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Accadde oggi: muore Jacques Tati

5 novembre

1982 – Muore a Parigi Jacques Tati, regista, attore, mimo e sceneggiatore francese. Con il personaggio di Monsieur Hulot, impassibile e stralunato, vestito di impermeabile e cappello, con l’ombrello in mano e una pipa in bocca, Tati ripropose un’interpretazione essenzialmente mimica che riecheggiava in modo personale quelle dell’epoca del muto di Buster Keaton e Charlie Chaplin.
Confusion è la parola della nostra epoca. Si va troppo in fretta. Ci dicono tutto quello che dobbiamo fare. Organizzano le nostre vacanze. La gente è triste. Nessuno fischietta più per strada (…) sarà sciocco, ma mi piacciono le persone che fischiettano per strada ed io stesso lo faccio. Credo che il giorno in cui non potrò più fischiettare per strada sarà una cosa gravissima” (In fondo potrai vedere il trailer del film “Le vacanze di monsieur Hulot” e una sequenza da “Mio zio)
jdfSono gli “assurdi” ritmi quotidiani il suo bersaglio e lo centra soprattutto con Monsieur Hulot; personaggio tranquillo ed impassibile dall’aria parecchio stralunata, vestito con impermeabile, cappello, pantaloni un po’ corti e immancabili pipa e ombrello. Le trame sono poco strutturate e le gag si susseguono continuamente senza avere necessariamente una logica; Tati-Hulot più che parlare borbotta esprimendosi quindi con una comicità dalla narrazione prevalentemente visiva e con una scarsa presenza dei dialoghi se non con lo stesso blaterare del protagonista; i campi di ripresa sono lunghi, le inquadrature minuziosamente costruite con un’attenzione particolare ai personaggi dislocati ai margini del campo; infine con l’intensità del sonoro, inteso non come dialogo ma suono, viene guidata l’attenzione all’interno dell’inquadratura stessa.
Nei suoi film, sei per un’intera carriera, si respira un’atmosfera di gioco per cui tutta la vita è raccontata come un momento di ricreazione.
mhulotsholiday1Nel 1949 il primo lungometraggio da autore-protagonista-regista “Giorno di festa“, in cui si racconta di un postino che nel tentativo di essere efficiente come i colleghi americani visti in un documentario, nell’emularli, semina un enorme scompiglio nella comunità. Tati, da vero sperimentatore del cinematografo, gira con due cineprese, una a colori ed una in bianco e nero; avrebbe dovuto essere, ed in un certo senso lo è, il primo film a colori transalpino, ma in Francia allora non era possibile stampare per come Tati intendeva; il film pertanto uscì in bianco e nero, mentre quella definitiva a colori è uscita postuma soltanto nel 1995.
Quattro anni dopo ne “Le vacanze di monsieur Hulot” inventa il suo personaggio, protagonista, in una località balneare di una divertente serie di disavventure. Con molta discrezione comincia la satira del mondo moderno.
mononcleNel 1958 realizza “Mio zio“, ufficialmente il suo primo film a colori. Premiato con l’Oscar come Miglior Film Straniero e con il Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes, Tati ottiene pieno riconoscimento non solo dal pubblico ma anche dalla critica. Questo film è una satira surreale sul rapporto tra vecchio e nuovo e sull’affanno borghese di apparire moderni.
Dopo questi successi ci vorrano ben nove anni prima che realizzi l’audace “Play Time – Tempo di divertimento“. La genesi di questo lavoro fu “omerica”: il progetto prevedeva la costruzione alla periferia di Parigi di una città nel vero senso della parola, Tativille, con strade asfaltate e impianti funzionanti, da sfruttare successivamente come centro di produzione cinematografica, ma così non è stato. Tati girò la pellicola su settanta millimetri e cinque piste stereo e si indebitò così tanto da rovinarcisi la carriera. Nella storia prevalgono come sempre le immagini sulla parola e le gag sono sparpagliate simultaneamente nella stessa sequenza. Scrive Truffaut: “Un film che viene da un altro pianeta… l’Europa del 1968 filmata da un Lumière marziano“. Considerato un capolavoro, l’ostinazione dell’autore a proporlo soltanto nelle sale equipaggiate con i proiettori da settanta millimetri ne ha ridotto drasticamente le possibilità distributive tanto che Tati, perseguitato dai debiti sarà costretto a vendere i diritti di tutti i film precedenti all’asta per una cifra irrisoria.
1265933093-trafic_movie_poster_jacques_tati copyNel 1971 è la volta di “Monsieur Hulot nel caos del traffico“; borbottante parole incomprensibili, stralunato più che mai, il cineasta ci ripropone un meccanismo ben oliato che forse nulla aggiunge a quanto già fatto nei lavori precedenti se non una buona dose di sorrisi; nel frattempo fallisce la sua casa di produzione.
Ultimo lavoro, “Il circo di Tati“, è stato girato per la tv svedese e poi trasferito in pellicola per il cinema; è una raccolta di tutte le sue pantomime sotto il tendone di un circo ma rappresenta anche un esperimento di tecniche di linguaggio nuove tra cui le riprese con la telecamera.

Jacques Tati non è stato soltanto uno showman protagonista di storie esilaranti e spesso surreali, ma è stato soprattutto un cineasta tecnico e sperimentatore, capace di impiegare procedimenti per la ripresa a colori e formati di pellicola spesso inusuali e comunque all’avanguardia.

 

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