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Accadde oggi: costituita la Federazione Italiana per la Cremazione

1 settembre copia

La cremazione è usanza funebre antica, della classicità, in Roma Antica era la  più consueta. Nell’era moderna, la prima cremazione in Italia si verificò nel 1822 allorché fu cremata la salma del poeta inglese Percy Bysshe Shelley, annegato nel golfo di La Spezia. Il suo corpo fu bruciato nella spiaggia di Viareggio sopra una pira sparsa di balsami per volontà dell’amico e poeta  Byron. Il 23 gennaio 1874 morì il cav. Alberto Keller, ricco industriale di Milano, noto per le sue opere filantropiche. Nel testamento egli dispose che la sua salma venisse data alle fiamme. A tal fine nominava esecutore testamentario il prof. Polli e lasciava una somma notevole per studi sperimentali sulla cremazione. Pur non esistendo in Italia una legge che ammettesse la cremazione, il Polli fece costruire un tempio crematorio, reso possibile sia dalla generosità finanziaria della famiglia Keller, sia dalla cessione gratuita del terreno nel Cimitero monumentale da parte del Comune di Milano. Fu questo il primo tempio crematorio costruito in Italia e nel mondo.

imagesLa pratica della cremazione
è in continua crescita anche se in Italia la percentuale delle cremazioni si aggira soltanto sul 7/8%, (come  Bulgaria e Irlanda), mentre in altri paesi europei (Svizzera, Repubblica Ceca, Gran Bretagna, Svezia) si supera il 70%. (continuando, un breve filmato della Socrem di Torino “La cerimonia del commiato”)

In Italia la cremazione è oggi regolamentata dalla Legge n. 130 del 30 marzo 2001. La principale novità del testo è data dal venir meno del divieto di dispersione delle ceneri. È caduto conseguentemente l’obbligo di conservazione nei cimiteri, per cui, ora, le ceneri verranno consegnate direttamente ai famigliari (non alle persone, con ulteriore discriminazione, perciò, delle coppie di fatto). La dispersione potrà essere effettuata in spazi aperti (mare, bosco, montagna, campagna…), in aree private, oppure in spazi riservati all’interno dei cimiteri: non potrà avvenire all’interno dei centri urbani. Sarà anche possibile conservare l’urna in casa, purché vi sia riportato il nome del defunto.  La prescrizione ai Comuni di “istituire una sala per onoranze funebri al feretro” è rimasta generalmente lettera morta, salvo per quei cimiteri dove sia possibile effettuare anche la cremazione: in questo caso la cosiddetta “Sala della memoria” o “Stanza del commiato” può essere utilizzata pure per questo scopo. Dove sono state create, le stanze del commiato sono destinate a commemorare degnamente i defunti non appartenenti alla fede cattolica in spazi senza sovrastrutture o decorazioni richiamanti simbologie di tipo religioso, in modo tale da poter essere utilizzate per cerimonie di commiato riguardanti cittadini non credenti o diversamente credenti, nel segno del pluralismo e del rispetto delle volontà di ogni singolo cittadino. Spazi dotati di apparecchiature audio/video per chi intende arricchire la cerimonia con discorsi commemorativi, immagini o musiche significative, tenuto conto che elementi importanti di questo rito del commiato possono essere l’ascolto della musica, la riflessione, la lettura di brani poetici o letterari, i discorsi o gli elogi funebri, tutti gesti che assumono, per coloro che li scelgono, un forte significato simbolico.

cremazionePosizioni religiose sulla cremazione. Gli ebrei ortodossi la proibiscono in ossequio alla norma religiosa detta Halakha, ritenendo che l’anima di una persona cremata non possa raggiungere il riposo eterno e lo stesso fanno i cristiani ortodossi, come pure gran parte dell’Islam. La chiesa cattolica romana l’ha proibita per molti anni, ma dal 1963 la consente, purché non sia finalizzata ad esprimere incredulità verso la dottrina della resurrezione dei corpi. Il Vaticano prescrive anche che le ceneri siano comunque sepolte e non ne permette né la dispersione né la custodia domestica. Sicché oggi molti cimiteri cattolici hanno edifici che ospitano nicchie per la sepoltura dei resti delle cremazioni. Infine, alcune correnti del Protestantesimo la consentono, ma non le più conservatrici.

 

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