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Accadde oggi: ucciso dai fascisti Duccio Galimberti

04 dicembre

1944 – Muore nel cuneese Tancredi Galimberti detto Duccio, antifascista e di ideali mazziniani, aperto all’internazionalismo. Fu un eroico partigiano, la figura più importante della Resistenza piemontese, Medaglia d’Oro al Valor Militare. Fu proclamato Eroe nazionale dal CLN piemontese. Fu scritta per lui da Calamandrei la famosa lapide ad ignominia del Comandante Kesserling.
«Sì, la guerra continua fino alla cacciata dell’ultimo tedesco, fino alla scomparsa delle ultime vestigia del fascismo” (In fondo si potrà conoscere la storia di Duccio Galimberti attraverso un filmato della RAI)
Il mattino del 4 dicembre, fu caricato su un camioncino e trasportato nei pressi di Centallo dove venne ucciso con una raffica di mitra alla schiena, dopo essere stato torturato a morte. Cadeva uno dei più coraggiosi antifascisti ed intellettuali italiani, un rinnovatore della tradizione propria del patriottismo italiano: in lui, fervente mazziniano, operava uno spirito aperto alle rivendicazioni di libertà di tutti i popoli, uno spirito europeista, libero da odi e ambizioni nazionalistiche.
Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza a Torino, esercitò l’attività di avvocato e continuò a svolgere studi inerenti a problemi giuridici. Divenne un valente penalista già in giovane età e, nonostante la posizione del padre, esponente di spicco del fascismo, non venne mai a compromessi con il fascismo. Quando giunse il momento della chiamata obbligatoria alle armi, decise di svolgere il servizio di leva come soldato semplice, perché per poter frequentare il corso di allievo ufficiale avrebbe dovuto iscriversi al partito fascista.
Mazziniano fervente, negli anni tra il 1940 e il 1942 tentò di organizzare gli antifascisti cuneensi. Nel 1942 fu tra gli organizzatori del Partito d’azione nella sua città, raccogliendo attorno a sé personaggi di antiche convinzioni democratiche e un gruppo di giovani cresciuti nell’ambito delle organizzazioni universitarie fasciste e maturati agli ideali dell’antifascismo. Galimberti venne clamorosamente allo scoperto dopo la destituzione di Mussolini: il 26 luglio del 1943 si affacciò alla finestra del suo studio che dava sulla Piazza Vittorio (divenuta negli anni successivi piazza Galimberti in suo onore) e arringò la folla. Intervenne la polizia fascista e le persone accorse ad ascoltarlo vennero disperse a colpi di manganello. Nello stesso giorno parlò in un comizio a Torino.
264_standardphoto_1Riferendosi al proclama del generale Badoglio lanciò la parola d’ordine: “la guerra continua”. Queste frasi gli causarono subito un mandato di cattura delle autorità badogliane, che fu revocato soltanto tre settimane dopo. L’8 settembre lo Studio Galimberti a Cuneo si trasformò in centro operativo per l’organizzazione della lotta armata popolare, dopo che Galimberti non riuscì a convincere il Comando militare di Cuneo ad opporsi in armi all’avanzata dell’esercito tedesco che stava calando dal Brennero in tutta la penisola.
Duccio dimostrò rilevanti capacità di organizzazione e conduzione della lotta partigiana. Egli si occupava tra l’altro del reclutamento di nuovi partigiani vagliando la validità “morale” dei nuovi arrivati. Infatti era altissimo il rischio che fra loro si annidassero delle spie fasciste. Dimostrò inoltre una grande cultura politica e progettuale e, soprattutto, una grande umanità. L’umanità di Galimberti traspariva dal suo tratto, dal suo sorriso, dalla sua saggezza, ed anche dal suo disagio di fronte alle crudeltà, quali erano le rappresaglie ritenute indispensabili sui tedeschi e i fascisti che avessero infierito sulla popolazione civile.
I ricordi più belli e veritieri sul fascino morale e la stima che Duccio suscitava sono riportati in due libri fondamentali di Nuto Revelli, pure lui partigiano e storico. “L’anello debole”, testimonianze di Donne della vita contadina nelle valli piemontesi e “Il mondo dei vinti” ed. Einaudi. Da questi racconti emerge il coraggio, l’umanità, la popolarità che Duccio aveva. Molte donne e uomini delle vallate dove organizzava la resistenza misero a rischio la loro vita, e le loro case per nasconderlo dai rastrellamenti e coprire la sua fuga, quando fu ferito. Trasferitosi più tardi in valle Grana, alla frazione San Matteo, Galimberti impostò il lavoro di organizzazione delle unità partigiane da cui sarebbero nate le Brigate Giustizia e Libertà del Cuneese. Quando il 13 gennaio 1943 i tedeschi investirono in forze la posizione di San Matteo, furono contrastati dalla tattica elastica dei partigiani, i quali riuscirono a far fallire il loro piano. Nel gennaio del 1944 Galimberti venne ferito durante un rastrellamento e curato sommariamente da una dottoressa, ebrea polacca, sfuggita ai nazisti e riparata tra i partigiani. La gravità delle ferite lo costrinse ad andare all’Ospedale di Canale. Dopo un periodo di cure trascorso in un rifugio nelle Langhe, venne nominato comandante di tutte le formazioni Giustizia e Libertà del Piemonte e loro rappresentante nel Comitato militare regionale. Nutrito di spirito europeista nell’accezione federalista, nel 1944 sigla a Barcelonette un patto di collaborazione e di amicizia con i “maquisards“, partigiani francesi. Trattò inoltre l’unificazione e il coordinamento delle bande operanti in Valle d’Aosta. Si trasferì a Torino dove iniziò ad esercitare l’incarico della direzione militare regionale. Galimberti cominciò in tal modo un’opera incessante e rischiosissima di organizzazione, entrando a far parte dei Comando regionale dei Corpo volontari della libertà.

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In seguito ad una delazione, venne arrestato il 28 novembre 1944, in una panetteria di Torino che era il recapito del Comando partigiano. I frenetici tentativi delle forze della Resistenza di operare uno scambio di prigionieri con i tedeschi furono inutili: Galimberti era una figura importantissima per i partigiani resistenti e, per i nazisti e i fascisti, una preda troppo ambita per lasciarla sfuggire. Quattro giorni più tardi, nel pomeriggio del 2 dicembre, un gruppo di fascisti dell’Ufficio politico di Cuneo andò a Torino per prelevarlo dal carcere. Fu trasportato nella caserma delle brigate nere di Cuneo: qui Galimberti venne sottoposto a interrogatorio e ridotto in fin di vita dalle sevizie, ma nonostante questo i fascisti non riuscirono ad ottenere alcuna informazione riguardante le formazioni partigiane della montagna cuneese. Il mattino del 4 dicembre, fu caricato su un camioncino e trasportato nei pressi di Centallo dove venne ucciso con una raffica di mitra alla schiena

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi…
(Lapide ad ignominia di Calamandrei in memoria di Duccio)

  • Giorgio Bocca, cuneese e partigiano come Galimberti, lo ricorda in più di un suo scritto “ Le mie montagne”
  • In suo onore l’ex presidente della Camera dei deputati Fausto Bertinotti ha chiamato “Duccio” il figlio primogenito, nato nel 1970.
  • È ricordato come eroe della Resistenza nella canzone “Per i morti di Reggio Emilia” di Fausto Amodei.
  • A Torino nella circoscrizione 9 e a Cuneo, nel centro della città, vi è una piazza in suo onore: Piazza Duccio Galimberti.
  • A Cuneo vi è, inoltre, un museo a lui dedicato.
  • Nel 1973 fu pubblicato sul Corriere dei Ragazzi il fumetto “Quest’uomo deve morire” sull’assassinio di Duccio con testo di Castelli e disegni di Uggeri, di cui vedete qui sopra due strisce.
  • Su di lui è stato girato il film “Duccio Galimberti. Il tempo dei testimoni” di Teo De Luigi

 

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