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Accadde oggi: muore Benito Jacovitti

03 dicembre

1997 – Scompare Benito Jacovitti, grande disegnatore satirico. Dalla sua creatività sono nati personaggi entrati nella storia del fumetto come Cocco Bill, lo strampalato cowboy. Insofferente di ogni censura e difficile da” incasellare” politicamente, diceva di sé «Io sono un clown, un pagliaccio. Sono orgoglioso di essere un pagliaccio. Sono un matto». (In fondo potrai vedere un Carosello con il personaggio di Cocco Bill realizzato dai fratelli Pagot)
zorryMio padre faceva anche, oltre che il ferroviere, l’operatore in una sala di proiezione cinematografica. Questo mi ha dato la possibilità di vedere centinaia di film. Erano i film western quelli che preferivo. Come ricordavo, disegnavo su queste grandi lastre i film che vedevo. Mio padre era povero e non poteva comprarmi i giocattoli. Io ero molto creativo, mi costruivo da solo i giocattoli.
Inizia a disegnare sedicenne; nel 1939 escono i suoi disegni su Il Vittorioso dell’editrice cattolica AVE, che l’avrebbe fatto conoscere a tutta l’Italia.
L’esile corporatura del giovane Jacovitti gli valse il soprannome di Lisca, e per questo come icona con cui firmare le sue tavole, adottò appunto una lisca di pesce. La collaborazione con Il Vittorioso sarebbe continuata fino al 1969, quando questo chiuse. Va ricordato nel ’43 l’illustrazione di Pinocchio per La Scuola editrice di Brescia.
coccoJacovitti continuò il suo lavoro con Il Giorno dei Ragazzi, supplemento de Il Giorno, per il quale, nel 1957 aveva creato il suo più famoso personaggio, Cocco Bill. Il giovedì, giorno in cui usciva il supplemento, il Giorno vendeva dalle 40 alle 50 mila copie in più. Trionfò appunto con Cocco Bill, pistolero alla camomilla.
Tantissimi gli alunni degli anni sessanta-settanta che, fra libri e quaderni, nel loro zainetto non facevano mai mancare il suo diario, il famosissimo Diario Vitt. Il Diario vendette, fino all’80, 2 milioni e mezzo di copie.
Si definiva ”Estremista di centro o anarco-liberale, mi hanno chiamato Benito, Franco, Giuseppe. Manca solo Adolfo e poi ci sono tutti i dittatori del secolo”. Era una delle battute preferite di Jacovitti, che aggiungeva: “E’ forse per quel nome che tanti mi danno del fascista anche se ho sempre votato liberale“.
pippoLa politica, infatti, ha spesso attraversato la strada al capostipite italiano del fumetto umoristico, le cui storie scombinate, ai limiti dell’assurdo, fecero scoprire un nuovo modo di ridere fondato su beffe, non-sense e paradossi. L’accusa di fascista nacque verso il ’48, quando Jacovitti prestò i suoi eroi Pippo, Pertica e Palla, che dal ’39 disegnava su Il Vittorioso, nella campagna a favore del Fronte popolare dei Comitati civici di Luigi Gedda, conosciuto nel ’44 con De Gasperi e Andreotti. Gli fecero un’offerta e lui disegnò contro i “rossi”, procurandosi l’anatema di Togliatti che lo chiamò in piena Camera “nemico del popolo“. Le prime storie sul giornalino dell’Azione cattolica e i manifesti per Gedda gli valsero la fama di clericale, ma per sua ammissione scrisse anche “abbasso il Papa“ nel retro di una striscia che poi il colore portò in evidenza, con richiami dall’editore. Non erano certo strip in odore di sacrestia, le sue, anzi dal sogghigno incoerente: i superiori trovarono troppo violenta la figura della signora Carlomagno.
zagarGli eroi di Jacovitti erano illogici come i clown: sono violenza le martellate in testa? Creativo e di successo, l’ex matita di Gedda disegnò per Pannella una “panoramica” divorzista e fu invitato da Staino a fare una copertina di Tango, allora inserto dell’Unità, e anche gratuitamente per Male e Cuore, quarant’anni dopo l’anatema di Togliatti.
La politica, infatti, ha spesso attraversato la strada al capostipite italiano del fumetto umoristico: ”A Firenze feci due strisce satiriche proprio sul fascismo. Protagonista era Battista, l’ingenuo fascista. Divenne famosa la battuta: “Eja, Eja, baccala!”. E poi creai una storia: Ahi Flitt. I personaggi si salutavano non con il saluto romano ma con le corna. Era una satira sul nazismo.
Negli Anni ’70, Oreste del Buono lo invito’ a lavorare per Linus. Jacovitti ideò una striscia in cui sfotteva gli ultrà di destra e di sinistra; i fascisti lo minacciarono di morte al telefono, mentre i gruppettari irruppero in redazione chiedendo di cacciare il fascista. ”Sfottevo il movimento studentesco: “Raglia, raglia giovane itaglia”, era una delle battute che fece imbestialire più di un lettore.” La collaborazione finì, ma fu poi ripresa due anni dopo; confidò “Mi rimase solo la soddisfazione di vedere per strada ragazzi con “Lotta continua” in una tasca il “DiarioVitt” nell’altra“.
jackLa caratteristica forma anatomica dei piccoli personaggi ai quali ha dato vita sulla carta, la loro espressione a volte gioiosa, a volte grottesca, i suoi salumi ed affettati, serpenti e lumaconi che guardano con ogni tipo di espressione, nonché tanti altri oggetti i più diversificati e sparsi nei posti più impensati, lo hanno reso popolare al grande pubblico.
Non molti sono a conoscenza di una sua produzione di fumetti per adulti, contraddistinta dal suo solito stile, ma comunque esplicita su temi sessuali. Nel 1977 infatti pubblicò, assieme a Marcello Marchesi, il libro Kamasultra. Seppe farlo sempre all’insegna di quell’umorismo surreale e totalmente sganciato dalla realtà che siglava la sua personalissima cifra stilistica. In tutta l’opera di Jacovitti c’è invero una punta di erotismo seppur accennata e caricaturale. In un’intervista di fine anni settanta l’autore racconta le costrizioni della censura sul suo lavoro giovanile fino ad imporgli delle figure femminili asettiche, in perfetta antitesi con la sua tendenza ad esagerarne gli attributi.
Jacovitti si è impiegato anche nella pubblicità, famosi i Caroselli con Coccobill per i gelati Eldorado, quelli di Zorry Kid per l’olio Teodora e prima di tutti quelli di Pecor Bill per la Lanerossi.
In una delle ultime interviste dichiarò «Non amo la satira che fa sghignazzare. Amo l’umorismo che fa ridere, e deve far ridere tutti. Non mi piacciono le vignette fatte di scarabocchi che basano tutto sulla battuta”.
Jacovitti morì in modo improvviso, e pochi giorni dopo morì anche la moglie d’infarto. La loro unione era fortissima: di sua moglie s’innamorò, ha raccontato Jacovitti, guardandole le gambe, nascosto sotto un pianoforte, durante un allarme bellico; per conquistarla le scrisse qualcosa come mille e cinquecento lettere d’amore.

Nel testo alcuni dei personaggi più famosi di Jacovitti: dall’alto Zorry Kid, Cocco Bill, Pippo, Zagar, Jack Mandolino.

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