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Accadde oggi: l’alluvione del Polesine

14 novembre copia
Si calcola che la portata complessiva delle rotte sia stata dell’ordine dei 7.000 m³/s (6.000 m³/s secondo alcune stime, più di 9.500 m³/s secondo altre) a fronte di una portata massima complessiva del fiume stimata in quell’occasione in circa 12.800 m³/s. In pratica, circa 2/3 della portata fluente, anziché proseguire la sua corsa verso il mare entro gli argini del fiume, si riversò sulle campagne e sui paesi. Come effetto di ciò si produsse, immediatamente dopo le rotte, un repentino decremento del livello idrometrico del fiume, riscontrato nelle stazioni di misura di monte e di valle: tale effetto può definirsi come “effetto svuotamento”. Presupposti della sciagura, oltre le anomale circostanze idrologiche sono da ricercare nel campo umano, ed in particolare in quello delle Amministrazioni pubbliche, istituzionalmente competenti a prevenire ed affrontare la situazione. Da un punto di vista storico, si tende ad attribuire tale sottovalutazione, da parte del preposto Genio Civile, a una mancata comprensione dell’eccezionalità dell’evento sotto il profilo propriamente idraulico. (Continuando in un filmato l’alluvione sulle note della canzone “El diluvi” di Ivan della Mea)

alluvione1Tale mancata previsione fu anche causata dalla carenza dei mezzi di comunicazione (i telefoni erano rari ed appannaggio quasi esclusivo degli uffici governativi) e soprattutto per la pressoché totale assenza dei mezzi di informazione di massa “in tempo reale”: c’era solo la radio e non tutte le famiglie la possedevano. Ciò ingenerò ritardi fatali. Tale mancata previsione, fu comunque grave in sé, per la sottovalutazione nei giorni immediatamente precedenti dei segnali nel mantovano e nel reggiano. Il territorio della Bassa reggiana fu poi drammaticamente coinvolto, fino a Poviglio e Castelnuovo Sotto.

Solidarietà.
Si manifestò non solo nella raccolta di fondi e di beni ma soprattutto nell’intervento diretto di moltissimi volontari che, abbandonate le loro case sicure, si misero a disposizione, in prima persona, per i soccorsi. Moltissime famiglie in tutta Italia aprirono le porte delle proprie case agli sfollati e ai profughi : una solidarietà umana diretta, non filtrata né mediata da apparati burocratici, ma fatta di persone. Erano passati soli sei anni dalla fine del sanguinoso II° conflitto mondiale che aveva lasciato il Paese in condizioni di povertà e distruzione e la memoria spingeva all’aiuto. Si innescò comunque, in un clima da guerra fredda, una alluvione2contrapposizione di carattere politico-ideologico. Gli aiuti attivati dal Comitato per l’Emergenza contavano sulla macchina organizzativa del Partito comunista italiano, delle Camere del lavoro e alle principali organizzazioni sindacali. Quelli governativi rappresentarono invece la capacità di intervento della Democrazia Cristiana, fiancheggiata dalle ACLI e dall’associazionismo cattolico in genere. Il clima politico era conflittuale, con una fortissima contrapposizione tra DC, che all’epoca guidava il Governo centrale, e PCI che, insieme ad altre forze di sinistra, governava il Polesine e la maggioranza dei Comuni rivieraschi del Po, in particolare il mantovano e il reggiano. Un clima che avrebbe potuto favorire una polemica politica fine a se stessa, ma la solidarietà superò il clima conflittuale.

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Su scala mondiale si verificò un’analoga contrapposizione, con una vera e propria gara tra Unione sovietica e paesi del blocco socialista, da una parte, e americani dall’altra. Tutti gli aiuti in arrivo in Polesine portavano l’indicazione, a caratteri cubitali, della nazione donatrice. In quell’epoca di guerra fredda è stata sminuita, nella propaganda politica, la vera e gratuita solidarietà delle popolazioni: quella italiana, europea e mondiale, spinte da autentici sentimenti di identificazione, condivisione e compassione. La prospettiva storica ha restituito questa verità.

Non si possono dimenticare le immagini della tragedia nei volti e sulle terre; e il rapporto tra gli Uomini e il GrandeFiume. Guareschi, a modo suo, lo interpretò nella saga di Peppone e Don Camillo.

 

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