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Accadde oggi: Antonio Gramsci incarcerato

8 novembre copia
“”Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria. Non è vita. Perciò odio gli indifferenti”” ANTONIO GRAMSCI

Intellettuale e pensatore eclettico e profondo, non solo politico, fu tra i fondatori del Partito Comunista d’Italia, e del quotidiano l’Unità.
Il pubblico ministero del Tribunale Speciale fascista concluse la sua requisitoria con una frase rimasta famosa: «Per vent’anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare»; e infatti Gramsci venne condannato a venti anni, quattro mesi e cinque giorni di reclusione. Studente universitario a Torino negli anni 1916 , da giovanissimo inizia la sua attività giornalistica e politica, nel pieno delle vicende politiche del partito socialista e delle lotte operaie torinesi e nazionali e internazionali degli anni 20-21 (occupazione delle fabbriche). Gran parte della giornata di Gramsci trascorse all’ultimo piano nel palazzo dell’Alleanza Cooperativa Torinese dove, in tre stanze, erano situate la sezione giovanile del partito socialista e le redazioni del Grido del popolo e del foglio piemontese dell’Avanti!, che comprendeva la rubrica della cronaca torinese, Sotto la Mole; in entrambi i giornali Gramsci pubblicava di tutto, dai commenti sulla situazione interna ed estera agli interventi sulla vita di partito, dagli articoli di polemica politica alle note di costume, dalle recensioni dei libri alla critica teatrale. (continuando la canzone “Quello lì (compagno Gramsci)” di Claudio Lolli, accompagnata da immagini)

gramsci3Il 1º maggio 1919 uscì il primo numero dell’Ordine nuovo, con Gramsci segretario di redazione e animatore della rivista. Dopo la scissione di Livorno, con la nascita del «Partito Comunista d’Italia, uscì a Milano il primo numero del nuovo quotidiano comunista l’Unità , Il titolo del giornale, da lui scelto, venne giustificato dalla necessità dell’«unità di tutta la classe operaia intorno al partito, unità degli operai e dei contadini, unità del Nord e del Mezzogiorno, unità di tutto il popolo italiano nella lotta contro il fascismo». Eletto deputato al parlamento nel 24, si trasferì a Roma, protetto dall’immunità parlamentare, ma con la costituzione del Tribunale speciale, fu incarcerato e processato per di “attività cospirativa, istigazione alla guerra civile, apologia di reato e incitamento all’odio di classe”. Presidente è un generale, giurati sono cinque consoli della milizia fascista, accusatore l’avvocato Isgrò, tutti in uniforme; intorno all’aula, «un doppio cordone di militi in elmetto nero, il pugnale sul fianco ed i moschetti con la baionetta in canna». Dopo un periodo di confino a Ustica, dove ritrovò, tra gli altri, Bordiga, il 7 febbraio 1927 fu detenuto nel carcere milanese di San Vittore, poi il carcere di Turi, in provincia di Bari dove resterà per sempre, in condizioni durissime di stretta detenzione , mentre le sue condizioni di salute si aggravavano sempre di più. Fin da quando si trovava in carcere a Milano, Gramsci era intenzionato a occuparsi «intensamente e sistematicamente di qualche soggetto» che «assorbisse e centralizzasse la sua vita interiore». L’8 febbraio 1929, il detenuto 7.047 ottenne finalmente l’occorrente per scrivere e iniziò la stesura dei suoi «Quaderni del carcere».
gramsci5Il primo quaderno si apre proprio con una bozza di 16 argomenti, alcuni dei quali saranno abbandonati, altri inseriti e altri ancora svolti solo in parte. Caratteristico era il suo modo di lavorare: quasi tutti i giorni, per alcune ore, camminando all’interno della cella, rifletteva sulle frasi da scrivere, e poi si chinava sul tavolino, scrivendo senza sedersi, un ginocchio appoggiato sullo sgabello, per riprendere a camminare e a pensare. A fare da tramite tra Gramsci ed il mondo esterno,ed in particolare con l’amico Piero Sraffa e tramite questi col Pcus sovietico, ed il PCdI, fu la cognata Tatiana Schucht, essendo la moglie Giulia, russa, tornata in Urss ,e gravemente depressa. E’ noto che Gramsci vide la moglie e i propri figli pochissimo, scrisse per loro un quaderno di favole” “L’albero dei ricci”. Totalmente isolato scrive “Ma mentre nel passato mi sentivo quasi orgoglioso di sentirmi isolato, ora invece sento tutta la meschinità, l’aridità, la grettezza di una vita che sia esclusivamente volontà». Nel 1937 Gramsci passò dalla libertà condizionata alla libertà, ma era ormai in gravissime condizioni: morì a quarantasei anni, di emorragia cerebrale, nella stessa clinica Quisisana. Cremato, il giorno seguente si svolsero i funerali, cui parteciparono soltanto il fratello Carlo e la cognata Tatiana: le ceneri, inumate nel cimitero del Verano, furono trasferite, dopo la Liberazione, nel Cimitero acattolico di Roma. I 32 Quaderni del carcere, di complessive 2.848 pagine, non destinati da Gramsci alla pubblicazione, contengono riflessioni e appunti elaborati durante la reclusione; furono definitivamente interrotti nell’agosto 1935 a causa della gravità delle sue condizioni di salute. Furono numerati, senza tener conto della loro cronologia, dalla cognata Tatiana Schucht che, insieme, l’economista Piero Sraffa, riuscì a sottrarli alle ispezioni poliziesche, e a consegnarli al banchiere Mattioli, segreto finanziatore delle cure di Gramsci, che li affidò a Mosca a Palmiro Togliatti e agli altri dirigenti comunisti italiani. Nei quaderni viene articolato ed elaborato un pensiero complesso e importante sia sul piano politico che storico-filosofico. Sono elaborate riflessioni fondamentali sulla storia d’Italia e la cultura europea. I suoi scritti sono considerati tra i più originali della tradizione filosofica marxista.
gramsci4Uno dei suoi contributi principali fu il concetto di egemonia, secondo cui le classi dominanti impongono i propri valori politici, intellettuali e morali a tutta la società, per gestire il proprio potere intorno a un senso comune condiviso. Alcune sue idee sono diventate parole-chiave della cultura italiana: il Partito come Intellettuale collettivo; l’Ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione; lo stile nazional-popolare; il giudizio sul Risorgimento. Dopo la fine della guerra i Quaderni, curati dal dirigente comunista Felice Platone, furono pubblicati dall’editore Einaudi – unitamente alle sue Lettere dal carcere indirizzate ai famigliari – in sei volumi, ordinati per argomenti omogenei.

 

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