulgenza. Che poi aggraverebbe il peso del debito.
Il presidente Mattarella ha sollecitato l’Italia a operare da “protagonista” in Europa e il premier Conte bis gli ha fatto pronta eco nel suo discorso al Parlamento. L’attuale congiuntura economica offre al riguardo opportunità politiche propizie perché l’ombra scura della recessione si sta allungando un po’ su tutta l’Unione e segnatamente sull’economia trainante del sistema, quella tedesca. Come ha detto con forza la prossima presidente della Bce, Christine Lagarde, è ora e tempo che i Paesi in surplus siano i primi a impegnarsi in una massiccia campagna di investimenti. Parole che a Bruxelles rimbombano come un esplicito richiamo affinché la nuova Commissione si faccia promotrice di un rilancio della crescita con strumenti propri, ben più ampi ed efficaci del timido piano Juncker.
Per uscire dai suoi guai l’Italia ha molta pulizia contabile da fare in casa, ma ha non meno bisogno che sia l’Europa a riaccendere i motori con sue specifiche iniziative: per esempio i tanto discussi eurobond. Ecco un obiettivo degno dei Gentiloni e dei Gualtieri: inquadrare la soluzione dei problemi italiani in una chiave comunitaria. La recessione incombe e non aspetta di certo i tempi lunghi necessari per una revisione dei trattati.
Considerazioni analoghe si possono fare per un altro nodo che stringe al collo il nostro Paese, quello dei migranti. Qui la discontinuità con il governo precedente è assicurata, perché si può star certi che la prefetta Lamorgese non diserterà i vertici dei ministri dell’Interno, come era solito fare il suo predecessore. È
però indispensabile che essa si presenti a questi incontri con un mandato forte e chiaro. Salvini urlava in piazza contro gli accordi di Dublino ma poi sfuggiva ai vertici perché non voleva mettere il dito sulla piaga dei suoi sodali sovranisti dell’Est europeo renitenti, dietro il filo spinato, al dovere condominiale di accoglienza. Ecco una strada spianata per un’Italia “protagonista in Europa”. Si tratta di sanare una ferita infetta nel corpo dell’Unione ponendo i governi ribelli dinanzi a un secco aut aut: o assolvi ai tuoi obblighi di accoglienza oppure perdi le sovvenzioni comunitarie. Una simile svolta avrebbe anche risvolti politici di grande rilievo sia per la costruzione europea sia per il nostro Paese. In un colpo solo si taglierebbe l’erba sotto i piedi ai turbolenti sovranisti dell’Est come anche all’Ovest ai non meno pericolosi Salvini e Le Pen che campano di facile rendita elettorale sullo stallo in tema di migranti. Se lo si vuole, non mancano modi e mezzi per fare del bene insieme all’Italia e all’Europa.“”

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