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22nov/18Off

Accadde oggi: l’assassinio di John F. Kennedy

22 novembre

1963 – John Fitzgerald Kennedy, trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti, viene ferito mortalmente da colpi di arma da fuoco mentre, in visita ufficiale a Dallas, viaggia a bordo dell’auto presidenziale nel centro della città assieme alla moglie Jacqueline e al governatore del Texas John Connally (ferito pure lui nell’attentato) e consorte.
La Commissione Warren, incaricata, dal successivo presidente Lyndon Johnson, delle indagini governative, stabilì che Kennedy era stato colpito da un unico cecchino Lee Harvey Oswald, ma rimase comunque presente nell’opinione pubblica l’ipotesi di un complotto.
Fu un evento straordinario e devastante per la vita di molti americani e per la storia degli anni ’60.
(In fondo potrai vedere in un filmato l’assassinio di Kennedy e quello successivo di Oswald)
Kennedy era in visita ufficiale nel Texas e, quando il corteo presidenziale stava per immettersi nella Dealey Plaza, la limousine rallentò in prossimità della curva mentre il Presidente ed il Governatore salutavano la folla. Pochi secondi dopo diversi colpi di arma da fuoco furono esplosi in direzione della vettura: uno di essi colpì J.F.K. alla testa, causando un’ampia ferita, rivelatasi poi mortale. La maggior parte dei testimoni riferirà di avere udito tre spari.
oswaldImmediatamente la limousine si diresse verso il Parkland Memorial Hospital, dove i medici, dopo disperati tentativi tra cui una tracheotomia ed alcune iniezioni, non poterono fare altro che constatare la morte del Presidente.
Responsabile dell’assassinio venne ritenuto Lee Harvey Oswald, un impiegato della Texas School Book in Dealey Plaza. Subito fu catturato per l’assassinio di un poliziotto e in seguito imputato anche dell’assassinio del presidente Kennedy ma lui non confessò mai e sostenne di essere un capro espiatorio. Oswald fu interrogato dalla polizia per circa 18 ore, ma non arrivò mai a un regolare processo perché venne ucciso a sua volta, due giorni dopo l’arresto all’interno del seminterrato della stazione di polizia di Dallas, dal gestore di un night club Jack Ruby, che subito arrestato ed interrogato dalla polizia, sul motivo del suo gesto, disse: “Non volevo essere un eroe, l’ho fatto per Jacqueline. Volevo risparmiare alla moglie del presidente il processo dell’uomo accusato di aver ucciso il marito.

Ricostruzione dei fatti per la Commissione Warren
Lee H. Oswald psicolabile, mentalmente disturbato, frustrato, fortemente filo-castrista e violento decise di diventare famoso per l’eternità uccidendo il presidente Kennedy. Quando la limousine terminò la curva, dal sesto piano della Texas School Book in Dealey Plaza, sparò un primo colpo di fucile.
Qualcuno si voltò per cercare di capire cosa stesse succedendo ed il Presidente Kennedy smise di salutare.
Circa due secondi dopo fu esploso un secondo colpo: il proiettile colpì Kennedy alla schiena, uscì dalla gola, entrò nella schiena di Connally, gli perforò il torace, trapassò il polso destro, fratturando il radio e proseguì sino a fermarsi nella coscia sinistra del governatore.
Un terzo colpo sempre esploso alle spalle del corteo, colpì il presidente alla testa causando la ferita mortale.
Ciò comporta che Oswald avrebbe sparato 3 colpi dalla finestra e con due proiettili sarebbe riuscito ad uccidere il Presidente ed a ferire Connally.
Dal rapporto emerge che il proiettile quasi intero rinvenuto sulla barella del governatore Connally e due frammenti piuttosto grandi rinvenuti nella limousine presidenziale erano stati sparati dal fucile Mannlicher Carcano trovato al sesto piano del deposito dei libri, escludendo così l’uso di qualsiasi altra arma.
pallottolaLe conclusione della commissione Warren è quella definita, dai sostenitori della teoria del complotto, “della pallottola magica”, riferendosi a quel proiettile che causò sette ferite complessive a Kennedy e Connally, rimanendo sostanzialmente integro, cosa da costoro ritenuta impossibile. Inoltre e sempre secondo quanto essi sostengono, tale proiettile, per poter causare quelle ferite, non avrebbe potuto seguire una traiettoria rettilinea.
Dopo circa cinquant’anni, in punto di morte sono state rese due testimonianze che sembrano le tessere di un mosaico più vasto. Entrambi i testimoni hanno registrato dei nastri l’uno e un video l’altra, che combaciano su molti punti e avvalorerebbero la tesi del complotto. Il detenuto Files, ex sicario della mafia di Chicago, dichiarò di aver partecipato all’assassinio con il mafioso Nicoletti, sparando il terzo colpo di pistola da una collinetta erbosa. Una ricostruzione storicamente veritiera dell’assassinio non è stata possibile.

Moriva così, in circostanze rimaste oscure, Kennedy, democratico, uno dei più noti e amati politici statunitensi. Nel suo discorso inaugurale parlò della necessità di partecipare attivamente alla vita politica « Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese ». In uno dei famosi discorsi della Nuova Frontiera, chiese alle nazioni del mondo di unirsi nella lotta contro ciò che chiamò “i comuni nemici dell’umanità… la tirannia, la povertà, le malattie e la guerra”. E’ il presidente che sfiorò lo scontro militare con l’URSS per la cosiddetta crisi dei missili a Cuba nel 1963, e che firmò Partial Test Ban Treaty con Khruščёv, circa la limitazione dei test nucleari, proprio a seguito della crisi cubana. Il confronto con l’URSS si spostò sul piano della ricerca spaziale, la cosiddetta Nuova Frontiera.
Sempre nel ’63 Kennedy visitò Berlino Ovest e tenne un pubblico discorso di critica contro la costruzione del Muro di Berlino. Il discorso è noto per la sua famosa frase, pronunciata in tedesco, “Ich bin ein Berliner“, e salutata dai berlinesi con una grande ovazione. E’ il presidente che pose fine alle pratiche e alle politiche di segregazione razziale, a cui Martin Luther King, nella sua autobiografia riservò un riconoscimento aperto nella battaglia per i diritti civili e il superamento delle pratiche segregazioniste nei cinema, nei ristoranti, negli autobus. Kennedy aveva cominciato a pianificare la ritirata di alcune centinai di migliaia di soldati dal Vietnam. Queste sono forse le ragioni profonde, storiche, del suo assassinio.

 

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