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Accadde oggi: Einstein fugge in USA

17 ottobre

1933 – Albert Einstein (Ulm, 14 marzo 1879 – Princeton, 18 aprile 1955) arriva a Princeton nel New Jersey dove rimarrà a fare ricerca presso l’Institute for Advanced Study.
Ha rinunciato alla cittadinanza tedesca e svizzera e si è rifugiato negli Stati Uniti, insieme alla moglie Elsa e alla segretaria Helen Dukas, a causa delle leggi razziali naziste in vigore in Germania. All’ingresso negli USA gli viene chiesto di dichiarare la propria appartenenza razziale: “Umana” risponde Il grande scienziato. Assumerà la cittadinanza americana e resterà negli USA fino alla morte.

« Non ho particolari talenti, sono solo appassionatamente curioso.
(In fondo potrai vedere due filmati: nel primo potrai ascoltare la viva voce di Einstein che spiega l’equivalenza tra massa ed energia e nel secondo vedere diverse sue frasi celebri accompagnate dalla canzone “Gets me through” di Ozzy Osbourne)

Quando Adolf Hitler salì al potere nel gennaio 1933, Einstein era professore ospite all’Università di Princeton. Aveva già ricevuto il Nobel per la fisica e la sua fama era già immensa in tutto il mondo. E oltre ad essere il genio della fisica, era un pensatore ed un attivista nell’ambito della filosofia e della politica.
6a00d83451db8d69e20128770b619f970cNel 1933 i Nazisti promulgarono “La Legge della Restaurazione del servizio Civile” a causa della quale tutti i professori universitari ebrei furono licenziati e durante gli anni trenta fu condotta una campagna dai premi Nobel Philipp von Lenard e Johannes Stark che etichettò i lavori di Einstein come “fisica ebraica“, in contrasto con la “fisica tedesca” o “ariana“.
Nel 1944 a Rignano sull’Arno, in Italia, la moglie e le figlie di suo cugino Robert furono uccise come rappresaglia contro Albert da un reparto di soldati tedeschi delle SS: la strage familiare colpì molto lo scienziato e l’anno successivo perse anche il cugino che si suicidò.
All’Institute for Advanced Study a Princeton proseguì con le sue ricerche, studiando anche alcuni problemi cosmologici e le probabilità delle transizioni atomiche. Era intransigente tanto come scienziato, così come persona. Nel 1913 aveva rifiutato di firmare un manifesto a favore della guerra che gli veniva proposto da un buon numero di scienziati tedeschi. Nel 1939, su sollecitazione di Leo Szilard, scrisse al presidente Roosevelt per sostenere l’opportunità che gli USA costruissero la bomba atomica, preoccupato della possibilità che il regime nazista potesse dotarsi per primo di quella terribile arma. Roosevelt rispose creando un comitato per studiare la possibilità di usare l’uranio come arma nucleare. Successivamente invece non fu ascoltato quando nel 1945 si oppose al lancio della stessa bomba sul Giappone.
Alla figura dello scienziato si affianca quella di pensatore e filosofo, che muove da una profonda ammirazione per i sistemi di Spinoza e Schopenhauer. Del primo era particolarmente affascinato dalla concezione olistica, cioè dall’idea del cosmo come di un tutto ordinato secondo le leggi di un’entità panica impersonale, mentre del secondo condivideva la visione disincantata dell’umanità; inoltre, in tutta la produzione saggistica si può notare come lo stile einsteniano, lineare e al contempo vibrante e ricco di passi altamente suggestivi, sia avvicinabile a quello di alcuni testi del filosofo tedesco (come dimostrano i caustici aforismi). « Ci sono due cose infinite: l’universo e la stupidità umana, ma riguardo l’universo ho ancora dei dubbi [...] Se dovessi rinascere, farei l’idraulico. » disse commentando la notizia del bombardamento atomico di Hiroshima.
Fece poi sempre parte dei movimenti anti-nucleari americani. « Credo che le idee di Gandhi siano state, tra quelle di tutti gli uomini politici del nostro tempo, le più illuminate. Noi dovremmo sforzarci di agire secondo il suo insegnamento, rifiutando la violenza e lo scontro per promuovere la nostra causa, e non partecipando a ciò che la nostra coscienza ritiene ingiusto ».
1182504720113_1182493745232_EinsteinEinstein si considerò sempre un pacifista e un umanista e negli ultimi anni della sua vita, anche socialista. L’FBI raccolse un fascicolo di 1427 pagine sulla sua attività e raccomandò che gli fosse impedito di emigrare negli Stati Uniti secondo lo Alien Exclusion Act, aggiungendo che, insieme ad altri addebiti, Einstein credeva, consigliava, difendeva o insegnava una dottrina che, in senso legale, era stata ritenuta dai tribunali, in altri casi, «capace di permettere all’anarchia di progredire indisturbata». Aggiunse anche che Einstein «era stato membro, sostenitore o affiliato a 34 movimenti comunisti tra il 1937 e il 1954» e che «inoltre aveva lavorato come presidente onorario in tre organizzazioni comuniste».
Descrivendo il Mahatma Gandhi, Albert Einstein disse «… ci ha indicato la strada da percorrere. Egli ci ha mostrato di quali sacrifici l’uomo sia capace una volta che abbia scoperto il cammino giusto». «Dovremmo sforzarci di fare le cose allo stesso modo: non utilizzando la violenza per combattere per la nostra causa, ma non partecipando a qualcosa che crediamo sia sbagliato».
einstein5Einstein fu inoltre co-fondatore del liberale Partito Democratico Tedesco. Tuttavia, dopo la guerra, Einstein fece pressioni per il disarmo nucleare e per l’istituzione di un governo mondiale. Affermò: «Non so con quali armi verrà combattuta la Terza guerra mondiale ma la Quarta verrà combattuta con clave e pietre». Insieme ad altri intellettuali ebrei (tra cui Hannah Arendt), nel 1948 scrisse una lettera al New York Times in cui veniva fortemente criticata la visita negli Stati Uniti di Menachem Begin, definendo i metodi e l’ideologia del suo partito “Tnuat Haherut” come ispirati a quelli dei partiti fascisti.
Nel 1950, con altre illustri personalità, si impegnò inutilmente per la salvezza di Milada Horáková, condannata a morte dal regime comunista cecoslovacco. Einstein, insieme ad Albert Schweitzer e a Bertrand Russell, combatté contro i test e le sperimentazioni militari della bomba atomica. Insieme a Russell firmò il Manifesto Russell-Einstein che dette vita alla Conferenza di Pugwash per la Scienza e gli Interessi del Mondo.
« .. Se qualcosa in me può essere chiamato religioso è la mia sconfinata ammirazione per la struttura del mondo che la scienza ha fin qui potuto rivelare. Non riesco a concepire un Dio che premi e castighi le sue creature o che sia dotato di una volontà simile alla nostra. E neppure riesco né voglio concepire un individuo che sopravviva alla propria morte fisica; lasciamo ai deboli di spirito, animati dal timore o da un assurdo egocentrismo, il conforto di simili pensieri. Sono appagato dal mistero dell’eternità della vita e dal barlume della meravigliosa struttura del mondo esistente, insieme al tentativo ostinato di comprendere una parte, sia pur minuscola, della Ragione che si manifesta nella Natura. »

 

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