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4nov/19Off

Accadde oggi: l’Armata Rossa reprime la Rivolta d’Ungheria

4 novembre

1956 – L’Armata Rossa interviene militarmente in modo massiccio per schiacciare la Rivolta Ungherese, lanciando un’offensiva con più divisioni e artiglieria e aeronautica contro Budapest. E’ il secondo e definitivo intervento contro il tentativo del popolo ungherese di rendere il paese politicamente autonomo dall’URSS, e darsi un governo democraticamente scelto. (In fondo potrai vedere un filmato su quelle drammatiche giornate)
La rivolta iniziò il 23 ottobre e si concluse l’11 novembre: una prima fase prettamente insurrezionale, con scontri di piazza e una successiva di vera e propria trasformazione politica del paese la cui risposta fu l’invasione delle truppe sovietiche con l’uso dei carri armati e dei bombardamenti.
ungheria 1La seconda parte dell’intervento sovietico iniziò in novembre, utilizzando truppe corazzate a sostegno del governo Kádár, un governo-fantoccio, filosovietico, la cui formazione avvenuta realmente dopo il 7 novembre, fu poi retrodatata al 4 novembre, in modo da poter sostenere che le truppe erano state formalmente invitate ad intervenire da un governo “legittimo”. La notte del 4 novembre l’Armata Rossa, che era entrata in Ungheria in forze nei giorni precedenti, intervenne, lanciando un’offensiva contro Budapest. La sera del 4 novembre, Imre Nagy primo ministro, si rifugiò nell’ambasciata iugoslava, grazie ad un salvacondotto fornitogli da quel paese. Nagy aveva fatto trasmettere tramite Radio Kossuth Libera (radio di Stato) alle ore 4:20 il seguente messaggio, che viene ripetuto anche in inglese, russo, e francese: « Qui parla il Primo Ministro Imre Nagy. Oggi all’alba le truppe sovietiche hanno aggredito la nostra capitale con l’evidente intento di rovesciare il governo legale e democratico di Ungheria. Le nostre truppe sono impegnate nel combattimento. il governo è al suo posto. Comunico questo fatto al popolo del nostro Paese ed al mondo intero ».
Nei giorni precedenti, il 23 ottobre, a una manifestazione pacifica di alcune migliaia di studenti che sostenevano le posizioni antisovietiche dei polacchi e di Gomulka, si aggiunsero molte migliaia di Ungheresi.
1956_hungarians_stalin_headIn pochi giorni la protesta si trasformò in una rivolta contro la dittatura di Mátyás Rákosi, una “vecchia guardia” stalinista, e contro la presenza sovietica in Ungheria: milioni di ungheresi parteciparono o sostennero la rivolta. Vi furono esecuzioni sommarie di filo-sovietici e membri dell’ÁVH (polizia politica, particolarmente invisa alla popolazione). Il Partito Ungherese dei Lavoratori, dopo discussioni ininterrotte, nominò primo ministro Imre Nagy che concesse gran parte di quanto richiesto dai manifestanti, identificandosi con la rivoluzione in corso. Il 25 ottobre s’insedia il governo Nagy, in cui compare il filosofo marxista Lukács assieme ad altri moderati. Scontri e azione politica proseguono, sotto gli occhi dell’opinione pubblica occidentale, mentre l’URSS sempre più si orienta per un intervento militare massiccio. Vengono rinforzate le truppe di occupazione e si prepara politicamente un contro-governo filosovietico di stampo stalinista.
A novembre fu la classe operaia ungherese, organizzata dai propri Consigli, che giocò un ruolo chiave contro le truppe sovietiche e furono proprio le zone industriali e proletarie di Budapest ad essere bersagliate dall’artiglieria sovietica e dai raid aerei. Queste azioni continuarono fino a quando i Consigli di lavoratori, studenti e intellettuali chiesero il cessate il fuoco il 10 novembre. S’insediò un governo di restaurazione filo-sovietico capeggiato da Kádár fedele alleato dell’URSS.
Il costo umano di questo tentativo di rompere il dominio sovietico nei paesi del Patto di Varsavia e ampliare i diritti sociali e individuali, fu altissimo, come furono storicamente profonde le conseguenze. Per questo si parla di una vera e propria rivoluzione. Morirono circa 2652 Ungheresi (di entrambe le parti, ovvero pro e contro la rivoluzione) e 720 soldati sovietici. I feriti furono molte migliaia e circa 250.000, il 3% della popolazione, furono gli Ungheresi che lasciarono il proprio paese, rifugiandosi in Occidente.
Imre Nagy, Pál Maléter suo stretto collaboratore, e il gionalista Gimes vennero processati e giustiziati in gran segreto dal governo di Kádár il 16 giugno 1958, due anni dopo la rivolta, con un processo a porte chiuse durato cinque giorni per “aver complottato contro la Repubblica Popolare“. I capi di tutti i partiti comunisti del mondo erano stati invitati a pronunciarsi sul verdetto e soltanto Gomułka si era astenuto, mentre Maurice Thorez e Palmiro Togliatti – cui Nagy aveva scritto una lettera, peraltro mai recapitata – avevano ritenuto opportuno votare sì. Altre esecuzioni avvennero a più riprese. Le stime pubblicate negli anni 1960 in Occidente, parlano approssimativamente di 1.200 esecuzioni. Solo nel 1963 la gran parte dei prigionieri politici sopravvissuti della rivoluzione ungherese erano stati rilasciati dal governo Kádár.

La reazione del mondo occidentale
Regno Unito e Francia erano impegnate militarmente e politicamente nella crisi di Suez, gli Stati Uniti dichiararono per bocca del Segretario di Stato: “Non guardiamo a queste nazioni [Ungheria e altre del Patto di Varsavia] come a potenziali alleati militari“. A Roma 101 intellettuali firmano un appello di solidarietà con gli insorti: spiccano i nomi di Calvino, Vittorini, Giolitti, Nenni, Fortuna, Tronti, Siciliano, De Felice, Asor Rosa. L’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel 1956 responsabile della commissione meridionale, condannò come controrivoluzionari gli insorti ungheresi. A 50 anni di distanza nella sua autobiografia parla del suo “grave tormento autocritico” riguardo a quella posizione. Nel maggio 1958, Togliatti intervenne presso Kádár e lo pregò di rinviare l’esecuzione di Nagy a dopo le imminenti elezioni politiche italiane. L’invito fu accolto e Imre Nagy venne impiccato il 16 giugno. L’Unità definì gli operai insorti “teppisti” e “spregevoli provocatori” giustificando l’intervento delle truppe sovietiche, sostenendo che si trattasse di un elemento di “stabilizzazione internazionale” e di un “contributo alla pace nel mondo”.
La base comunista rimase però fortemente scossa e negli anni immediatamente successivi si ebbe un calo degli iscritti al PCI. Anche la CGIL prese posizione a favore degli insorti.
Il funerale di Nagy è stato “ripetuto”, o forse è più corretto dire ha avuto luogo per la prima volta, il 16 giugno 1989 ( presente Occhetto ). L’11 e il 12 novembre 1992 il presidente russo Boris Eltsin, succeduto a Michail Gorbačëv, in visita a Budapest, porge omaggio ai caduti della rivoluzione e al Parlamento ungherese chiederà scusa per l’invasione. Consegnerà inoltre i documenti sovietici sulle vicende del ’56.

 

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