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Accadde oggi: la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia

2 settembre

1990 – Entra in vigore la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia che era stata precedentemente approvata dall’Assemblea delle Nazioni Unite. L’Italia ha ratificato la Convenzione con la legge n. 176, e a tutt’oggi 193 Stati, un numero addirittura superiore a quello degli Stati membri dell’ONU, sono parte della Convenzione.
(In fondo potrai vedere alcuni brevi cartoni animati dell’Unicef sui diritti dei bambini)
Si tratta di un documento già redatto nel lontano 1924 dalla Società delle Nazioni in seguito alle devastanti conseguenze che la Prima guerra mondiale produsse in particolare sui bambini. Per redigerlo la Società delle Nazioni fece riferimento al Children’s Charter (1922) dal Save the Children Found, cioè l’Unione Internazionale per il Soccorso all’Infanzia, fondata nel 1920 da Eglantyne Jebb della Croce Rossa.
071022_img19233_senegalSuddivisa in tre parti, la Convenzione è formata da un Preambolo e da cinquantaquattro articoli. Di particolare interesse, come sempre nei trattati, è il Preambolo dove si afferma che l’infanzia ha diritto ad un aiuto e ad una assistenza particolari, e dove si sottolinea che la famiglia, essendo unità fondamentale della società ed ambiente naturale per la crescita del minore, deve ricevere la protezione e l’assistenza di cui necessita. Nell’intento di ottenere il più largo assenso possibile tra i popoli di cultura, religioni, tradizioni assai diverse, la Convenzione esprime un vasto consenso su quali siano gli obblighi degli Stati e della comunità internazionale nei confronti dell’infanzia. Il risultato è un trattato che può davvero aspirare ad essere “universale”. La Convenzione non solo codifica ma sviluppa in maniera significativa le norme internazionali applicabili ai bambini. La Convenzione è strumento di promozione e di protezione dei diritti dell’infanzia, ed entra a far parte del corpus di diritto internazionale .
Ai sensi della Convenzione, è considerato bambino ogni individuo che abbia un’età compresa tra 0 e 18 anni. La Convenzione introduce l’idea del bambino come soggetto di diritti invece che come mero oggetto di tutela e protezione. Il bambino non è più minus habens, protetto per la sua immaturità, ma uomo in fieri, portatore di diritti umani fondamentali, sia pure con gli adattamenti consigliati dalla sua condizione che è legata ad una situazione oggettiva che impone speciali e particolari attenzioni. La Convenzione affianca a diritti universalmente riconosciuti e sanzionati (quali il diritto al nome, alla sopravvivenza, alla salute, all’istruzione), una serie di diritti di nuova generazione (come il diritto all’identità legale del bambino, il rispetto della sua privacy, della sua dignità e della libertà d’espressione). Inoltre sancisce il diritto dei bambini ad essere ascoltati in tutti i procedimenti che li riguardano, compresi i procedimenti giudiziari. In quanto dotata di valenza obbligatoria e vincolante, la Convenzione del 1989, obbliga gli Stati che l’hanno ratificata a uniformare le norme di diritto interno a quelle della Convenzione e ad attuare tutti i provvedimenti necessari ad assistere i genitori e le istituzioni nell’adempimento dei loro obblighi nei confronti dei minori.
Di fondamentale importanza è il meccanismo di monitoraggio previsto dall’art. 44: tutti gli Stati sono infatti sottoposti all’obbligo di presentare al Comitato dei Diritti dell’Infanzia un rapporto periodico (a 2 anni dalla ratifica e, in seguito, ogni 5 anni) sull’attuazione, nel loro rispettivo territorio, dei diritti previsti dalla Convenzione. Questo documento in realtà non è vincolante per i singoli stati, ciò significa che non ha valore giuridico nel diritto, e tantomeno nel diritto internazionale, ma impegna i paesi membri soltanto da un punto di vista morale.

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