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23nov/19Off

Accadde oggi: il terremoto dell’Irpinia

23 novembre

1980 – Alle 19:34 di domenica una forte scossa di magnitudo 6,5 sulla scala Richter, della durata di circa 90 secondi, colpisce un’area che si estende dall’Irpinia al Vulture; è la tragedia che sarà definita come Terremoto dell’Irpinia.
Il terremoto, che devasta Campania centrale e Basilicata, causa circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti. Gli effetti, tuttavia, si estesero ad una zona molto ampia del Sud.
« Ad un tratto la verità brutale ristabilisce il rapporto tra me e la realtà. Quei nidi di vespe sfondati sono case, abitazioni, o meglio lo erano. » (Alberto Moravia, Ho visto morire il Sud)
(In fondo potrai vedere l’inizio di un documentario RAI di Lina Wertmüller sul terremoto)
Molte lesioni e crolli avvennero anche a Napoli, oltre che nelle aree dell’epicentro, interessando molti edifici fatiscenti o lesionati da tempo e vecchie abitazioni in tufo; a Poggioreale, causando 52 morti. Crolli e devastazioni avvennero anche in altre province campane e nel potentino dove il crollo di una chiesa causò la morte di 77 persone, di cui 66 bambini e adolescenti che stavano partecipando alla messa.
terremoto_fotosorrentini-480x300Le tre province maggiormente sinistrate sono state quelle di Avellino (103 comuni), Salerno (66) e Potenza (45). Trentasei comuni della zona dell’epicentro hanno avuto circa 20.000 alloggi distrutti o irrecuperabili. In 244 comuni delle province di Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Foggia, Napoli, Potenza e Salerno, altri 50.000 alloggi hanno subito danni da gravissimi a medio-gravi. Ulteriori 30.000 alloggi lo sono stati in maniera grave. L’entità drammatica del sisma non venne valutata subito; i primi telegiornali parlarono di una «scossa di terremoto in Campania» dato che l’interruzione totale delle telecomunicazioni aveva impedito di lanciare l’allarme. Soltanto a notte inoltrata si cominciò ad evidenziarne la più vasta entità.
« Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi » dichiarò Sandro Pertini, edizione straordinaria Tg2 del 27 novembre. Le dure parole del presidente della Repubblica causarono l’immediata rimozione del prefetto di Avellino Attilio Lobefalo e le dimissioni del Ministro dell’Interno Rognoni.
originalLa ricostruzione fu, però, anche uno dei peggiori esempi di speculazione su di una tragedia. Infatti, come testimonia tutta una serie di inchieste della magistratura, per le quali sono state coniate espressioni come Irpiniagate, Terremotopoli o il terremoto infinito. Durante gli anni si sono inseriti interessi criminosi che hanno dirottato i fondi verso aree che non ne avevano diritto, moltiplicando il numero dei comuni colpiti: 36 paesi in un primo momento, che diventano 280 in seguito a un decreto dell’allora presidente del Consiglio Forlani, fino a raggiungere la cifra finale di 687, ossia l’8,5% del totale dei comuni italiani. A Torre Annunziata esistono due quartieri, Penniniello e il Quadrilatero delle Carceri, distrutti dal terremoto del 1980, ma malgrado le ingenti somme di denaro che si continuano a stanziare (10 milioni di euro per il primo nel 2007, 1,5 milioni di euro per il secondo nel 2009) ancora non è stata completata la loro ricostruzione. Questi quartieri oggi sono diventati la principale roccaforte della camorra; il Quadrilatero delle Carceri è una delle più note piazze di spaccio della regione Campania.
« L’uso di 50-60 mila miliardi stanziati per l’Irpinia rimase un porto nelle nebbie » (Indro Montanelli in Le stanze, BUR 2004)
Con la Legge n.128 del 1989, l’on. Scalfaro viene messo a capo della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’attuazione degli interventi per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori colpiti dai terremoti del novembre 1980 e del febbraio 1981 della Campania e della Basilicata.

Le inchieste successive
Circa l’inchiesta del filone Mani Pulite denominata “Mani sul terremoto“, pubblicata su Panorama nel 1992, Daniele Martini scrive: « in Irpinia la Guardia di Finanza scoprì fienili trasformati in piscine olimpiche mai ultimate, o in ville. Individuò finanziamenti indirizzati a imprenditori plurifalliti e orologi con brillanti regalati con grande prodigalità ai collaudatori dello Stato ».
Sette anni dopo, nell’ 87, alcuni giornali, tra cui l’Unità e L’Espresso, rivelarono che le fortune della Banca Popolare dell’Irpinia erano strettamente legate ai fondi per la ricostruzione dopo il terremoto in Irpinia. Tra i soci che traevano profitto dalla situazione c’era la famiglia di De Mita con Ciriaco proprietario di un cospicuo pacchetto di azioni che si erano rivalutate grazie al terremoto. I titoli erano posseduti anche da altri parenti. Seguì un lungo processo che si concluse nell’ottobre del 1988 con la sentenza: «Secondo i giudici del tribunale romano chiamato a giudicare sulla controversia, era giusto scrivere che i fondi del terremoto transitavano nella banca di Avellino e che la Popolare è una banca della Dc demitiana». Appresa la sentenza, l’Unità pubblicò il 3 dicembre un articolo in prima pagina dal titolo eloquente: «De Mita si è arricchito con il terremoto».
Nell’inchiesta “Mani sul terremoto” saranno coinvolte 87 persone tra cui l’on. De Mita, Paolo Cirino Pomicino, il sen. De Vito, l’on. Scotti, l’on. Gava, l’on. Fantini, l’on. De Lorenzo, tristemente noto anche per gli scandali della sanità, l’on. Giulio Di Donato e il commissario on. Giuseppe Zamberletti. Sul coinvolgimento di politici e di vari amministratori si sono levate numerose denunce e promosse alcune inchieste che hanno portato a diversi arresti.

 

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