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Accadde oggi: Lev Trotsky espulso dal Partito Comunista Sovietico

12 novembre

1927 – Trotsky e Zinov’ev sono espulsi dal partito Comunista Sovietico.
Lev Trotsky, protagonista della Rivoluzione d’Ottobre fu l’ideologo della ”Rivoluzione permanente, in tutti i paesi” contro la posizione di Stalin della rivoluzione in un solo paese (l’URSS). Dopo la morte improvvisa di Lenin, Trotsky si oppose con continuità e coerenza, sia pure inefficacemente, alla ascesa di Stalin nel controllo totale del Partito comunista russo e dello Stato. Fu assassinato in esilio, in Messico, da un sicario stalinista.
« Quali che siano le circostanze della mia morte, io morirò con la incrollabile fede nel futuro comunista. Questa fede nell’uomo e nel suo futuro mi dà, persino ora, una tale forza di resistenza che nessuna religione potrebbe mai darmi… Posso vedere la verde striscia di erba oltre la finestra ed il cielo limpido azzurro oltre il muro, e la luce del sole dappertutto. La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla di ogni male, oppressione e violenza e goderla in tutto il suo splendore. » (In fondo potrai vedere due brevi filmati; nel primo Trotsky tiene un discorso sulla sua espulsione, nel secondo una struggente canzone messicana accompagna immagini della sua fine)


Trotsky TimeDavidovič Bronštejn, il suo vero nome, fu straordinario oratore e efficace scrittore, definito “la Penna” della Rivoluzione russa. Si avvicinò giovanissimo alle idee rivoluzionarie già durante l’università, nel 1900 venne condannato a 4 anni di Siberia, riuscì a fuggire prendendo il nome di Trotsky da un ex-carceriere di Odessa, e raggiunse Londra per unirsi a Lenin, all’epoca redattore capo del giornale Iskra (Scintilla), organo del Partito Social Democratico Russo dei Lavoratori. Esule tra Londra e New York, la Francia e la Svizzera, rientrò in Russia nel ’17, allo scoppio della rivoluzione di cui divenne protagonista. Formidabile organizzatore e propagandista dei Soviet e dell’Armata Rossa condusse le trattative della pace separata di Brest-Litovsk con la Germania, per porre fine alla guerra.
« D’un tratto la guerra ci rivela che procediamo ancora a quattro zampe e che non siamo ancora usciti dal grembo dell’era barbarica della nostra storia. » (Le guerre balcaniche, 1912-13).
Con il consolidarsi delle idee rivoluzionarie in Russia e la trasformazione economico-sociale del paese, le posizioni di Trotsky si differenziarono sempre di più da quelle di Stalin e del gruppo dirigente post-leninista. Il 1924 fu l’anno della “lotta contro il trotskismo“, un feroce scontro formalmente ideologico in cui, senza risparmio di colpi bassi (con accuse reciproche molto dure sul ruolo avuto dai vari dirigenti nell’Ottobre, negli anni precedenti e negli anni successivi), venne portata avanti l’emarginazione dell’ala trotskista che iniziò a farsi chiamare “Opposizione di sinistra“, fino all’ottenimento delle dimissioni di Trotsky dal posto di Commissario del Popolo alla Guerra e agli Affari della Marina.
Trotsky si oppose all’ascesa di Stalin nel controllo totale del partito e dello Stato. Punti decisivi della polemica dell’Opposizione in quegli anni furono la critica al regime autoritario vigente nel Partito, alla deriva della burocrazia nell’apparato statale. Il gruppo di Trotsky chiese una politica di forte industrializzazione, un piano di collettivizzazione volontaria nelle campagne e, soprattutto, la promozione su scala mondiale di nuove rivoluzioni proletarie (Cina, Germania), come unica soluzione ai pericoli di involuzione del regime interno dell’URSS. Nel 1927 l’Opposizione decise di organizzare in forma autonoma la celebrazione del decimo anniversario della Rivoluzione; fu, da parte di Trotsky, un tentativo, una prova. Nelle principali città del Paese (e specialmente a Mosca e Leningrado) scesero in piazza migliaia di persone sotto le bandiere dell’Opposizione Unificata, che si scontrarono con i sostenitori di Stalin e con le milizie statali: gli oppositori vennero dispersi con la forza.
A differenza di Trotsky, che riteneva che la rivoluzione socialista avesse senso solo in una prospettiva globale della “rivoluzione permanente” e con una democrazia totale dei lavoratori diretta, Stalin sosteneva l’idea di un “socialismo in un solo paese”, anche se arretrato come la Russia, guidato da un apparato di partito autocratico e totalmente fuori del controllo democratico della società civile. Altro elemento che caratterizzava il corso politico di Stalin era il recupero del nazionalismo panrusso e l’ostilità verso ogni tipo di “cosmopolitismo”. Via via si instaurò nell’URSS post-rivoluzionaria, una feroce dittatura totalitaria, che fece dei processi, degli arresti, del carcere le sue armi peculiari contro dissidenti o supposti tali; le prime vittime furono gli intellettuali, l’intellighenzia che tanto aveva contribuito alle idee culturalmente ed esteticamente più innovative. Trotsky scriverà il libro “La Rivoluzione Tradita“, nel quale denuncerà i crimini della burocrazia staliniana.
leon-trotsky-admirerPosto al confino, in seguito prese la via dell’esilio. Si stabilì in Messico su invito del pittore Diego Rivera: visse dapprima nella casa di Rivera, e successivamente in quella della moglie del pittore, l’artista Frida Kahlo, con cui ebbe una breve relazione. Qui finì assassinato, per mano di un sicario, a Coyoacán nel 1940: venne aggredito alle spalle da Ramón Mercader, rivelatosi un agente stalinista, che gli sfondò il cranio usando una piccozza. Trotsky morì il giorno seguente.

 

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