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Accadde oggi: muore Vittorio De Sica

13 novembre

1974 – Muore, a Neuilly-sur-Seine in Francia, Vittorio De Sica (nato a Sora nel 1901), grandissimo regista e sceneggiatore italiano, anche poliedrico attore e cantante.
È uno dei padri del Neorealismo e della Commedia all’italiana. Insieme a Zavattini ha girato capolavori mondiali: uno per tutti, “Ladri di biciclette”, Premio Oscar 1948. Dal primo dopoguerra agli anni ’70, il suo cinema è stato lo specchio realistico, lirico e comico della società italiana. (In fondo potrai vedere il finale di “Ladri di biciclette” e una sequenza da “Miracolo a Milano)
zavattiniIn occasione della presentazione del restauro di “Ladri di biciclette” nel 2008, grazie alla sponsorizzazione del Casinò di Venezia, il figlio Christian ha dichiarato: «Proprio il Casinò che finanzia il restauro di un film di papà… Lui era un giocatore incallito, ha lasciato tantissimi soldi nelle case da gioco di mezzo mondo. In un certo senso, con questo restauro, è stato in parte risarcito. Sono certo che, da lassù, mio padre, considerato dallo scrittore Mario Puzo uno dei tre più accaniti giocatori del Casinò di Las Vegas, insieme a un cinese e a un indiano, sarà contento di sapere che una casa da gioco paga per salvare un suo film» (La Stampa, 24/8/2008).
Era nota la sua grande passione per il gioco, per la quale si trovò a volte a perdere somme anche ingenti, e che probabilmente spiega qualche sua partecipazione a pellicole non alla sua altezza. Una passione che non nascose mai e che anzi riportò, con grande autoironia, in diversi suoi personaggi cinematografici, come ad esempio in “Il conte Max” o “L’oro di Napoli“.
Esordio dietro la macchina da presa nel 1939, con la commedia “Rose scarlatte“. A partire dal 1943, con “I bambini ci guardano” iniziò, insieme a Zavattini, ad esplorare le tematiche neorealiste. Dal ’46 al ‘52 firmano, regista De Sica e sceneggiatore Zavattini, uno dietro l’altro quattro grandi capolavori del cinema mondiale: “Sciuscià“, “Ladri di biciclette“, “Miracolo a Milano” (tratto dal romanzo “Totò il buono” dello stesso Zavattini ) e “Umberto D.“, pietre miliari del neorealismo cinematografico italiano.
sciuscià 1I primi due ottengono l’Oscar come miglior film straniero e il Nastro d’Argento per la migliore regia. La sua vita e la carriera sono pieni di episodi comici che ci rimandano un artista dal tratto umanissimo anche come uomo, così vicino ai suoi personaggi. ”Era il 1911, le autorità avevano proibito di mangiare i fichi, ma la madre non voleva fare a meno di procurarsene, anche perché costavano poco. Durante gli acquisti dagli ambulanti, il piccolo Vittorio fungeva da palo per dare l’allarme all’arrivo della legge. Quando si profilarono due carabinieri, intonò Torna a Surriento. Ai militi piacque, “bravo, guagliò, vai avanti”. Interpretò tutto il repertorio napoletano a lui noto e i fichi furono salvi”. Fu anche interprete popolare della canzone napoletana di cui incise molti dischi. Ne “Gli uomini, che mascalzoni..” lancia la famosissima canzone “Parlami d’amore Mariù“, suo cavallo di battaglia per il resto della carriera.
L’incontro con Zavattini a partire da “Darò un milione” del 1935, portò nei film di De Sica una vena lirica, di ironica malinconia, a tratti surreale e amara, stile che caratterizza il grande scrittore.
miracolo-a-milano 1Il rapporto con la letteratura fu proficuo e costante nell’opera di De Sica, oltre a Zavattini di particolare rilievo artistico, i film girati dagli anni ’50 si ispirano tutti a romanzi o opere dl teatro. Dopo l’irripetibile quadrilogia neorealistica, ci furono “L’oro di Napoli“, tratto da una raccolta di racconti di Marotta, “Il tetto” che è considerato il suo passo d’addio al neorealismo, quindi “La ciociara“, tratto dal romanzo omonimo di Moravia, che vanta una vibrante interpretazione di Sophia Loren, la quale vinse tutti i premi possibili, come migliore attrice. Con la Loren lavorò anche in seguito, nel celebre episodio “La riffa” inserito nel film collettivo “Boccaccio ’70“, quindi in coppia con Mastroianni in “Ieri, oggi e domani” tre indimenticabili ritratti di donna (la popolana, la snob e la mondana) e, terzo suo Oscar, “Matrimonio all’italiana” trasposizione di “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo.
Nel 1970 ottenne un quarto Premio Oscar con la trasposizione filmica del romanzo di Bassani “Il giardino dei Finzi Contini“. Un altro film sociologicamente significativo è “Il boom” con Alberto Sordi. L’ultimo film da lui diretto è la riduzione di una novella di Pirandello “Il viaggio“.
I figli nati dai due matrimoni di De Sica ricordano un padre tenerissimo che, come in un film, si divideva tra le due famiglie con equivoci da commedia. Pare che mettesse indietro gli orologi a Capodanno per brindare con la Mercader, sua seconda moglie, a mezzanotte, quando erano le già le due, dopo aver già brindato con la prima moglie. Un espediente degno di un suo film.

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